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Turista violentata mentre passeggia alla Domus Aurea

Turista violentata mentre passeggia alla Domus Aurea

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Le contusioni sul volto. Le labbra e il naso gonfi per le percosse subite. Le ferite inguinali. Quando Marta (il nome è di fantasia) è arrivata al pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni, aveva ancora i segni di quell'aggressione subita domenica sera. Quello che i sanitari non hanno potuto riscontrare, sono le ferite invisibili che la donna, un'australiana di 49 anni, porterà tutta la vita con sé. Perché dopo aver trascorso la serata in un locale, Marta sarebbe stata violentata da due ragazzi. Era venuta in Italia per studiare e, prima di partire per Parigi, aveva pensato di trascorrere la serata in un locale vicino Termini. Non poteva immaginare che quella notte spensierata l'avrebbe segnata per tutta la vita. Non poteva sapere che dietro quel ragazzo conosciuto davanti al bancone del bar si nascondeva un orco. Marta si era fidata. Ma in una Capitale violenta non è possibile conoscere un uomo, bere uno o due bicchieri insieme e passeggiare tra le romantiche vie del centro storico. Marta lo ha capito a sue spese. Alcuni testimoni hanno riferito agli agenti della squadra mobile e ai colleghi del commissariato Viminale di averla vista allontanarsi dal locale adiacente il principale scalo ferroviario della Città Eterna, in compagnia di un uomo. Perché dopo aver bevuto i due ragazzi avrebbero iniziato a passeggiare per il centro di Roma. Marta pensava che si stessero conoscendo. Sperava di essere corteggiata. Ma la serata ha preso una piega inaspettata. Giunti a Colle Oppio, in via delle Terme di Traiano, sarebbe arrivato un altro uomo, una persona conosciuta dal ragazzo con cui Marta si era intrattenuta. E così, a due passi dalla Domus Aurea, nel cuore di una Capitale in mano al degrado e alla violenza, in un attimo i due aggressori si sarebbero scagliati contro Marta picchiandola brutalmente e derubandola di quelle poche cose che aveva con sè. Le avevano sottratto i soldi e il cellulare, rendendole impossibile chiamare i soccorsi, isolandola. Poi la violenza. Marta, abbandonata sull'asfalto, ha perso conoscenza. Al suo risveglio ha trovato le forze per raggiungere il pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni. In codice rosso la donna è stata immediatamente visitata. I sanitari hanno riscontrato numerose contusioni al volto, specialmente al naso e alle labbra. Le ferite all'inguine erano ben visibili. Un quadro clinico, insomma, «compatibile con una violenza sessuale». Le indagini sono scattate immediatamente. Gli agenti della squadra mobile e i colleghi del commissariato Viminale sono già a lavoro per risalire all'identità degli aggressori. Perché nel silenzio, lontano dai riflettori, gli inquirenti non smettono mai di indagare. Come dimostra il caso della violenza sessuale avvenuta pochi mesi fa in via Pineta Sacchetti, dove una ragazza era stata violentata proprio sotto casa. Era uscita di casa un attimo, per prendere le chiavi dimenticate precedentemente in macchina. «Zitta, stai zitta, tr...a» le aveva gridato Ikechukwu Chinweze, puntandole un coltello alla schiena. L'uomo, un nigeriano di 30anni già noto alle forze dell'ordino, nel luglio del 2011 era stato sottoposto a custodia cautelare dalla procura di Catanzaro per aver tentato di abusare di una bambina di 7 anni, la figlia di una coppia di connazionali che lo ospitavano. Dopo la violenza in via Pineta Sacchetti pensava di averla fatta franca, ma grazie al riconoscimento fotografico, al lavoro del sostituto procuratore Silvia Santucci e all'intervento di un carabiniere fuori servizio era stato arrestato in pochi giorni. Anche adesso, dopo lo stupro avvenuto domenica sera, gli inquirenti sono già sulle tracce degli aggressori.

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