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Doppi stipendi e pochi in aspettativa

Sono 819 quelli che almeo una volta hanno dismesso la toga. Doppi stipendi e pochi in aspettativa. "Persi" finora 4.553 anni di lavoro

Doppi stipendi e pochi in aspettativa

magistratura

Ben 819 quelli collocati "fuori ruolo" almeno una volta; 250 lo sono attualmente (a cui vanno aggiunti quelli che svolgono funzioni occasionali). È il numero dei magistrati ordinari, del Consiglio di Stato, del Tar, della Corte dei conti, che per dieci anni, a volte venti, ma anche trenta, dismettono la toga, si buttano in politica oppure decidono di andare a ricoprire altre funzioni nei più disparati enti italiani. E, soprattutto, quasi sempre, oltre a conservare il proprio posto di lavoro (le dimissioni arrivano raramente), incassano un doppio stipendio: quello della nuova mansione e quello della funzione messa, temporaneamente, da parte. Fa eccezione chi, mollando la toga, decide di collocarsi in aspettativa (è il caso del pm Carla Ranieri, neo capo di gabinetto del sindaco di Roma Virginia Raggi).


E mentre centinaia di toghe non salgono, da anni, le scale dei tribunali, nei Palazzi di Giustizia gli organici restano carenti e i processi continuano ad essere troppo lunghi, la legge in grado di porre un freno ai "fuori ruolo" viene sempre annunciata e puntualmente rinviata. Già nel lontano 1994 il Consiglio superiore della magistratura, che vaglia, accetta o respinge la richiesta di essere spediti a svolgere altre funzioni, lanciò l’allarme, evidenziando «il numero crescente dei magistrati collocati fuori ruolo» e «la durata inaccettabile di alcune situazioni», alcune delle quali «superano il ventennio, quando non il trentennio», nonché «la reiterazione degli incarichi, con la creazione di vere e proprie carriere parallele». Da allora sono passati 22 anni e nulla è cambiato, se è vero che un anno e mezzo fa i "fuori ruolo" erano 229. C’è chi, fra i magistrati che chiedono ed ottengono l’agognata "sospensione" dalla carica, decide di candidarsi al parlamento o in qualche ente locale; oppure chi (ce ne sono 57) se ne va a lavorare al ministero della Giustizia o in altri dicasteri (una media di 2-3). Altri scelgono di occupare una posizione nello stesso Csm (17), oppure al Quirinale (3), alla Scuola della magistratura (12), alla Corte Costituzionale. Appare evidente, quindi, che la "nuova" retribuzione non è mai di poco conto.


E quasi sempre si aggiunge un'indennità di funzione limitata solamente dal tetto di 240mila euro lordi per i dipendenti pubblici. Secondo un calcolo fatto, nei mesi scorsi, dal settimanale Panorama, i "fuori ruolo", inoltre, avrebbero ottenuto, finora, congedi e aspettative per 4.553 anni. Si tratta di una media individuale superiore ai 5 anni e sei mesi trascorsi fuori da un Tribunale. Tutto ciò mentre, come emerso poche settimane fa, la Cassazione, ad esempio, sconta una carenza di organico pari al 30 per cento, mentre nei tribunali italiani mancano all’appello 1.500 magistrati. Più nello specifico, su un organico di 10.151, solo 8.651 risultano effettivi. E mentre gli anni passano e il Palazzo di Giustizia di appartenenza diventa, per le toghe, un ricordo offuscato, il magistrato "fuori ruolo" continua a maturare anche l’anzianità per lo scatto di carriera Infine, se e quando la seconda mansione viene "archiviata", si può tornare a indossare la toga e a prendere, se non ci si è dimessi o non si è in aspettativa, la "vecchia" e mai interrotta retribuzione.

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