caso siri

Come si vantava Arata nelle intercettazioni: "I politici sono come le banche"

Carlo Antini

«I politici sono come le banche, li devi usare! E ogni volta che li usi paghi, basta!» Così parlava Paolo Arata con un collega imprenditore il 20 settembre scorso. Le parole intercettate dagli investigatori della Dia di Trapani sono come macigni in un’indagine che coinvolge anche l’ex sottosegretario Armando Siri e, da oltre tre mesi, mette a dura prova i sempre più precari equilibri di governo. «Pur non facendo esplicito riferimento alla tangente ma recando riferimento a Siri, Arata esternava la seguente eloquente considerazione», scrive chi indaga. Gli atti sono depositati in vista dell’incidente probatorio di giovedì 25 luglio, che verterà sulle testimonianze di Vito Nicastri e del figlio Manlio: dalle oltre 300 pagine emergono una serie di nuovi dettagli sui presunti legami tra l’ex parlamentare di Fi Arata e la politica dei quali si vantava con i soci in affari. Arata si era fatto sponsor di Siri perché aveva piena fiducia nel politico leghista dopo che, a suo dire, era riuscito a far modificare il contratto di Governo giallo-verde per introdurre un riferimento al biometano. Arata voleva per Siri un posto nell’esecutivo ed era pronto a chiedere aiuto a conoscenze influenti come Gianni Letta e il cardinale Raymond Leo Burke. Arata si prodigava per l’esponente leghista, e se ne vantava: «Gli ho detto che deve fare il vice ministro con la delega dell’energia - diceva, intercettato, al figlio, anche lui indagato - e lui lo ha chiesto a Salvini e Salvini ha chiamato anche casa nostra ieri». Su quest’ultima intercettazione la Dia precisa di «non avere registrato interlocuzioni telefoniche tra Arata e Salvini». A Vito Nicastri, il ’re dell’eolico sicilianò, ritenuto vicino a Cosa Nostra, Arata voleva far sapere di poter mettere ciò che voleva nel decreto sulle rinnovabili: «Ci mettiamo mano al 100% al decreto sulle rinnovabili, l’ho fatto bloccare». Arata, «forte della provata disponibilità di Armando Siri» era convinto, scrivono dalla Dia che «avrebbe avuto la possibilità di far inserire nel prossimo decreto sulle rinnovabili norme di favore rispetto ai loro investimenti siciliani in quel settore condivisi con Vito Nicastri». Per i suoi affari, secondo le accuse, Arata era pronto a pagare, e al figlio Francesco e a Manlio Nicastri assicurava: «Gli do 30 mila euro, tanto perché sia chiaro tra di noi....io ad Armando Siri ve lo dico...gli do 30 mila euro». All’atto istruttorio di giovedì parteciperanno oltre ai magistrati, i Nicastri e i loro legali, anche le difese di Arata e Siri, per cristallizzare i riscontri tra le ipotesi della procura e quelli che sono diventati i due super testimoni dell’inchiesta romana.