Dall’attentato a Giovanni Paolo II ai festini pedofili fino al terrorismo
L’attentato a Giovanni Paolo II e la Banca vaticana, la Banda della Magliana e i festini dei pedofili, il terrorismo e l’amore per il suo rapitore, fino all’ipotesi che sia ancora viva e felice in chissà quale angolo del mondo. Sul caso della povera Emanuela Orlandi, sparita per sempre il 22 giugno del 1983, si è detto di tutto e il suo contrario, sono nate inchieste giudiziarie farlocche e teorie prive di l-ogica, menzogne calibrate e inspiegabili abbagli. E se alcune supposizioni, anche giudiziarie, si sono disintegrate da tempo, come ad esempio quella che contemplava un rapimento avvenuto per mano di alcuni cittadini turchi, rivelatasi fallace e conclusasi con un nulla di fatto, altre sono sopravvissute fino ai nostri giorni e continuano a trasmettere la loro eco. Nel 2008, ad esempio, Sabrina Minardi, ex moglie del giocatore della Lazio, Bruno Giordano, e amante del boss della Magliana, Renatino De Pedis, ha raccontato agli inquirenti che proprio il suo uomo avrebbe sequestrato la ragazza, cittadina vaticana, su richiesta di Marcinkus, all’epoca dei fatti presidente dello Ior, e l’avrebbe poi uccisa buttando il suo corpo in un sacco dentro una betoniera a Torvaianica. Movente dell’omicidio sarebbe stato quello di esercitare pressioni sul Vaticano, a cui la banda aveva prestato soldi da destinare al sindacato polacco Solidarnosc. Una ricostruzione, quella della Minardi, piena di incongruenze, non solo perché in precedenza aveva dichiarato di non sapere assolutamente nulla del caso Orlandi, ma anche perché la stessa ha rivelato che in uno di quei sacchi ci fosse il corpo senza vita di Domenico Nicitra, un bambino figlio di uno dei componenti della banda. Il piccolo Domenico, però, è sparito nel 1994, ben 11 anni dopo Emanuela Orlandi. Pista senza esito anche quella dei «Lupi Grigi», il gruppo terroristico di Ali Agca, l’attentatore di Giovanni Paolo II. Per anni gli uomini del gruppo nazionalista turco sono stati indicati come i veri colpevoli del rapimento della Orlandi, ma anche in questo caso, di fronte alle versioni continuamente modificate di Agca, l’inchiesta è stata chiusa senza un nulla di fatto. Ma il collegamento fra l’attentato a Wojtyla in piazza San Pietro e il rapimento della Orlandi, ha rappresentato per anni un’altra teoria fasulla. A lungo, infatti, si è pensato che dietro la sparizione della ragazza ci fosse un ricatto che aveva come fine la scarcerazione di Agca: liberando il terrorista turco, la Orlandi sarebbe tornata a casa. Ipotesi rivelatasi per quella che è sempre stata: una farneticazione spesso avvalorata dallo stesso Agca. Fra le varie piste seguite dai magistrati c’è anche quella che collocava il corpo della Orlandi nella basilica di Sant’Apollinare dov’era seppellito De Pedis. Il cadavere del boss della Banda della Magliana è stato riesumato e analizzato, ma dei resti della ragazza nemmeno l’ombra. Non è tutto. Nel 2011 un presunto agente del Sismi ha rivelato che Emanuela Orlandi è rinchiusa in un ospedale psichiatrico a Londra. Ma nell’istituto indicato quel reparto non c’è mai stato. È invece più recente l’ennesima presunta svolta che tale non è mai stata. Protagonista il fotografo Marco Fassoni Accetti, che non solo si è autoaccusato di aver partecipato al sequestro Orlandi, ma ne ha attribuito la paternità a un gruppo di ecclesiastici in guerra con Wojtyla. Lo stesso Accetti, nel 2013, ha tirato fuori un flauto affermando che fosse della ragazza. Era tutto falso. Ma di teorie rivelatesi bufale, inseguite per anni dagli inquirenti e dai mass media, ce sono molte altre: alcune collocano la ragazza, viva, in Turchia, altre la ritengono vittima dei preti pedofili di Boston o del satanismo, altre ancora tendono a far credere che la Orlandi si sia innamorata di uno dei suoi rapitori e attualmente sia con lui a Parigi. Non mancano le piste che attribuiscono un ruolo nel rapimento anche all’Iran, in combutta con l’immancabile Vaticano. Tesi farlocche, come quella del collegamento fra il rapimento della Orlandi e la sparizione di Mirella Gregori, avvenuta il 7 maggio del 1982. Gli stessi magistrati, dopo anni di indagini, lo hanno escluso. Di verità, dunque, sembra essercene soltanto una: di prove sull’esistenza in vita della Orlandi dopo il suo rapimento, in realtà, non ce ne sono mai state.