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"Due famiglie distrutte ma giustizia è fatta"

"In questi anni abbiamo cercato sola la verità"

Se la famiglia Poggi ha ora un colpevole nell’altra famiglia, quella di Alberto, c’è una madre Elisabetta Ligabò che resta sola con i suoi fantasmi a macerarsi per un figlio assassino finito dietro le sbarre di una prigione. «Due famiglie distrutte» ha commentato ieri Rita Poggi la mamma di Chiara sintetizzando quel dolore immenso che comunque le unisce a distanza.

In via Pascoli la notizia della Cassazione che ha confermato la colpevolezza di Aberto Stasi è stata accolta con un senso di sollievo. I genitori di Chiara non avevano chiuso occhio tutta la notte. Temevano che i giudici si allineassero alle posizioni del pg Cedrangolo. Non è stato così. «Giustizia è fatta» hanno detto sorridenti davanti ai microfoni dei giornalisti fuori del cancello. «Siamo emozionati - ha esordito Rita - dopo le parole di ieri del procuratore eravamo pessimisti. Ora però proviamo sollievo anche se non si può gioire per una condanna. Questa - ha continuato - è una tragedia che ha sconvolto due famiglie». Vicino a lei il marito Giuseppe: «Non siamo in grado di dire se sono giusti, se sono pochi o tanti gli anni, la giustizia è questa, le regole sono queste e noi accettiamo la sentenza». Insomma il papà di Chiara non vuole entrare in merito alla questione se andava riconosciuta o meno l'aggravante della crudeltà.

Davanti alle telecamere posizionate davanti casa, fuori e dentro le aule di giustizia,in questi lunghi otto anni, Giuseppe e Rita hanno sempre chiesto, la verità per Chiara. «Lo dovevamo a lei, era nostra figlia».

Che l’assassino di Chiara fosse proprio il suo fidanzato ormai lo pensavano anche loro. Accolto in casa come il fidanzato di Chiara, stretto a sé nel giorno dei funerali della giovane, difeso quando inizialmente i sospetti si concentrano su di lui. Poi le strade si erano divise e la distanza con via Carducci - dove vive la famiglia Stasi - era diventata incolmabile.Alberto, rimasto accanto alla mamma, non ha mai tentennato: «sono innocente», ha sempre ripetuto. Alberto quel ragazzo bravo e studioso, con la testa sulle spalle e che lei considerava «quasi un figlio» si è macchiato di un delitto terribile uccidendo la loro figlia amatissima. Doppiamente traditore perché ha seppellito l’orrore dentro di lui per tanto tempo recitando la parte del consolatore o peggio facendosi consolare per essere lui stesso accusato. Un certo punto il tarlo, il sospetto che qualcosa non quadrava ha cominciato a insinuarsi nella menti di Rita e Giuseppe. Ad esempio le foto pornografiche trovate da Chiara nel computer di Alberto mentre lui era andato a prendere le pizze. «Per come conoscevo Chiara sono sicura che si sarà molto adirata» ebbe modo di dire Rita. Per lei il movente era lì. E poi quell’ostinazione di Alberto ad opporsi agli accertamenti. Ecco come è nata la convinzione che lui fosse veramente il colpevole.

Oggi, da quel 13 agosto 2007, Garlasco può finalmente cercare di dimenticare l’ omicidio che ha lasciato il paese della Lomellina sotto i riflettori. Giustizia è fatta anche per i concittadini di Chiara. La verita' «è stata accertata» e quella pronunciata «non è una sentenza a meta» Lo hanno ribadito anche gli avvocati della famiglia Poggi commentando a caldo il verdetto di condanna a 16 anni confermato dalla Suprema Corte nei confronti di Alberto Stasi. «L'accertamento della verità è stato faticoso - hanno affermato gli avvocati Gianluigi Tizzoni e Francesco Compagna - ci sono stati tentativi di depistaggio su cui vogliamo sia fatta luce. Non cerchiamo le polemiche ma i siamo rimasti molto dispiaciuti per un atteggiamento che non abbiamo compreso». Il riferimento era ovviamente alla requisitoria del pg, che aveva chiesto di annullare la condanna di Stasi: «Ci è' dispiaciuto molto sentire dire - hanno aggiunto i due legali - che i processi mediatici vanno ghettizzati: gli italiani devono sapere come funziona la giustizia».

«C'è una verità storica riconosciuta come verità processuale legata a una serie di prove che portano in modo univoco ad Alberto Stasi. Giustizia è fatta, ma questa resta una tragedia per due famiglie, non c'è nulla da festeggiare». ha aggiunto Paolo Reale, cugino di Chiara e consulente di parte civile nel processo. «Non sono né più sereno, né più contento pensando che da oggi Alberto è in carcere. Penso alla sua famiglia, a sua madre rimasta sola; ma dal punto processuale è stata accertata una responsabilità di Stasi nel delitto».

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