palermo

Blitz alla centrale dello spaccio gestita dalle donne

Silvia Sfregola

Donne ai vertici della rete di spaccio nel ruolo di "ragioniere" e minori usati come corrieri della droga. È quanto emerso dall’operazione di polizia "Push Away" che a Palermo ha smantellato una banda dedita allo spaccio nel quartiere di Borgo Vecchio. I poliziotti del Commissariato 'Centro', con il coordinamento della Squadra mobile, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal Gip presso il Tribunale di Palermo, nei confronti di 23 soggetti ritenuti responsabili a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, di produzione, traffico e detenzione di stupefacenti. Per 8 è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per 10 quella domiciliare e per 5 l’obbligo di presentazione alla P.G. Centinaia gli episodi di cessioni di hashish e marijuana documantati dal 2017, in alcune zone del quartiere palermitano, dove era possibile reperire stupefacente su strada. È emersa l'attività di un’associazione a delinquere di spacciatori, composta da tre livelli verticistici che operavano sotto l’egida della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio: collettori con grossisti, confezionatori/rifornitori di vari pusher. Era stato stabilito un forte vincolo associativo tra i sodali, testimoniato dall’esistenza di una cassa comune, dalla rigorosa ripartizione di ruoli in seno all’organizzazione, dall’uso di un linguaggio criptico con cui chiamare la droga e dall’esistenza di “regole” ed indicazioni con la codifica addirittura di vere e proprie sanzioni per chi “sgarrasse”. La banda in alcune circostanze ha allontanato dei pusher indisciplinati che avevano trattenuto per sé una quota più alta dei proventi dello spaccio, rispetto al 20% pattuito inizialmente. Un’altra regola era che lo stupefacente da smerciare fosse stato approvvigionato solo attraverso i canali ufficiali del Borgo Vecchio e che solo dal popoloso quartiere dovesse provenire. Gli investigatori hanno ricostruito che i primi due livelli dello spaccio erano gestiti da altrettante coppie di insospettabili coniugi del Borgo Vecchio, che facevano partire dai loro appartamenti carichi di hashish e marijuana il cui terminale era rappresentato dai pusher di piazza Alfano, principale luogo di smercio della droga. Nel corso delle indagini è emerso il ruolo di rilievo assunto dalle mogli, "ragionierie" dell’associazione, che all’occorrenza sostituivano i mariti e che erano deputate alla logistica, ed alla bonifica dell’ambiente domestico quando c’era il timore di un controllo della polizia. La banda impiegava anche dei minorenni per trasportare la droga.