l'altra faccia della tragedia

Cisterna di Latina, carabiniere spara alla moglie, uccide le due figlie e si suicida. La donna lo aveva denunciato ai superiori

Angela Di Pietro

Alessia, 13 anni e Martina, 7, sorridevano per il selfie con mamma. L’apparecchio per i denti una (così da grande sarebbe stata ancora più bella), la coda di cavallo l’altra, a fare ordine in una cascata di capelli dorati come lo chablis, capelli che promettevano di diventare proprio come quelli degli spot pubblicitari. La madre, Antonietta Gargiulo, nello scatto pubblicato sul proprio profilo Facebook, sorrideva con il rossetto perlato, una chioccia rassicurante e fiera, gli occhi appena appena velati da una stanchezza che è comune alle mamme di oggi. Quella foto oggi è stata strappata in termini definitivi, i sorrisi negati, il futuro piagato dalla follia di un padre che non voleva accettare l’idea che il suo progetto familiare fosse naufragato. Un fallimento impossibile da sostenere. E allora è lecito porsi tre interrogativi, quando lo schiaffo della tragedia colpisce la società. E quando le dimensioni chiassose della strage vanno a toccare qualche corda stonata che si muove, da qualche parte, in ogni singolo individuo. Cosa sta succedendo a questi uomini che vengono lasciati dalle mogli? Quale spinta emotiva impedisce loro di farsene una ragione? E ancora: se è vero che Antonietta Gargiulo, dopo aver deciso di lasciare il marito, l’appuntato dei carabinieri Luigi Capasso, ha denunciato ai superiori di lui le insistenze, le aggressioni, l’azione persecutoria posta in essere nei confronti della quasi ex moglie, per quale motivo il militare non è stato sottoposto ad approfondimenti psicologici volti a valutarne lo stato di salute mentale e l’eventuale (poi accertata) pericolosità? Infine, il più graffiante, pernicioso dei dubbi: davanti ad una strage di queste proporzioni, è più giusto augurarsi che la madre sopravviva e sopporti la perdita di due figlie o che non venga sottoposta allo strazio della verità?