LA CERIMONIA

Anno Giudiziario, la Cassazione ai pm: "Inchieste troppo lunghe e fughe di notizie"

Silvia Sfregola

Un fermo monito ai pm risuona nell'aula magna della Cassazione: le inchieste durano troppo, e le continue fughe di notizie sulle indagini finiscono per alimentare processi mediatici. Alla cerimonia di apertura dell'anno giudiziario, il primo presidente della Suprema Corte, Giovanni Canzio, lancia la proposta di introdurre maggiori controlli sull'attività degli inquirenti: "Merita di essere presa in seria considerazione - afferma - la proposta di aprire talune, significative finestre di controllo giurisdizionale nelle indagini, piuttosto che prevedere interventi di tipo gerarchico o disciplinare". Per Canzio, "vanno ricostruite le linee dell'attrazione ordinamentale della figura del pm nel sistema e nella cultura della giurisdizione da cui, di fatto, è visibile in alcuni casi il progressivo distacco, per una sorta di spiccata autoreferenzialità, anche nei rapporti con la narrazione mediatica". Troppo spesso, rileva Canzio, l'opinione pubblica "esprime sentimenti di avversione" per alcune decisioni di proscioglimento o anche di condanna, se ritenute miti, pronunciate dai giudici nei casi ad alto rilievo mediatico. Da qui "una frattura fra gli esiti dell'attività giudiziaria e le aspettative di giustizia, a prescindere da ogni valutazione circa la complessità dei fatti, la validità delle prove, i principi di diritto applicati, le garanzie del processo, la tenuta logica della decisione". Secondo il presidente della Cassazione, questo "disorientamento nasce dalla discrasia spazio-temporale fra l'ipotesi di accusa, formulata nelle indagini, il pre-giudizio costruito nel processo mediatico parallelo che si instaura immediatamente, le ansie securitarie dei cittadini, dal un lato, e le conclusioni dell'attività giudiziaria che seguono a distanza di tempo dalle indagini, già di per sé troppo lunghe, dall'altro". Talvolta, a parere di Canzio, sono lo stesso pm o il difensore "a intessere un dialogo con i media e, quindi, con l'opinone pubblica: in tal caso, il corto circuito tra rito mediatico e processo penale è destinato ad accentuarsi". Canzio segnala quindi "l'urgenza di un intervento riformatore, diretto a restaurare le linee fisiologiche del giusto processo, ridando respiro, a fronte delle aspettative di giustizia, alla ricostruzione probatoria del fatto e all'accertamento della verita' nel giudizio, secondo criteri di efficienza, ragionevole durata e rispetto delle garanzie".