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La strage continua dei piccoli profughi

Altri sei bambini morti nel mar Egeo nell’indifferenza del mondo civile A Natale l’Unicef presenterà una petizione a Renzi per aiutare i minori

Siamo ufficialmente nel Giubileo della misericordia, ma l'anti-giubileo della non misericordia, quello che da anni ormai infierisce sulle rotte dei migranti, quasi una risposta beffarda, ieri ha presentato un altro, lugubre conto. Erano tutti bambini, tra i quali anche un neonato, i sei profughi morti in un nuovo naufragio nel mar Egeo, dove un'imbarcazione si è rovesciata al largo di Smirne, mentre cercava di raggiungere la Grecia con un imprecisato numero di persone a bordo. Otto migranti sono stati salvati dalla guardia costiera turca, che ha recuperato anche i corpi dei sei bambini. Secondo l'agenzia Anadolu, a bordo dell'imbarcazione c'erano tutti afghani in fuga dal loro Paese. Il corpo senza vita di un'altra bambina di cinque anni era stato ritrovato alcune ore prima lungo la spiaggia di Pirlanta, a Cesme. Si chiamava Sajida Alì la piccola vittima, nazionalità ancora sconosciuta.

Sembrava che dormisse, il viso nella sabbia, come Aylan Kurdi, il profugo siriano di tre anni, a settembre adagiato dal mare assassino sulla spiaggia di Bodrun, il cui caso risvegliò l'attenzione dei governi e dell'opinione pubblica occidentali sul problema dei migranti. Attenzione, si fa per dire. Perché è indubbio che ci siamo assuefatti a una tristissima contabilità della morte, diventata parte della nostra non più serena quotidianità. Digeriamo notizie e numeri delle vittime con freddezza ragionieristica, la stessa a cui ci ha costretti l'indifferenza di chi dovrebbe intervenire con provvedimenti concreti, non solo con espressioni di un falso cordoglio, al quale fa quasi sempre seguito un raccapricciante volta pagina.

L'Europa continua a restare la grande assente. I 700.000 arrivi del 2015 solo in Grecia non possono essere considerati problema di un unico Paese. Il problema è europeo, ma per gestirlo non è sufficiente inviare un centinaio di ufficiali di Frontex, diretti da una centrale che ha sede in Polonia. Servono le strutture. Il piano per i ricollocamenti, si è rivelato una farsa. Fino ad ora parliamo di 30-40 persone in tutto ad aver lasciato la Grecia per altri Paesi. Il discorso naturalmente è lo stesso per l'Italia, che continua ad accogliere profughi e rifugiati sempre difficilmente identificabili, restituendone solo alcune centinaia.

Nello sconcertante silenzio, e talvolta assurdo compiacimento, di Renzi e Alfano. In un solo giorno della scorsa settimana sono sbarcati sul nostro territorio 4.500 migranti e diverse altre migliaia sono previste in arrivo. Tanti i bambini. La crisi dei rifugiati e migranti in Europa colpisce drammaticamente soprattutto i bambini: da gennaio più di 215.000 minorenni, 700 al giorno, hanno cercato asilo nell'Unione europea e circa 700 bambini sono morti nel 2015 attraversando il Mediterraneo. Le stime sono di Unicef Italia.

«Dall'inizio del 2014 - ha ricordato il presidente di Unicef Italia, Giacomo Guerrera - circa 30 milioni di bambini hanno lasciato le proprie case a causa di guerre, violenza e persecuzioni. Più di 2 milioni di bambini rifugiati hanno trovato riparo in Egitto, Iraq, Giordania, Libano e Turchia».

Questi bimbi, come i nostri figli, hanno diritto a crescere sani, a giocare, ad andare a scuola, ad avere un futuro. E tutti i bambini migranti, profughi e rifugiati sono prima di tutto bambini in pericolo. In una sua petizione, l'Unicef chiede al Governo italiano di garantire per questi adolescenti il rispetto del superiore interesse e dell'ascolto quando vengono prese decisioni che li riguardano.

Inoltre, strutture di accoglienza a loro misura e accesso ai servizi, alle cure mediche e all'istruzione, senza alcuna discriminazione, protezione da violenze, abusi e sfruttamento, certezza che nessun bambino e adolescente sia detenuto a causa del suo status legale o di quello dei sui genitori, viaggi sicuri e visti umanitari per loro e le proprie famiglie, l'intensificazione delle operazioni di ricerca e salvataggio, maggiori fondi in Europa, un impegno per affrontare le cause alla radice dell'enorme movimento di bambini migranti e rifugiati, intervenendo nei paesi d'origine.

A Natale la petizione sarà presentata al presidente del Consiglio Matteo Renzi, «perché il giorno di Natale possa essere per questi bambini l'inizio di un futuro libero dalla paura, dalla fame, dal freddo e dalle malattie». Un elenco, anche ovvio, di buoni propositi, per il quale è difficile prevedere una positiva e fruttuosa accoglienza. Ci disilludono le cifre. I migranti morti dall'inizio dell'anno nel Mediterraneo sono 3mila (2.987 per l'esattezza delle cifre), secondo l'Oim, l'organizzazione internazionale per le migrazioni, aggiornando i dati con le ultime 100 vittime registrate da domenica sulle coste libiche. Di fronte a questi numeri impressionanti, il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, ha parlato di «emergenza migranti che va affrontata con solidarietà e responsabilità. Non illudiamoci, contiamo solo su di noi, nessuno ci aiuterà» ha detto Tusk. Il problema è che ormai, nella più totale confusione di idee e progetti, l'Europa non riesce a contare neppure su se stessa. Ogni paese in ordine sparso, ognuno per proprio conto.

La solidarietà è ormai un concetto astratto. Tusk ha messo in guardia i partner europei: «Il conflitto in Siria potrebbe evolvere in conflitto di portata mondiale, visto il coinvolgimento di potenze mondiali» e ha anticipato che la prossima riunione dei 28 Paesi dell'Unione, prevista per mercoledì e giovedì della settimana prossima a Bruxelles, «sarà sicuramente dedicata al tema dell'immigrazione». Riunioni e parole, tante, con comodo. Purtroppo mancano sempre i fatti.

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