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Il parroco di Fermo: «Dignità per Chinyery»

Don Vinicio ai funerali del nigeriano ucciso: «Mi costituirò parte civile». La vedova sviene Gli amici: è morto per volontà di Dio. In Duomo la presidente Boldrini e la ministra Boschi

Il parroco di Fermo: «Dignità per Chinyery»

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Ci sono la presidente della Camera Laura Boldrini e la ministra per le riforme Maria Elena Boschi nel Duomo di Fermo a fare il loro ennesimo atto di presenza. Ma al funerale di Emmanuel Chidi Namdi, il nigeriano ucciso con un pugno nalla cittadina marchigiana, c’è il dolore della vedova Chinyery che a meta cerimonia e svenuta. La donna, che partecipava al rito dalla prima fila dei banchi della chiesa, gremita di fedeli e affollata di immigrati in abiti neri con la fascia rossa del lutto intorno al capo, aveva avuto diversi mancamenti. Quando si è accasciata sulla panca, durante l'offertorio, sono intervenute le crocerossine che le erano vicino e, immediatamente, gli uomini del 118 che l'hanno caricata su una barella e portata fuori dalla chiesa. Poco dopo è stata portata di nuovo all’interno su una sedia a rotelle.


Accanto a lei don Vinicio Albanesi, il parroco di Fermo, che ha chiuso il funerale con un monito. «Qualcuno mi dice di abbassare il tono, ma io il tono non l'abbasso perché non ce l'ho con Amedeo (l'uomo che ha ucciso Emmanuel con un pugno ndr) che è un ragazzo come tanti che se qualcuno, invece di premere sulla sua impulsività, avesse aiutato a crescere, a essere un cittadino...». Don Vinicio ha raccontato dell'amore di Emmanuel e Chinyery, di quando li aspettava alla Messa domenicale delle dieci, della promessa di matrimonio celebrata con un rito germanico in attesa di avere i documenti per le nozze e di quei vestiti eleganti procurati anche grazie alla generosita' dei cittadini feramani. «Un abito firmato per Emmanuel, ma solo perché la giacca era una 48 e i pantaloni una 50, e quello di Chinyery donato da una artigiana, con le scarpe scelte con cura perché potessero essere utilizzate anche dopo il matrimonio». «Emmanuel è stato ammazzato perché voleva difendere la dignità della sua donna – ha aggiunto don Vinicio – perché non si chiama una persona con un nome di bestia.


Non ho permesso che restasse un fatto locale perché vent'anni fa sono passato per una storia simile: un ragazzo pestato a morte in carcere. Fu aperta una inchiesta, ma furono tutti assolti. Protestai con il pm che mi disse di stare attento perché potevo beccarmi qualcosa di grosso. Mi sono costituito parte civile per difendere la dignità di Chinyery. E questa dignità io intendo difenderla per tutti noi». Dagli amici di Emmanuel Chidi Namdi sono invece arrivate parole di conciliazione. «Se Emmanuel è morto» ha detto un portavoce del folto gruppo di nigeriani che si è raccolto davanti all'altare del Duomo, la fascia rossa sugli abiti neri in segno di lutto, «è stata la volontà di Dio. La Bibbia dice: nessuno di noi vive per se stesso se tu vivi vivi per Dio; se muori, muori per Dio. Se sei nero è per volontà di Dio; se sei bianco, è per volontà di Dio. Non ci sono differenze tra bianchi e neri. Nostro fratello Emmanuel è morto, ma noi crediamo che questa sia la volontà di Dio. Sarebbe potuto morire nel Mediterraneo, ma se è successo in terra italiana sette mesi dopo, è per volontà di Dio. Solo, non dimentichiamo: non puoi vedere qualcuno che soffre e non preoccuparti per lui».


Dopo aver letto un passo della lettera di San Paolo ai Romani, i nigeriani si sono raccolti intorno alla bara e hanno intonato un canto funebre. Subito dopo un gruppo di donne e uomini in abiti tradizionali ha intonato un altro canto e poi «When the saints go marchin' in», accompagnati dall'applauso ritmato degli altri fedeli. Una rappresentante dell'ambasciata nigeriana ha preso la parola per leggere un messaggio del presidente. «In questo momento in cui tra la nazioni nigeriana e quella italiana la collaborazione è più stretta, il governo nigeriano apprezza quello che il governo italiano sta facendo per i nostri immigrati. Una morte come questa è una vergogna, ma oggi siamo tutti qui per essere in lutto insieme. Speriamo nella giustizia e che, nel nome di Gesù, questa sia l'ultima morte per razzismo».

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