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Arrestati i capimafia vicini al boss Messina Denaro

Si stringe il cerchio attorno al superlatitante. Scovato il centro di smistamento di "pizzini" in un casolare di Mazzara del Vallo

Intercettazioni, pedinamenti, indagini senza sosta per arrivare a sgominare la rete dei capimafia vicini al superlatitante Matteo Messina Denaro. Esponenti di vertice delle famiglie di Cosa Nostra trapanese e presunti favoreggiatori del boss sono stati arrestati nell'operazione "Ermes" condotta dalla polizia di Stato e coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Palermo. Arresti e perquisizioni sono stati eseguiti nelle province di Palermo e Trapani da personale delle Squadre Mobili delle due città con il coordinamento del Servizio centrale operativo della polizia di Stato e la partecipazione del Ros dei carabinieri.L'inchiesta è stata condotta dal Procuratore della Repubblica di Palermo Franco Lo Voi, dai sostituti Paolo Guido, Carlo Marzella e dal procuratore aggiunto Teresa Principato.

 

 

Indebolita la rete di comunicazione di Massina Denaro I provvedimenti restrittivi riguardano i capi del mandamento di Mazara del Vallo e dei clan di Salemi, Santa Ninfa, Partanna, ritenuti feudi di Messina Denaro. L'indagine si collega alle "Golem I e II" e "Eden I e II", che avevano già colpito la rete di fiancheggiatori e parenti del latitante. Gli arresti eseguiti sono in tutto undici. Gli investigatori hanno colpito il sistema di comunicazioni di Matteo Messina Denaro, che come altri capimafia usava i "pizzini" per dare ordini e gestire gli affari. Il centro di smistamento dei bigliettini era in un casolare nelle campagne di Mazara del Vallo.

 

 

Le indagini Il 2012 è indicato quale periodo di effettiva riapertura dei canali di comunicazione del latitante che, come accaduto in passato, avrebbe utilizzato riservatissime comunicazioni scritte (cd. pizzini) per trasmettere ai propri sodali le disposizioni e continuare ad esercitare l'indiscussa azione di comando. La trasmissione della riservata corrispondenza, per quanto emerso, avveniva con cadenza trimestrale e con modalità dettate dallo stesso latitante che, evidentemente al fine di scongiurare ogni possibile tentativo da parte degli investigatori di risalire la filiera di trasmissione dei pizzini, aveva deciso di evitare più frequenti contatti con i suoi affiliati. Lo scambio dei messaggi avveniva in aperta campagna nell'occasione dei menzionati incontri tra gli indagati che, pure in quelle occasioni, usavano la massima accortezza nel linguaggio, per riferirsi al latitante o alle dinamiche criminali sottese alle direttive da questi impartite mediante gli stessi riservati messaggi. Il ruolo apicale nella catena della messaggistica era assolto da Vito Gondola, (nato a Mazara del Vallo (TP) il 16/04/1938 allevatore pluripregiudicato, reggente del mandamento mafioso di Mazara del Vallo) a cui spettava il compito di gestire i tempi ed i modi di consegna e distribuzione della «corrispondenza» del Messina Denaro. I suoi principali referenti sul territorio per la veicolazione degli ordini del latitante erano Michele Gucciardi (nato a Salemi il 11/10/1953, imprenditore agricolo pregiudicato, reggente della Famiglia mafiosa di Salemi), Pietro Giambalvo (nato ad Ustica il 28/07/1938 allevatore pregiudicato, uomo d'onore della famiglia mafiosa di Santa Ninfa) e Giovanni Domenico Scimonelli (nato a Locarno in Svizzera il 08/08/1967, imprenditore pregiudicato, uomo d'onore della famiglia mafiosa di Partanna). Per comunicare tra di loro venivano utilizzati come "tramiti" persone di provata affidabilità per poter interloquire in maniera riservata con gli altri capimafia. L'insospettabile Terranova Michele, allevatore di Salemi, garantiva il discreto collegamento tra Gondola e Gucciardi. Loretta Giovanni, autotrasportatore mazarese, assicurava, per il tramite di Agueci Leonardo, ragioniere di una ditta di Santa Ninfa, le comunicazioni tra Gondola e Giambalvo. Inoltre, Di Leonardo Ugo, geometra in pensione di Partanna, permetteva al Gondola di fissare dei riservati incontri con Scimonelli Domenico e talvolta con Giambalvo Pietro. Mattarella Giovanni, genero del Gondola, già tratto in arresto e condannato per aver favorito la latitanza di Sinacori Vincenzo, agevolava gli incontri tra il suocero e Scimonelli Giovanni Domenico

 

 

Ecco i nomi degli 11 arrestati Sono indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso e favoreggiamento aggravato dalla modalità mafiosa per aver agevolato la latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Questi i nomi: 1. Vito Gondola, nato a Mazara del Vallo (TP) il 16/04/1938 2. Michele Gucciardi, nato a Salemi (TP) il 11/10/1953 3. Giovanni Domenico Scimonelli, nato a Locarno (Svizzera) il 08/08/1967. 4. Pietro Giambalvo, nato ad Ustica (PA) il 28/07/1938 5. Vincenzo Giambalvo, nato a Mazara Del Vallo (TP) il 01/05/1977 6. Sergio Giglio, nato a Salemi (TP) il 07/08/1969 7. Ugo Di Leonardo, nato a Santa Ninfa (TP) il 27/04/1942 8. Michele Terranova, nato a Salemi (TP) il 23/09/1969 9. Giovanni Mattarella, nato a Mazara del Vallo (TP) il 10/03/1966 10. Leonardo Agueci nato a Salemi (TP) il 11/11/1987 11. Giovanni Loretta, nato a Mazara del Vallo (TP) il 31/10/1972

 

 

Renzi ringrazia gli investigatori su Facebook  "Sono grato a investigatori, forze dell'ordine e a tutti i rappresentanti dello Stato per il colpo inferto all'organizzazione mafiosa con la cattura di molti uomini del giro di Matteo Messina
Denaro. Grazie a nome del Governo. E avanti tutta per andare finalmente a catturare anche il boss superlatitante. L'Italia c'è, tutta insieme e tutta unita contro la criminalità organizzata".

 

 

Intanto su twitter il ministro dell' Interno Angelino Alfano esprime soddisfazione:

 

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