Operazione antimafia a Corleone: Cosa nostra voleva uccidere Alfano
Duro colpo al mandamento mafioso di Corleone. Dall'alba di oggi è una maxi operazione nel territorio del boss mafioso Totò Riina condotta dai Carabinieri del Gruppo Monreale di Palermo. L'inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo guidata da Francesco Lo Voi, ha svelato i nuovi assetti di Cosa nostra nel mandamento dei boss Riina e Provenzano, che è stato azzerato. I militari del gruppo di Monreale, supportati dalle unità cinofile per la ricerca di armi e da un elicottero, sono intervenuti in una vasta area compresa tra Corleone, Chiusa Sclafani e Contessa Entellina. Progettavano omicidio Alfano Dall'operazione antimafia è inoltre emerso che i boss vicini a Totò Riina avevano progettato l'omicidio del ministro dell'Interno Angelino Alfano, 'colpevole' di avere aggravato il regime di carcere duro al 41 bis. Gli investigatori hanno captato, durante l'inchiesta "una intercettazione in chiaro in cui gli indagati di lamentavano del 41 bis inasprito dal ministro dell'Interno Alfano". E per questo motivo progettavano di ucciderlo, proprio come accadde nel 1963 a Dallas al Presidente degli Stati Uniti ucciso da un uomo: "Dovrebbe fare la fine di Kennedy" si dice nelle intercettazioni Preso il capo mandamento di Corleone L'inchiesta, che è una prosecuzione di due blitz dell'Arma sulle "famiglie" di Corleone e Palazzo Adriano, è stata coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dall'aggiunto Leonardo Agueci. A carico dei sei fermati le accuse sono di danneggiamento, illecita detenzione di armi e associazione mafiosa. Lo Bue, capo carismatico e autorevole, porta avanti una linea d'azione prudente, sulla strada indicata dal boss Bernardo Provenzano. Proprio questo suo modo di condurre le attività del mandamento avrebbe creato non poche fibrillazioni all'interno della famiglia mafiosa di Corleone. Dall'indagine emerge come un altro esponente mafioso, Antonino Di Marco, arrestato nel 2014, da sempre ritenuto vicino alle posizioni dall'altro storico boss corleonese Salvatore Riina, si sia più volte lamentato del modo di gestire gli affari di Lo Bue. Le attività hanno, dunque, ribadito che ancora oggi sussistono in Cosa nostra due anime: una moderata che fa riferimento e l'altra piu' oltranzista fedele a Riina. Dall'indagine è emerso che la mafia disponeva di un piccolo arsenale di armi nascoste. Rosario Lo Bue è un capomafia già finito in carcere nel 2008, ma poi assolto e liberato, fratello di uno dei fiancheggiatori dell'ultima fase della latitanza del boss Bernardo Provenzano. La Cassazione dichiarò nullo il decreto che aveva autorizzato le intercettazioni a suo carico. L'indagine ha svelato anche il progetto di un omicidio imminente: alcune persone si sarebbero rivolte a Cosa nostra per risolvere problemi legati alla riscossione di una grossa eredità