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Sequestrate all'Ini 5mila cartelle cliniche

I carabinieri nella casa di cura di Grottaferrata. Dieci gli indagati dalla procura di Velletri. Le accuse ai pm: falso e truffa

Sequestrate all'Ini 5mila cartelle cliniche

Una presunta truffa da milioni di euro a danno del servizio sanitario regionale. Dieci le persone iscritte nel registro degli indagati della Procura di Velletri. Nomi eccellenti che da mesi sono nella bufera. Parliamo dei vertici del gruppo Ini a cui fa capo la famiglia Faroni. Ieri mattina i carabinieri del Nucleo Anti Sofisticazione di Roma hanno bussato alla porta della direzione generale presso la clinica di Ini di Grottaferrata. Qui, nei giorni scorsi, era deceduta una giovane donna paraplegica che si era sottoposta a un banale intervento di rimozione di un calcolo renale. Un evento che potrebbe aver dato un'accellerazione a un'inchiesta già in itinere. A dover rispondere, per il momento, di truffa aggrava sono Jessica e Simone Faroni, amministratori di fatto della Ini spa, Manuela Mizzoni e Nadia Proietti, rispettivamente dg e ad della stessa società, e poi Giovanni Tavani, direttore amministrativo, Michele Di Paolo, direttore sanitario e il predecessore (dal 2012 al 2015) Enrico Rosati, Ferdinando De Marco, primario di Urologia, e Gaetano Lanzetta, primario di Oncologia. Chiude la lista Mario Morvillo, responsabile ced incaricato della gestione dei dati sanitari prodotti dai reparti. E proprio i reparti di urologia e oncologia sono finiti nel mirino dei magistrati Rita Caracuzzo e Vincenzo Antonio Bufano che hanno delegato i militari del Nas a sequestrale le oltre cinquemila cartelle cliniche presenti nella struttura alle porte di Roma.

I carabinieri hanno anche perquisito apparecchiature e sistemi informatici presso alcuni uffici e portato via faldoni contenenti pratiche riguardanti fatturazioni e liquidazioni e i registri delle attività svolte nelle sale operatorie e negli ambulatori. I sospetti degli inquirenti riguarderebbero un presunto giro di false fatturazioni. Rimborsi ottenuti dalla Regione e che avrebbero provocato un danno di alcuni milioni di euro. Cinque anni di ricoveri, analisi, cure mediche e interventi che ora saranno passati sotto la lente della Giustizia. I magistrati intendono verificare se è vero che, dal 2012 al 2017, la direzione Ini ha trascritto falsamente, sulle schede di dimissione ospedaliera presenti nelle cartelle cliniche, interventi diversi da quelli realmente effettuati sui pazienti.

Le indagini, che contemplano i reati di falso e truffa, chiamano in causa una decina di persone e hanno avuto il via proprio dalle verifiche amministrative avviate a suo tempo dalla Regione Lazio che aveva accertato una serie di incongruenze sulle cartelle cliniche dei ricoverati con particolari irregolarità riferire ai malati di urologia e oncologia. Ma le indagini a carico della famiglia Faroni non si fermano qui. Un'altra è ancora in fase istruttoria presso la Procura di Roma e riguarderebbe un'altra presunta truffa: l'utilizzo di fondi pubblici che sarebbero stati utilizzati per aprire un agriturismo di lusso. Il danaro proveniente dagli ammortizzatori sociali, oltre 15 milioni di euro indebitamente percepiti, utilizzato per acquistare lussuosi appartamenti a Roma e nel Lazio e per sanare parte dei debiti dell'Istituto Neuro traumatologico. In questo caso, a finire nel mirino della magistratura capitolina sarebbero stati Delfo Faroni, presidente del Consiglio di Amministrazione INI, Nadia Proietti, amministratore delegato, Cristopher Simone Lucano Faroni, consigliere e Jessica Veronica Faroni, accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa in concorso tra loro euro. Il denaro provento della presunta truffa allo Stato sarebbe stato utilizzato anche per l'acquisto di un appartamento situato a Roma, in via Colosseo e precedentemente di proprietà dell'ex ministro Scajola.

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