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L'esercito degli innocenti in manette

Ecco i dati choc sulla carcerazione preventiva nella Relazione sulle misure cautelari personali DOSSIER Abbiamo prigioni già sovraffollate di Beniamino Migliucci

L'esercito degli innocenti in manette

CARCERI: SITUAZIONE TRAGICA NEI PENITENZIARI ITALIANI-FOTO ARCHIVIO

Quasi 13mila persone colpite da misure cautelari nel 2015, oltre 6mila finite in carcere preventivo, poco meno di 200 quelle sbattute dietro le sbarre e poi assolte, più di 2mila condannate ma non definitivamente. Tutto ciò stando solo ai dati forniti da 48 uffici giudiziari su 136, vale a dire il 35%, e senza poter conteggiare, perché non pervenuti, se non in bassissima percentuale, quelli delle Direzioni distrettuali antimafia. È quello che emerge dalla «Relazione sulle misure cautelari personali» predisposta dal ministero della Giustizia, la prima dopo l’approvazione, nell’aprile del 2015, della legge che ha introdotto alcune modifiche al codice di procedura penale anche allo scopo di frenare il ricorso al carcere preventivo di cui, nel nostro Paese, si fa un uso terribilmente eccessivo.

 

CARCERE A PRESCINDERE
Lo studio predisposto da via Arenula si basa sui dati provenienti da 48 uffici giudiziari medi o piccoli (ad eccezione di quello di Napoli), di cui solo sette corrispondono a Dda. I numeri parlano chiaro. Nel corso del 2015 sono state emesse 12.959 misure cautelari personali. La custodia cautelare in carcere, prevista dall’articolo 285 del ccp, è stata disposta in 6.016 casi, il 46% del totale, mentre gli arresti domiciliari hanno toccato il 29% dei casi, pari a 3.704. Seguono: l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria (1.430 casi, 11%), divieto e obbligo di dimora (1.288 casi), allontanamento dalla casa familiare (497 casi), e, infine, custodia cautelare in luogo di cura (24 casi).

 

MANETTE E DOMICILIARI
Passando, poi, all’«Analisi dei procedimenti “cautelati” definiti con condanna non definitiva», la relazione evidenzia, soprattutto, che «per quanto riguarda i 2.046 procedimenti per i quali è stata emessa una misura cautelare personale e una sentenza di condanna non definitiva» (inclusa quella con sospensione condizionale della pena), il carcere preventivo è stato applicato in 1.006 casi, il 42% del totale, mentre gli arresti domiciliari sono scattati 830 volte (34 per cento), per 308 casi (13 per cento) è stato disposto l’obbligo di presentarsi davanti alla polizia giudiziaria, 215 volte (9 per cento) è stato deciso l’obbligo o il divieto di dimora, 47 volte l’allontanamento dalla casa familiare. Se si passa, poi, all’«Analisi dei procedimenti in cui sono state applicate le misure cautelari personali conclusi con condanna definitiva», notiamo che, sempre nel 2015, siamo in presenza di 845 casi, di cui 361 hanno previsto il carcere, 248 gli arresti domiciliari, 122 l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, 102 il divieto o l’obbligo di dimora.

 

IN «GABBIA» E ASSOLTI
Ma nella relazione del ministero della Giustizia c’è un capitolo dedicato all’«Analisi dei procedimenti “cautelati” definiti con sentenze assolutorie». In questo caso lo studio mette le mani avanti, sottolineando che «la ridotta percentuale di almeno un grado del procedimento di merito nell’anno di applicazione della misura cautelare non consente valutazioni statisticamente affidabili sull’entità del fenomeno della smentita all’esito del giudizio della prognosi di colpevolezza formulata ai sensi dell’articolo 273». Premesso, in sostanza, che è difficile trarre conclusioni generali visto che per il 2015 ci sono pochi casi di persone sottoposte a misura cautelare e già giudicate quantomeno in primo grado, lo studio rivela, però, che dei procedimenti «cautelati» iscritti nell’anno 2015, «42 risultano definiti con sentenza assolutoria definitiva, mentre 156 risultano definiti con sentenza assolutoria non definitiva». Nello specifico, le «assoluzioni definitive impattano 14 procedimenti con misura carceraria e 15 con misura detentiva domiciliare», mentre «quelle non definitive 69 procedimenti con misura carceraria e 52 con misura degli arresti domiciliari». Fuori dal gergo giudiziario, si tratta di 198 persone sottoposte a misure cautelari, processate e assolte. Definitivamente o meno.

 

SBARRE NAPOLETANE
L’unico grande Tribunale ad aver fornito i dati richiesti da via Arenula è stato quello di Napoli, territorio preda della criminalità organizzata. In questo caso le misure cautelari emesse nel 2015 sono state 2.275, e il carcere preventivo è stato applicato 1.227 volte. Ma, si legge ancora nella relazione, «su 321 procedimenti in cui si è ricorso alla misura detentiva» in carcere e «per i quali è stato emesso un giudizio, ben 292, il 91%, sono quelli per cui si è deciso per una sentenza di condanna». Il che significa che, nel 9% dei casi, si è trattato di persone arrestate e poi giudicate innocenti. Più precisamente: 25 assoluzioni e 5 «non luogo a procedere» o «non doversi procedere». La prigione, in definitiva, non appare ancora l’extrema ratio.

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