LA MODA DEI SIT IN

Non solo Melendugno. Il partito del no ha bloccato 342 opere

Antonio Sbraga

Non solo No-Tap. Di veri e propri «tappi», fatti rimettere in extremis, o definitivamente ingabbiati sulle bottiglie inaugurali già messe in fresco per bagnare le nuove opere, è disseminata l’intera penisola: sono 342 finora gli impianti contestati, di cui 111 per la prima volta. «Il fenomeno della contestazione ha assunto in Italia una dimensione stabile, strutturale, col risultato che gli investitori alla fine preferiscono dirottare le loro iniziative all’estero» sottolinea infatti il rapporto 2016 dell’Osservatorio Media Permanente Nimby (acronimo inglese del «Not In My Back Yard», ossia «Non nel mio cortile», che sta a indicare le proteste contro le opere), il forum del database nazionale che, dal 2004, monitora la situazione delle opposizioni contro i cantieri di pubblica utilità e gli insediamenti industriali in costruzione o ancora in progetto. E, ironia della sorte, a procurare i maggiori mal di pancia sono proprio i «biodigestori». Siti «indigesti» ai contestatori quasi quanto i termovalorizzatori: «Rispettivamente, queste due tipologie di impianto rappresentano il 16.9% e il 10.5% sul totale delle opere contestate», quantifica il rapporto, che indica anche elettrodotti, gasdotti, gassificatori, rigassificatori, inceneritori, centrali a metano e geotermiche tra i progetti più avversati. SE VUOI CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI