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C'è un esercito di magistrati fuori ruolo

Altri incarichi, doppi stipendi e indennità a dir poco stellari. In più di 800 hanno lasciato almeno una volta: molti sono scesi in politica DOSSIER Doppi stipendi e pochi in aspettativa

C'è un esercito di magistrati fuori ruolo

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Sono decine e decine i magistrati che, negli anni, hanno deciso di mollare la toga, allontanarsi dai Tribunali e "scendere in campo" per dedicarsi alla politica. Qualcuno si è collocato a destra, qualcun altro a sinistra, senza disdegnare il centro della scena. C’è anche chi ha conquistato alti scranni istituzionali, chi è rimasto un po’ più nell’ombra e chi è riuscito a costruirsi intorno l’aurea di moralizzatore politico. L’elenco, comunque, è davvero molto lungo. Pietro Grasso, ad esempio, dopo una lunga carriera da pm antimafia, si è dimesso dalla magistratura per farsi eleggere dal Pd presidente del Senato. Toga antimafia che ha scelto la politica è anche Antonio Ingroia, che tentò la scalata a Palazzo Chigi per poi, dopo la sconfitta, scegliere di fare l’avvocato. Nella stessa area politica di Grasso, invece, militano o hanno militato altri ex magistrati, ora parlamentari o ex, come Felice Casson, Donatella Ferranti, Silvia Della Monica e la senatrice Anna Finocchiaro. Ma a sinistra ce ne sono anche molti altri.


Luciano Violante, ad esempio, ma anche Gianfranco Amendola, Ferdinando Imposimato e Giuseppe Ayala. Oppure Gianrico Carofiglio, Alberto Maritati, Lorenzo Nicastro. Senza dimenticare l’ex sindaco di Bari e attuale governatore della Puglia Michele Emiliano. In politica da ex pm anche Lanfranco Tenaglia e Doris Lo Moro, nonché il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e i simboli di "Mani Pulite" Antonio Di Pietro e Gerardo D’Ambrosio (deceduto poco tempo fa). Ancora a sinistra sono stati eletti gli ex togati Federico Palomba, Enrico Ferri, Carlo Palermo e Salvatore Senese. E poi Daniela Melchiorre, Libero Mancuso, Antonio Soda e Giovanni Kessler. Ex magistrati, che per un certo periodo hanno scelto la politica o lo fanno ancora, ci sono anche a destra. Giacomo Caliendo, ad esempio, oppure Tiziana Parenti, Alfredo Mantovano. Ma anche Franco Frattini, Roberto Centaro, Pasquale Giuliano, Paolo Andrea Taviano, l’ex ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma e Melchiorre Cirami. Più verso il "centro" spuntano i nomi del questore della Camera ed ex pm antiterrorismo Stefano Dambruoso, del giudice di pace Roberto Mazziotta e anche dell’ex magistrato di Cassazione Carlo Casini.


Alcune ex toghe, inoltre, hanno scelto la politica ma da "esterni", senza passare dal vaglio elettorale. Come il sottosegretario Cosimo Ferri, oppure l’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, per un periodo Capo di Gabinetto dell’ex ministro Alessandro Bianchi. E poi Giovanni Ferrara, suo ex capo nella stessa procura, passato per un po’ a svolgere la funzione di presidente dell’Ispettorato al ministero della Giustizia quando ad occupare quel dicastero c’era il comunista Diliberto. Anche a livello locale non mancano le ex toghe, come gli ex assessori regionali Alfonso Sabella (che, dopo l’esperienza al Dipartimento amministrazione penitenziaria e nella giunta di Ignazio Marino, nel marzo scorso il Csm lo ha ricollocato nelle sue mansioni come giudice del Tribunale di Napoli), Massimo Russo (ex assessore della Regione Sicilia che, prima della rinuncia, aveva chiesto di andare a presiedere l’ospedale israelitico a Roma), Caterina Chinnici (attuale eurodeputata), Ettore Leotta, Giuseppe Narducci. Andando più indietro, viene in mente l’ex magistrato ed ex Capo di Stato Oscar Luigi Scalfaro, ma anche Claudio Vitalone, pm al Tribunale di Roma prima di diventare ministro e senatore Dc. Uno sterminato elenco di toghe che hanno rinunciato alla loro passione per scegliersene una nuova.

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