Il principe dandy precipitato dall’hotel che dava fastidio a mafiosi e politici
Lo strano suicidio di Raimondo Lanza Branciforte, precipitato il 30 novembre 1954 da un albergo romano. Le ultime ore del principe che inventò il calciomercato. Amante di Rita Hayworth, amico di Onassis, fu malvisto dalla mafia siciliana e da grandi imprenditori palermitani. GENIO E SREGOLATEZZA Genio e sregolatezza, febbri nervose e l'eccentricità cullate dal lusso, da saloni illuminati da lampadari di cristallo, dallo champagne che scorreva fiumi, da decine di servitori che lo chiamavano "il principino". Il principe Raimondo Lanza di Trabia è stato l'ultimo aristocratico italiano dai vezzi rimasti memorabili, l'unico ad aver avuto un ruolo attivo nel gotha dell'aristocrazia internazionale. Figlio naturale di Giuseppe e della nobildonna veneta Maddalena Papadopoli Aldobrandini, sposata e madre di una figlia, fu riconosciuto insieme al fratello Galvano quando era già adolescente. Fu la nonna paterna Giulia Florio, che con il suo cognome sinonimo di denaro fresco aveva ridato lustro al Casato dei Lanza Branciforte di Palermo, a volerlo nel suo sfolgorante palazzo Butera, dove crebbe irrequieto, sognando le vacanze a Capri con la madre e appassionandosi alla pesca del tonno. La sua fine è increspata dal mistero. Il principe morì precipitando dal secondo (o dal primo, o dal quarto piano?) dell'Hotel Eden di via Ludovisi il 30 novembre 1954: inchiesta chiusa in poche ore, era stato suicidio. Dubbi su quella morte mai spiegata li hanno sollevati la seconda figlia Raimonda, che nacque due mesi dopo la scomparsa del padre e la figlia di quest'ultima Ottavia Casagrande, nel libro «Mi toccherà ballare», edito da Feltrinelli. Detro quel suicidio forse simulato, le ombre vaghe della mafia e di interessi occulti che portarono al disfacimento dell'immenso patrimonio dei Lanza Branciforte. VITA E AMICI ILLUSTRI Nel 1936 partì volontario per la guerra di Spagna e combatté nella guerra di Guadalajara. A lui (ed al tecnico Viani) si deve l'invenzione del calciomercato (fu presidente del Palermo per un anno, nel 1951). Fu lui a scoprire Helge Bronée che acquistò dal Nancy per 40 milioni. Grazie ai suoi rapporti con il mondo dello sport portò a Palermo molti giocatori di valore. Era appassionato di corse automobilistiche e fu protagonista di alcune edizioni della Targa Florio. Il suo ingente patrimonio, gestito da un potente avvocato palermitano, comprendeva attività estrattive, oltre a castelli e palazzi. Trattava gli affari anche nella vasca da bagno, con in mano un piattino di creme caramel. Amava gli scherzi ed i travestimenti. Le donne gli stavano intorno come api sul miele attratte dalla sua mente eclettica: si fidanzò con Susanna Agnelli, ebbe una relazione di baci e qualche carezza con Edda Ciano, quando era sposata con Galeazzo, amico del principe. Si concesse una notte di passione con Rita Hayworth: nella sua agenda telefonica figuravano i nomi di Aristotele Onassis che fu suo ospite in Sicilia, lo scià di Persia, Gianni Agnelli, l'attore Errol Flynn, compagno di avventure. Fece scuola guida con Tazio Nuvolari e nel 1953 sposò Olga Villi, famosa attrice italiana con la quale ebbe due figlie. INCIDENTE MAI CHIARITO Il principe Raimondo, re delle burle che finivano in questura, l'uomo che passeggiava con Robert Capa e si divertiva a mettere zizzania tra i registi che dirigevano su due isole diverse le rivali Ingrid Bergman e Anna Magnani, decise verso la fine della sua vita, a 37 anni, decise di vendere la solfatara Tallarita in cui erano stati sperperati milioni per un impianto di flottazione, quando oramai lo zolfo siciliano da anni non era più competitivo. Ma quell'inutile spreco di soldi rappresentava un'inesauribile bacino di voti. Le sue intenzioni entrarono in conflitto con la mafia e la classe politica siciliana. Nel 1954, era più che mai intenzionato a disfarsi di quel peso, ma l'atto di vendita della Tallarita fu trovato dalla figlia in una valigia impolverata: recava la sola firma di Raimondo: il fratello Galvano era contrario ed aveva affidato la questione all'amministratore dei loro beni. Le ultime ore della sua vita restano evanescenti e coperte da un riserbo che contagia tutti, persino la famiglia che alle figlie non parlerà mai della fine del padre. Per preservarle da cosa? Il 29 novembre 1954 il principe soffre di una profonda depressione: gli viene consigliato di farsi visitare da un neurologo a Roma, perché lui si sta occupando del capitale e la famiglia vuole essere certa che sia in grado di farlo. Con il fratello Galvano prende alloggio nell'Hotel Eden, l'hotel dei petrolieri, dove quel giorno alloggia anche Enrico Mattei. Perché non sceglie il Grand Hotel, dove aveva un appartamento a sua disposizione? Va a farsi visitare, il medico gli pratica un'iniezione potente, di quelle che ti fanno dormire due giorni di fila. Raimondo torna in albergo e si butta sul letto nudo, come fa di solito. La mattina del 30 gennaio, il suo corpo viene trovato sull'asfalto. E' morto cadendo a testa in giù, posizione anomala per un suicidio. Non viene avvisato il medico che lo aveva visitato, non viene effettuata autopsia, l'inchiesta si chiude in poche ore: suicidio, nonostate le anomalie. Solo in punto di morte il fratello Galvano, che forse sapeva come fossero andate veramente le cose, disse: «Non si è ucciso». La virata professionale del principe quali equilibri disturbava? Di fatto, la solfatara Tallarita non sarà venduta ed inghiottirà tutti i beni di famiglia. A distanza di 61 anni la morte del pincipe che aveva inventato il calciomercato è avvolta dai dubbi. Il ricordo di Raimondo resta intantto in quanti lo conobbero: quando morì, davanti all'hotel Eden arrivarono tutti i jetsetter dell'epoca che con lui, chiudeva il sipario definitivamente, sostituita dalla «grande bellezza romana», fatta di divi e divette, carente di principi come Raimondo Lanza, uno che la vita scintillante l'aveva vissuta davvero, non solo esposta al sole.