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Coronavirus, l'arma contro il contagio: la quarantena non è razzista

Per il virologo Roberto Burioni la quarantena è l'unica arma per difenderci fino a quando non sarà pronto il vaccino

Massimiliano Lenzi
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Fin quando la Cina non riuscirà a controllare l'epidemia, noi non abbiamo altro metodo se non quello di dire agli italiani di non andare in Cina e di mettere in quarantena tutte le persone che ritornano dalla Cina. Non è una misura razzista, perché non vale solo per i cinesi ma è rivolta a qualunque essere umano sia stato in Cina e ne torni». Roberto Burioni, professore e virologo, delle pressioni politiche cinesi se ne fotte e in questa intervista a “Il Tempo” spiega perché ci si può affidare solo alle valutazioni della scienza, in risposta alle sollecitazioni di Pechino all'Italia con i cinesi che invitano il nostro paese a essere «razionale e seguire la scienza». Professor Burioni, mantenere la chiusura dei voli è giusto nell'interesse della salute pubblica degli italiani? «A mio giudizio la chiusura dei voli è un provvedimento sacrosanto e fanno benissimo il Ministro Roberto Speranza e il Governo a non cedere alle pressioni politiche cinesi. Perché i voli che abbiamo, che vengono dalla Cina all'Italia, ci porterebbero ogni settimana 12mila persone. Quindi il Ministro fa non bene ma benissimo a chiudere i voli dalla Cina. Sta pensando più alla salute degli italiani che agli equilibri diplomatici ed alle ricadute economiche. Si può essere d'accordo con Speranza dal punto di vista politico oppure no, ma non sulla salute pubblica. Queste misure sono giuste checché ne dica la Cina». Cosa sta accadendo in Cina? «Questa malattia sembra essere completamente al di fuori di ogni controllo all'interno della Cina. Completamente. In Cina non stanno riuscendo a fermare il contagio. Perché all'inizio hanno palesemente nascosto le cose e adesso non è che sia questione di cattiva volontà, è che il virus è molto contagioso. Come ci insegna quello che sta succedendo ai passeggeri della nave ‘Diamond Princess'». Quindi? «Fino a quando la Cina non riuscirà a controllare la situazione noi abbiamo una sola arma per difenderci. La quarantena. Punto. Non c'è altro. L'ha inventata la Repubblica di Venezia nel XIV secolo». Ma era contro la peste?  «Purtroppo il concetto è lo stesso. Perché questa malattia ahinoi ha 5 o 6 giorni di incubazione durante i quali il paziente sta benissimo. Come è successo con quel ragazzo che è tornato dalla Cina. Quel ragazzo è stato visitato da dei medici che cercavano i sintomi del coronavirus, non da dei medici che cercavano dei sintomi generici. L'hanno visitato tentando di capire se avesse anche il virus, erano in allerta. Non hanno visto niente». E il richiamo alla scienza dei cinesi? «I cinesi dicono: non ci sono prove scientifiche. Grazie, come faccio a far l'esperimento? Rischiando? Magari con una Italia coi voli ed una senza, e poi facendo il paragone? Sino ad oggi in Italia con il blocco dei voli non abbiamo avuto un contagio locale, in altri paesi non sono così fortunati. E noi stiamo facendo benissimo. Il virus non circola in Italia ed è perché abbiamo tenuto la guardia alta! Se mollassimo ed arrivasse il virus circolante anche da noi, mi dice lei dove finiremmo poi con il turismo per quest'anno?». I governatori leghisti hanno invitato a lasciar fuori dalle aule i bambini di rientro dalla Cina. Giusto? «I bambini che tornano dalla Cina, tutti - non solo i bambini - devono andare in quarantena. I bambini è più importante perché in una scuola il contagio può essere più facile. Ma vale per tutti. Sappiamo con certezza che c'è una incubazione, poi arriva la malattia che è contagiosissima. Non abbiamo altra alternativa che la qua-ran-te-na. Punto, non c'è altro per tutti quelli che vengono dalla Cina».

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