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La ragazza morta sulla spiaggia Wilma Montesi, l’altra verità

Un caso "politico"

Ilù caso è di quelli che non consente ulteriori, prolissi riassunti. È la storia di una ragazza di discreta bellezza, di umili origini, di immacolata virtù che il 9 aprile 1953 esce a metà pomeriggio dall'appartamento di quattro stanze nel palazzo popolare di via Tagliamento (quartiere Trieste) in cui vive con la famiglia e scompare. È il mosaico narrativo di un caso di cronaca nera che fa tremare l’Italia. La ventunenne Wilma Montesi viene trovata morta, a faccia in giù, sulla riva del mare di Torvaianica, in località Capocotta. Nessun segno di morte violenta, il decesso è stato causato da annegamento. Senonché quella morte viene infarcita di retroscena scabrosi, probabilmente innescati da una guerra sotterranea (ma non troppo) di matrice politica. Siamo nel 1953 e fra Democrazia cristiana e Pci è guerra aperta. Non solo, nella stessa Dc tramano correnti disposte a tutto pur di emergere. Sta di fatto che attraverso rivelazioni pilotate, nell'inchiesta finiscono Piero Piccioni, figlio del potentissimo Attilio, ministro degli Esteri democristiano con un futuro ancor più promettente ed il marchese Ugo Campagna. Arrestati e processati (poi assolti) con l'accusa di aver organizzato orgette e party a luci rossastre nella tenuta di Capocotta (gestita dal nobiluomo) con donne compiacenti e droga a volontà. Wilma Montesi sarebbe morta durante un festino e sarebbe stato Piccioni a mollarla sulla spiaggia. Dall'11 aprile 1953, giorno della scoperta del cadavere al 27 maggio 1957, data della sentenza che assolve Piccioni, Campagna e l'allora questore Saverio Polito (accusato di aver coperto gli altri imputati), è un turbinìo di testimoni (2000), avvocati (34), giornalisti (200) che lavorano sul "giallo". E' un'epifania di protagonisti e comprimari da film noir americano degli anni quaranta. Un "cigno nero", l'ex donna di Campagna, che lo accusa della morte di Wilma, una diva del cinema (Alida Valli) che giura in Tribunale sull'innocenza del compagno Piccioni. Ci sono gli sgambetti politici, perché le elezioni si avvicinano. Insomma la vicenda viene strumentalizzata e utilizzata per non troppo oscure manovre politiche. Scartata la pista a luci rosse che avrebbe visto coinvolti i figli dei potenti, resta da chiedersi cosa possa essere successo veramente a Wilma Montesi.

Wilma Montesi: ecco chi era

Wilma è figlia di un falegname: ha una sorella, Wanda, ed un fratello. Il nove aprile 1953, alle ore 17, mentre la madre Maria Petti e la sorella le chiedono di accompagnarla al cinema, lei rifiuta. I film con la Magnani non le piacciono, farà una passeggiata. Si veste con l'abito migliore che possiede. Giacca a quadri gialli e verdi, gonna gialla con puntini verdi, mantella, borsa a secchiello, scarpe di antilope, calze di seta e reggicalze. Prima di andarsene, però compie un'azione anomala. Lascia sul comodino la catenina ed il braccialetto d'oro regalo del fidanzato Angelo Giuliani, agente di polizia in servizio a Potenza, con il quale deve sposarsi a Natale e la sua fotografia, che porta sempre nella borsa. Non risulta che i due abbiano litigato, perché allora rinunciare a quegli oggetti che porta sempre con sé? Medita il suicidio? Non può essere. Una che voglia suicidarsi non arriva a Torvaianica, 40 chilometri da casa, per farlo. E non si porta le chiavi di casa dietro. Deve partecipare ad una festicciola a luci rosse? Improbabile. L'autopsia dirà che Wilma Montesi è vergine. Tuttavia, se la famiglia la descrive come timida, riservata, tutta casa e chiesa, la portinaia dello stabile riferisce che talvolta esce da sola e torna a mezzanotte, impensabile per quegli anni. Che sia spigliata ed abbia imparato ad andare in motoscooter con un ragazzo sette anni prima. L'attenzione con la quale si veste il giorno della scomparsa non può essere attribuita ad un pediluvio che vuol fare per combattere un eczema ai piedi. A fare il pediluvio non vai nell'ora che precede il tramonto e non arrivi così lontano. Non mette il reggicalze, se vuoi andarti a bagnare i piedi. Il suo corpo, faccia in giù nell'acqua, in località Capocotta, viene rinvenuto dal muratore Fortunato Bettini, l'undici aprile 1953. La morte attribuita ad un mancamento mentre faceva il pediluvio e ad un successivo annegamento. Wilma Montesi viene trovata senza calze, reggicalze, borsa e gonna. Gli sono rimaste addosso mantella e sottoveste. Il corpo probabilmente è stato trascinato dalla corrente da Ostia fino a Torvaianica. Ma come è possibile che in acqua da 36-48 ore, non abbia avuto segno di alcun cedimento biologico? "Sembrava dormisse" dice chi l'ha ritrovata. E non è possibile che il reggicalze, molto difficile da slacciare, sia andato perduto quando la mantella, che ha un solo bottone, le è rimasta al collo. L'unica ipotesi, esclusi il party a luci rosse ed il suicidio, resta quella di un appuntamento (ovunque fosse, non necessariamente al mare) che Wilma aveva quel pomeriggio. Con un altro uomo impossibile da sposare di cui si era invaghita e con il quale meditava di fuggire? O con qualcuno che la corteggiava e che lei ha rifiutato fino a morirne?

Un appuntamento segreto

Tutto porta a credere che Wilma Montesi quel pomeriggio del nove aprile avesse un appuntamento. Sebbene una testimone disse di averla vista sul trenino che porta ad Ostia, i dubbi restano. Il trenino partiva alle 17 e 30, lei uscì di casa alle 17. Non ce l'avrebbe mai fatta ad attraversare tutta la città e riuscire a salire sul mezzo, per arrivare in spiaggia quando già il sole calava. La verità, diceva sir Arthur Conan Doyle, è più semplice di quanto possa sembrare. E la possibilità che Wilma Montesi sia stata vittima di un corteggiatore, senza che la storia debba essere infarcita di trame a sfondo politico, resta la più probabile. Del suo caso arrivò ad interessarsi anche George Simenon, autore de "Il commissario Maigret", non riuscendo neanche lui a capirci niente. Wilma Montesi, che sognava di fare cinema come tutte le ragazze di quei tempi, nella storia c'è rimasta. In maniera più brutale, però. È stata sepolta con l'abito da sposa, il vestito che aveva comprato per le sue nozze imminenti.

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