Negli Usa il Padrino parla calabrese
Il Padrino ha cambiato dialetto. Non parla più siciliano ma calabrese. Adesso in America i boss che contano davvero sono della ’ndrangheta, la vera mafia mondiale. Cosa nostra ha appaltato il malaffare. Lo ha messo nero su bianco un’inchiesta condotta da polizia italiana ed Fbi statunitense, presentata ieri nella sede della Direzione nazionale antimafia di Franco Roberti. Negli Usa sono finiti agli arresti tre calabresi, nel Belpaese altri tredici, mentre 23 sono indagati. A New York, nel Qeens, dal tranquillo ristorante pizzeria «Cucino a modo mio» gli investigatori hanno scoperto che in quell’anonimo locale passava un mondo, quella della droga. Sembra che da lì partissero gli ordini ai fornitori dell’America Centrale, nel Costarica. Lì si gestissero i carichi in arrivo per rimpinguare le piazze newyorkesi (e forse oltre). Lì si organizzasse il trasporto in Italia passando per l’Europa (Spagna e Olanda). Ne sono convinti gli investigatori del Servizio centrale operativo del direttore Renato Cortese, coordinati dalla Procura di Reggio Calabria del procuratore Federico Cafiero de Raho e dall’aggiunto Nicola Gratteri. Ieri c’è stato l’ultimo atto dell’operazione Columbus. A Reggio Calabria ci sono stati i fermi di Violi Francesco e Carmine. Basilio Caparrotta e Nicola Preiti a Vibo Valentia. Antonio e Domenico Berlingeri (detto Mimmo Terra Nostra ) a Crotone. Franco e Pino Fazio, Berlingeri Cosimo e Domenico ( Mimmo ), Alessandro Cacia, Santino Papaleo e Salvatore Caparrotta a Catanzaro. Il primo round l’ha messo a segno l’Fbi l’11 marzo scorso, arrestando quella che è ritenuta la testa del serpente: il presunto capo Gregorio Gigliotti, la moglie Eleonora Lucia e il figlio Angelo Gigliotti. Tutti sono accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga con l’aggravante della transnazionalità. Stando alle carte, Gigliotti senior avrebbe gestito la pizzeria e da dietro il bancone avrebbe impartito gli ordini di acquistare lo stupefacente, riceverlo, consegnarlo ai referenti su New York (sui referenti sono in corso indagini) e attraverso società schermo a spedirlo via nave alle destinazioni estere. Gli inquirenti dicono che le basi operative per mascherare il traffico di stupefacente erano le società Fresh Farm produce export (nel Queens) e Laquista food corporation (nel Bronx). Tutto avviene nel 2014. Tra il 16 e 18 agosto un viaggio lo avrebbe fatto Eleonora Lucia, portandosi dietro un trolley pieno di soldi per i signori della droga del Costarica. A settembre è Franco Fazio a portare la ricca valigia. Al quale si attribuiscono altre due missioni, a novembre e dicembre. Polizia italiana e Fbi tengono sotto controllo i carichi. Per esempio gli statunitensi scoprono che dal Costarica la Fresh Farm collegata a Gigliotti importa 46 chili di cocaina nascosta in 20 bancali di yuca nel container spedito dalla Tropifrut e diretto al porto di Wilmigton, dove arriva e viene smascherato a ottobre. Oppure, al porto di Chesterm, in Pennsylvania. Dal Costarica sempre la Fresh importa 1200 scatole di manioca fresca, in realtà 15 chili di cocaina. 2 settembre a Valencia, in Spagna: 40 chili di coca spediti dal Cetro America. Nel febbraio, a Rotterdam (Olanda), altri tremila chili. Ma chi è Gigliotti? Gli investigatori dicono che è legato alla potente cosca degli Alvaro. Non si è fatto mai pizzicare. Avrebbe parlato poco. Se non con due suoi fidati, i Fazio e i Violi. I primi sarebbero stati i referenti con i costaricani, sovrintendendo il traffico di stupefacente negli Usa e quello diretto in Europa. Gli altri invece sarebbero state le teste di ponte per l’Italia e i canali nostrani attraverso i qual smerciare la cocaina. Rotte che erano già venute fuori nel 2008 dall’inchiesta dei carabinieri «Solare 1». E che sono tornati in emersione nella «Solare 2», nel 2011. Spiega il procuratore Cafiero De Raho. «Gigliotti è stato più volte in Calabria. La ’ndrangheta è il referente privilegiato delle organizzazioni che operano a New York, poiché fissa la residenza in luoghi strategici». Qualche indicazione in più la fornisce il responsabile della sezione Criminalità organizzata dello Sco, Andrea Grassi. Secondo il poliziotto l’inchiesta ha fatto luce sull’«alleanza di fatto tra la ’ndrangheta e le famiglie della Cosa nostra newyorkese». E annuncia: Gli elementi raccolti fin qui non escludono ulteriori sviluppi dell’indagine».