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"Dopo la metro C arriveranno anche le linee D ed E"

Il presidente di "Roma Metropolitane" Omodeo Salè rilancia i progetti "Un sogno realizzabile grazie a fondi strutturali e project financing"

«Non è vero che le metropolitane a Roma non si possono fare. Bastano progettualità, collaborazione e volontà politica. Così la Capitale potrà avere un giorno non solo la linea C completa, ma anche la D e, perché no, la linea E». Sognando Roma come Londra (o almeno Milano), la nuova vita di Roma Metropolitane riparte dalla stazione archeologica di Amba Aradam/Ipponio. Stanno facendo il giro del mondo le immagini dei 1757 mq della «caserma castra» ritrovata a 9 metri sotto il piano stradale proprio dove sorgerà la fermata della linea C che precede l’ambitissima Fori Imperiali-Colosseo.

 

 

Giappone, Nord Europa, Stati Uniti, Sudamerica: mezzo mondo è curioso di capire come si farà a coniugare i moderni convogli driverless con un edificio risalente al II sec. d.C. «Fra 15-20 giorni potremo presentare il primo studio per la sistemazione della stazione – rivela a Il Tempo il presidente della società capitolina, Paolo Omodeo Salè – poi ci sarà da fare il progetto e tutto il resto». Fuori dai confini italiani fanno meno rumore i ritardi e gli extra-costi registrati in questi 9 anni di lavori per la terza linea della metropolitana romana. Le cifre sono note: il 5 aprile 2011 ci sarebbe dovuto essere il viaggio inaugurale Pantano-San Giovanni, ma la stazione di piazzale Appio sarà consegnata ad Atac per il pre-esercizio «entro i primi mesi del 2017»; sull’intera tratta Pantano-Clodio ad oggi sono stati certificati almeno 600 milioni di costi in più, per un’opera che alla fine costerà 3,7 miliardi (ad oggi effettivamente spesi 2 miliardi), senza contare i contenziosi in essere e i soldi pagati da Atac al Consorzio Metro C per l’assistenza all’esercizio.

 

 

Presidente Salè, il ritrovamento di Amba Aradam porterà ancora perdite di tempo e soldi?
«Crediamo e speriamo di no. Come già anticipato, fino al 2021 abbiamo tempo e dal Consorzio intravedo un certo spirito collaborativo. L’intento comune è quello di portare avanti quest’opera, anche imparando dagli errori del passato. Sarà un intervento di musealizzazione importante».

 

 

Anche a San Giovanni verrà fatta l’archeo-stazione. È stato presentato il progetto? Sarà completato tutto entro il 2017?
«La consegna della stazione avverrà nei tempi già dichiarati. Si sta lavorando alacremente per provare a completare tutto quasi negli stessi tempi. Comunque vada, l’utente al suo ingresso percepirà già dalle discenderie un percorso mentale che lo porterà alle successive stazioni centrali, che probabilmente saranno tutte musealizzate».

 

 

Certo, sarà brutto dover uscire, attraversare la strada, e rientrare per cambiare dalla linea C alla A e viceversa...
«Qui le do una notizia. Il collegamento si farà. Sono caduti la prescrizione dei vigili del fuoco e i vincoli amministrativi che bloccavano la parte esecutiva. Dunque abbiamo il via libera al passaggio, che si realizzerà dopo aver realizzato alcuni lavori. Speriamo sempre entro il 2017».

 

 

Ad oggi la metro è stata finanziata fino a Fori Imperiali. A che punto siamo per il proseguimento della tratta?
«Nel 2014 abbiamo presentato al Ministero lo studio di fattibilità per il tratto Fori-Venezia. Ora stiamo mettendo a punto il progetto, nel quale manca la fermata di Chiesa Nuova, che sarebbe follia non includere. Stiamo aspettando il Ministero. Purtroppo l’empasse istituzionale non ci ha aiutato: la crisi del Comune, il cambio alla Struttura Tecnica di missione dopo le note vicende che hanno portato alla rimozione del dott. Ettore Incalza. Siamo rimasti senza punti di riferimento. Ora pare che le cose stiano migliorando».

 

 

Entro il 31 dicembre le parti possono decidere di rescindere il contratto. Che ne pensa?
«Siamo nelle mani degli enti decisionali. Ma da quello che vedo io, non credo ci sia questa eventualità. Anzi, io vedo le possibilità per un rilancio dell’opera. Roma è una capitale del G8, pensare di andare avanti per altri 50 anni con due linee metro e mezza non è pensabile. E una linea C che non attraversi Roma da parte a parte non avrebbe alcuna funzione trasportistica».

 

 

E gli errori di questi anni?
«Vedo la volontà di tutti di imparare dall’esperienza fin qui accumulata».

 

 

Cos’è accaduto con la vicenda dei binari? Possibile che le ruote di una metro nuova si usurino nella metà del tempo?
«È un problema relativo solo al deviatoio di Malatesta. C’è in campo un gruppo di esperti per la risoluzione del problema. Ci sono altre cose che non vanno e che stiamo mettendo a punto. Senza sminuire nulla, sono inconvenienti normali e per fortuna siamo ancora in periodo di garanzia».

 

 

Nella vostra sala riunioni è appesa una tube-map della capitale con tanti segni tratteggiati. Sono i progetti per il futuro? O i sogni nel cassetto?
«È come vorremmo che fosse Roma. Con un buon progetto, potremo completare la linea C entro il 2024 non solo fino a Venezia, ma addirittura fino a Farnesina. Poi c’è la linea D, che bisogna rimettere in campo: ci sono fondi infrastrutturali e fondi pensioni internazionali interessati alla realizzazione in project financing. E su questo modello potremo anche pensare alla linea E. La stessa società Condotte Pizzarotti, nonostante i contenziosi con Roma Capitale, è disponibile a recuperare il progetto. E poi ci sono i prolungamenti: la linea B fino a Casal Monastero, la linea A fino a Tor Vergata per poi incrociare di nuovo la C. E poi le do’ un’altra notizia...».

 

 

Dica.
«Vogliamo rimettere a posto questa benedetta Roma-Ostia? A parte il mare, c’è il sito di Ostia Antica che i turisti vogliono vedere. Noi siamo in corsa per un progetto di rinnovo completo della linea».

 

 

Qual è il futuro di Roma Metropolitane? La società è in crisi. Sperate in un rilancio da parte dell’amministrazione?
«Abbiamo presentato al Comune di Roma uno schema della nuova convenzione che speriamo possa essere preso in considerazione. Non sarà comunque il Commissario Francesco Paolo Tronca a concludere l’operazione, ma il nuovo sindaco».

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