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Il giorno della verità per l’ex rettore de l’Aquila

Sei anni di reclusione e la confisca del suo appartamento ad Avezzano. «È evidente e pienamente provata la responsabilità dell’imputato Ferdinando di Orio per i delitti di concussione». Con queste...

Il giorno della verità per l’ex rettore de l’Aquila

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Sei anni di reclusione e la confisca del suo appartamento ad Avezzano. «È evidente e pienamente provata la responsabilità dell’imputato Ferdinando di Orio per i delitti di concussione». Con queste parole il pm Stefano Fava ha concluso la sua dura requisitoria nei confronti dell’ex rettore dell’Università dell’Aquila, difeso dall’avvocato Guido Calvi, ex senatore Ds ed ex membro del Csm in quota Pd. Oggi la nona sezione penale del Tribunale di Roma, uno dei cui giudici è stato trasferito dal Csm ad altro incarico, dovrà emettere la sentenza. «Io ti distruggo, io non ti faccio vivere». Per dieci anni Sergio Tiberti, titolare della cattedra di Igiene e Medicina preventiva all’Aquila, ha dovuto subire le minacce di di Orio, fino a che, nel settembre del 2009, ha sporto denuncia. «Con più azioni e in esecuzione del medesimo disegno criminoso – si legge nel capo d’imputazione – abusando delle qualità e dei poteri connessi alle sue funzioni pubbliche, di Orio costringeva o comunque induceva Tiberti a corrispondergli somme di denaro e utilità pari a 141.737 euro, dal 2001 al 2009, minacciandolo implicitamente ed esplicitamente, in caso di rifiuto, di ripercussioni negative nell’ambito della sua carriera universitaria». Proprio per rifondere questa somma, il pm ha chiesto la confisca dell’immobile di Avezzano, di proprietà dell’imputato, «che ha un valore approssimativamente equivalente al profitto del reato».

Il professore Tiberti è stato costretto – secondo l’accusa – ad assecondare tutte le richieste economiche del rettore, se voleva continuare a fare il suo lavoro con tranquillità in ambito accademico. Di Orio, infatti, «minacciava Tiberti della chiusura del Centro di Epidemiologia da lui diretto – si legge nel capo d’imputazione – di privarlo dell’insegnamento della Scuola di specializzazione in Medicina del lavoro, di rimuoverlo dagli incarichi di presidente dei consigli didattici nella Scuola di specializzazione di Igiene e Medicina preventiva e nel corso di laurea in Tecniche della prevenzione nei luoghi di lavoro e dell’ambiente. Minacce, queste ultime, portate a compimento allorquando Tiberti si rifiutava di versare ulteriore denaro a partire da marzo 2009». Sono 44 gli assegni che il professore ha versato a di Orio attingendo dal suo personale conto corrente oppure da quello della Sma srl, società della quale era procuratore. In 10 anni, l’ex rettore avrebbe ordinato abiti su misura da una sartoria artigianale, soggiornato a Napoli a spese di Tiberti, fino a costringerlo a farsi pagare delle finte consulenze per la Sma srl e persino un’auto nuova. «Di Orio ha instaurato nel corso degli anni – ha spiegato il pm nella sua requisitoria – un clima intimidatorio nei confronti del collega, fatto di minacce velate («La mia tranquillità è la tua tranquillità») ed esplicite («Quando il coniglio esce dalla tana... pumà pumà pum»). Curiosamente di Orio a proposito di questa frase afferma: «Non l’ho mai minacciato dicendogli ti sparo come ai conigli, quella è una frase che pronunciava un vecchio medico di Messina, un luminare, il professor Navarra, e che io amavo ripetere in omaggio al Navarra», così confermando la portata intimidatoria di questa locuzione, in quanto, il dottore Michele Navarra, congiunto del «luminare» cui si riferisce di Orio, è stato capo mafia di Corleone».

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