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Ecco tutti gli sprechi dei nostri 007

Dall’affitto dell’aereo-spia Dragon Star alla nuova sala riunioni del governo La spesa supera di molto i 130 milioni che avrebbe dovuto utilizzare Carrai

Gli appalti milionari ai «soliti noti» secretati dai servizi segreti e la polemica sulla gestione della cyber security che ha coinvolto Marco Carrai. Due facce della stessa medaglia e dei presunti sprechi legati alla gestione degli apparati di sicurezza. Tra spese di affitto per l’aereo spia che sorvola anche i cieli italiani e centri decisionali super blindati, il bilancio dei nostri 007 pare sia uno di quelli da capogiro. Tanto per fare un esempio, nell’elenco delle spese figurerebbe ancora l’affitto del famoso aereo «Dragon star», il velivolo che intercetta tutte le comunicazioni radio, dalle telefonate alle mail, passando per gli accessi internet e spingendosi anche oltre. Insomma, una specie di Grande Fratello che dall’alto svolge l’attività di «Sigint», ossia lo spionaggio dei segnali elettromagnetici.

 

 

Dragon star, che a bordo avrebbe anche almeno quattro tecnici altamente specializzati che devono elaborare i dati raccolti, è l’erede del G222, che una volta andato in pensione per superate ore di volo, ha reso necessario un rimpiazzo. Ed ecco che nel 2012 arriva Dragon, affittato presso un’azienda statunitense, la Lockheed Martin. In quel momento, infatti, nonostante fosse stato commissionato l’acquisto in Israele di due aerei spia, il costo pari a 580 milioni di euro è stato giudicato insopportabile. A distanza di quattro anni, però, la consegna dei velivoli sembra non sia stata ancora effettuata e quindi si continua a pagare un affitto e una manutenzione (nella base Aise di Cerveteri) di svariati milioni di euro per un aereo che compie missioni top secret anche in Italia. Quindi, solo a parlare di questo asset, andremmo ben oltre i 130 milioni che avrebbe dovuto spendere Carrai e che qui sono spesi per attività considerata di routine. Cosa intercetti e come venga usato il materiale captato da Dragon non è dato saperlo. E poi c'è la nuova sala riunioni inaugurata nei giorni scorsi all'interno di Palazzo Chigi e destinata, pare, alle riunioni del Cisr. La presidenza del Consiglio dei ministri, però, già dispone presso la «Langley romana», vicino a Pineta Sacchetti, del Centro decisionale nazionale. Una struttura gestita in collaborazione con i servizi segreti ad altissima efficenza tecnologica, in cui si riunisce Il Comitato politico strategico, Cops, costituito dal presidente del Consiglio, dai ministri degli Affari Esteri, della Difesa e dell’Interno, che assolve a compiti di coordinamento e di decisione per gli interventi in caso di gravi crisi.

 

 

Questa struttura, sino dai tempi dell'Ammiraglio Martini, è dotata di tutte le diavolerie elettroniche per consentire a coloro che vi si riuniscono di discutere e prendere decisioni senza la preoccupazione di essere ascoltati da orecchi indiscreti. Nel tempo l'ammodernamento elettronico di tale sede chiamata Tempest, che per i meno esperti vuol dire che chi sta dentro non può essere assolutamente intercettato da fuori, è costata parecchi milioni di euro, chiaramente tutti «schermati» col più rigoroso segreto di Stato. Come se non bastasse, nel circuito delle sedi che usa la presidenza del Consiglio dei ministri esistono altre sale riunioni, che all'occorrenza possono essere protette e schermate elettronicamente da sguardi ed orecchi indiscreti. Quella inaugurata nelle settimane scorse, quindi, sembra un clone inutile e costoso. La polemica degli ultimi mesi sul mega decreto che dovrebbe affidare all’amico fraterno di Matteo Renzi la gestione della cybersecurity, a questo punto sembra incrociarsi con la gestione di appalti legati alla sicurezza che ambienti vicini a palazzo Chigi dicono essere in mano sempre ai «soliti noti». L’imprenditore toscano, infatti, non avrebbe ancora «toccato palla». Un decreto in suo favore ci sarebbe, ma alla fine riguarderebbe la gestione «dell'emerso» che in alcun modo andrebbe a confliggere con gli interessi degli 007.

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