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Il superlatitante tradito da una ruga

I retroscena della cattura del camorrista Pasquale Scotti ricercato da 31 anni Era in Brasile. Il poliziotto dello Sco lo ha riconosciuto da una fotografia

«È questo, lo riconosco della ruga che ha sulla fronte. Vediamo se le impronte digitali corrispondono e andiamo a prenderlo». È stato catturato così il pericoloso camorrista Pasquale Scotti, superlatitante da 31 anni. Per un segno sulla pelle. È stato ammanettato il 26 maggio scorso, nel nord-est del Brasile, nella cittadina di Recife. Il retroscena dell’arresto, però, si sa solo adesso. Nato a Casoria, 57 anni compiuti l’8 settembre scorso, il boss di sicuro non se l’aspettava che a incastrarlo sarebbe stato un solco sulla fronte. Invece, quel segno è rimasto e non è sfuggito all’istinto vecchio stile di un poliziotto del Servizio centrale operativo guidato da Renato Cortese (che di ricercati se ne intende e ne ha presi tanti). Il fiuto è stato del direttore della Divisione Criminalità organizzata e latitanti, Andrea Grassi.

I criminali da ricercare sono inseriti nella lista dei latitanti pericolosi che il ministero dell’Interno mostra sul sito dei "wanted", messi all’indice dal Gruppo integrato interforze (Giirl). Aggiornato a maggio, compaiono il siciliano Matteo Messina Denaro, Marco Di Lauro, Giovanni Motisi, Ernesto Fazzalari, Rocco Morabito, Giuseppe Giorgi e Attilio Cubeddu. In America latina Scotti si spacciava per Francisco Vitale Visconti. Sposato con una signora del posto e padre di due figli di 5 e 13 anni. Aveva una ditta che si occupa di ristorazione e servizi turistici. La gestiva assieme ad altri soci. Tutti registrati, tutti fotografati. Ed è stato quello l’inizio della fine.

L’ultima immagine di Pasquale Scotti era stata scattata nel dicembre ‘83. A Caivano, c’era stato un conflitto a fuoco con la polizia. Un pregiudicato era stato ammazzato. Scotti, invece, era scappato sui tetti, poi ferito a mano e spalla. Ricoverato all’ospedale Cardarelli di Napoli era stato ritratto disteso a terra sulla barella, il volto contratto da una smorfia di dolore e quella caratteristica ruga sulla fronte. Era stato trasferito al nosocomio di Caserta da dove però era evaso l’anno dopo. Il suo identikit era fermo ad allora. Gli investigatori disponevano solo del probabile aspetto elaborato dal software "Age progression": apporta al volto le modificazioni dei tratti somatici dovute al naturale invecchiamento. Ma sul nuovo primo piano di Scotti quella ruga sulla fronte non c’era. Il camorrista non era solo un superlatitante. Era più morto che vivo. Ne erano certi diversi pentiti campani, che lo davano sepolto chissà dove. E l’idea cominciava a farsi vera anche negli ambienti investigativi. L’ultimo segnale della sua esistenza in vita si era avuto il 27 giugno 2008. In occasione della morte del fratello Giuseppe, un manifesto funerario affisso in tutta la provincia a nord-ovest di Napoli riportava il cordoglio di Pasquale Scotti. Carabinieri e polizia hanno sempre continuato a cercarlo. I segugi dello Sco sono andati in Ungheria, addirittura in Mongolia, e nell’isola dominicana, a Santo Domingo. Sulla carta, il camorrista Scotti è un fedele cutoliano, rappresentante in terra di don Raffaele, patron della Nuova camorra organizzata. Quando nell’83 Cutolo si sposò nel carcere dell’Asinara, in Sardegna, lui regalò alla moglie del capo un collier da 20 milioni di lire. Gesto che diede origine al soprannome "Pasqualino ’o Collier». Dopo la guerra (persa) contro Alfieri e gli altri big della Nuova famiglia camorrista, Scotti si era dileguato. Ma il nome di "’o Collier" faceva ancora paura. E chi lo citava pare che lo facesse anche per incrementare la propria aura da malavitoso. È successo a Mauro Russo, considerato suo fedelissimo, arrestato nel giugno 2012 dai carabinieri del Noe del capitano Ultimo e ritenuto nodo centrale di una rete di prestanome che era arrivata a gestire (tra le altre cose) anche un prestigioso bar nel centro di Milano. Ed è successo di nuovo nel luglio 2015, quando ancora i militari del Noe hanno notificato un’altra ordinanza, sempre a Russo, per un giro miliardario di titoli falsi Usa che sarebbe stato organizzato assieme al giudice del Tar del Lazio Franco Angelo Maria De Bernardi. Dietro c’è sempre stata l’ombra di Scotti, consapevole o meno dell’affare. Il giorno della cattura in Brasile la sua frase ai poliziotti è stata: «Io sono morto nell’84».

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