Oggi le verità di monsignor Balda e Chaouqui
Seconda udienza in Vaticano, questa mattina a partire dalle 9.30, a carico dei cinque imputati nel cosiddetto processo «Vatileaks 2». Con gli attesi interrogatori di mons. Angel Lucio Vallejo Balda e di Francesca Immacolata Chaouqui il dibattimento entrerà nel vivo e sarà interessante capire l’atteggiamento dei due ex membri della Cosea, la commissione referente incaricata di studiare le strutture economiche della S. Sede. Un tempo grandi amici, il sacerdote e la pr si sono ignorati durante la prima udienza del 24 novembre e ora si addebitano a vicenda ogni responsabilità. Messaggi telefonici scambiati da mons. Balda con un suo collaboratore rivelerebbero un’altra verità: «Preferirei morire che causare il male» al Papa, il quale «sa perfettamente la mia fedeltà» avrebbe sostenuto il sacerdote spagnolo, unico ancora detenuto. Dal canto suo, la Chaouqui, commentando su Facebook un articolo di Repubblica sulla lettera indirizzata a luglio da Balda al Segreterio di Stato card. Parolin, fa risalire al periodo aprile-maggio la rottura dell’amicizia e sostiene che il memoriale difensivo che sarà presentato dal monsignore è un «concentrato di follia», «una ricostruzione talmente fantasiosa, surreale, paradossale, risibile ma allo stesso tempo talmente violenta e denigratoria che appena ne prendo visione, procedo a querelare Balda e a chiedere che la querela formi parte del processo in corso». C’è poi il capitolo relativo alla libertà di stampa, ovvero agli altri due imputati Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi (il quinto è Nicola Maio, ex collaboratore della Cosea), autori dei libri scritti utilizzando i documenti riservati. Durante la prima udienza il promotore di giustizia aggiunto, Zannotti, ha chiarito che non si intende conculcare la libertà di stampa, ma che gli imputati sono chiamati a rispondere della condotta dell’attività svolta per ottenere le notizie e i documenti pubblicati, come indicato nel capo di imputazione.