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Appalti a Ciampino, militari e mazzette

Aprivano la cassaforte dell’aeroporto e alteravano le offerte di gara Otto in manette tra dipendenti «infedeli» della Difesa e imprenditori

Militari e mazzette. E pure strane percentuali di cui parla un pezzo grosso del Centro analisi strategiche Icsa, il vicesegretario generale Giorgio Santilli (non indagato, mentre lo è il figlio Antonio), già segretario particolare del pd Marco Minniti. «Ci devi dare il 15% certi ambienti… e poi quando tu sei entrato e fai un’attività ti affidano a cascata tutta una serie di cose collaterali che non li mandano a gara… Nel momento in cui entri lì… Poi passi da Ciampino a Fiumicino che è il giro loro, capito? E’ il mondo loro. Puoi andare anche all’estero…. Loro fanno le basi anche all’estero… fanno le missioni, il giro è grosso». I soldi sarebbero girati all'aeroporto di Ciampino ma per vari siti. Per lavori negli scali di Pratica di Mare, Centocelle, Vigna di Valle e Capodichino (Napoli). Il denaro sarebbe passato dalle mani di un imprenditore che avrebbe fatto da collettore degli euro e intermediario tra le società che dovevano vincere gli appalti (per un valore totale di circa 9 milioni di euro) e un tenente colonnello di Ciampino. In conclusione, per il Tribunale di Velletri si tratta di una apparente associazione per delinquere che ieri ha portato all'arresto di otto presunti responsabili, coinvolti assieme ad altri nove indagati. In carcere Giovanni Sabetti (imprenditore sospettato di essere stato il promotore della cricca), Fabrizio Ciferri (falegname, dipendente del ministero della Difesa), Giampiero Malzone (tenente colonnello dell'Aeronautica militare nel 2° Reparto Genio dell'aeroporto di Ciampino) e Massimiliano Ciceroni (imprenditore). Invece ai domiciliari: Mariana Ruscior Angelica (romena, convivente di Ciferri), Roberto Bacaloni (imprenditore), Stefano Pasqualini(anche lui falegname e dipendente della Difesa) e Antonio Chiaro (imprenditore).

L'inchiesta va dai primi mesi del 2014 all'ottobre scorso. È stata portata avanti dai carabinieri della Tutela ambiente del colonnello "Ultimo", Sergio De Caprio, coordinati dalla Procura di Velletri del procuratore capo Francesco Prete. Ma è partita da una intercettazione messa a verbale nell'ambito dell’indagine della magistratura napoletana (e sempre del Noe) sulla Cpl Concordia e i discussi lavori di metanizzazione nell'isola campana di Ischia e in altri comuni del Napoletano. In particolare, c’è una conversazione tra l'ex capo delle Relazioni istituzionali Francesco Simone e Nicola Verrini, all'epoca responsabile commerciale della Cpl Sardegna, Lazio, Campania.

Sarebbero emersi i nomi di Santilli (senior) e del sospettato "broker" Giovanni Sabetti, legale rappresentante della Seim System srl. Secondo i pm, nel marzo 2014, parlando con Verrini, Simone dice di essere andato alla base di Pratica di Mare: «... no tramite Santilli ma un suo uomo, si chiama Giovanni Sabetti... Santilli è uno di quelli che poi le cose le fa operativamente». E come si sarebbe svolto il piano? Secondo l’inchiesta, sarebbe avvenuti circa 16 accessi abusivi (alcuni filmati) alla cassaforte del comandante del 2° Reparto di Ciampino. Roba da ladri. Sarebbero sparite le offerte presentate dalle ditte concorrenti agli appalti, sarebbero state ritoccate dalle altre società corruttrici che volevano vincere le gare e, a lavoro fatto, la notte successiva sarebbero state riportate nel forziere. Chi avrebbe eseguito il lavoro sporco? Stando ai magistrati, sarebbero stati i dipendenti “infedeli” della Difesa. Ma sarebbe stato sempre facile. Uno di loro, Ciferri, una volta sarebbe addirittura scappato dalla caserma con la complicità di un capitano (anche lui indagato) che lo ha nascosto nel bagagliaio della sua vettura. E un’altra, invece, avrebbe dormito sul tetto di un silos interno all’area militare. Il “lavoro” di scassinatore era così rischioso che una notte Ciferri avrebbe chiesto visori agli infrarossi e un’altra lo avrebbe tranquillizzato Sabetti in persona, chiamando uno scassinatore di fiducia: «Era il numero uno a Roma per quanto riguarda la cassaforte, faceva le banche (risata) penso che insomma... capito?». Le indagini continuano.

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