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«L’ordine era di non arrestare i violenti»

Parla l’ agente che «sparava» con l’idrante contro i black bloc LEGGI ANCHE «Meglio i danni che qualche ferito» VIDEO Il poliziotto diventa una torcia umana

«Non c’è stata la volontà di fermarli, potevamo farlo senza problemi, avevamo i numeri ed eravamo organizzati per arrestarne molti. Ma ci è stato detto di no». È il vicesegretario provinciale del Sap, Marco Putignano, a raccontare ciò che è accaduto davvero fa per le strade e piazze di Milano. Quando teppisti distruggevano negozi, bancomat e davano alle fiamme automobili parcheggiate. Danneggiando, come al solito, le tasche degli italiani.

 

 

Lei era nel cuore degli scontri?
«Sono uno specialista idrantista, sparavo acqua sui manifestanti. Mi trovavo in piazza della Resistenza Partigiana durante i disordini».

 

 

Ha assistito al lancio di oggetti contro forze dell’ordine?
«Abbiamo dovuto utilizzare i mezzi con gli idranti, dopo il G8 di Genova pochissime volte sono stati usati».

 

 

Avreste avuto modo di bloccare i facinorosi?
«Certamente».

 

 

E come?
«Quando hanno iniziato a devastare la città, eravamo 40 agenti con i mezzi pronti per fermarli».

 

 

E cosa è accaduto invece?
«È stato contattato il dirigente che si trovava davanti ai manifestanti violenti e gli è stato comunicato che li avremmo potuti circondare e arrestare».

 

 

E la risposta?
«Ci è stato negato l’intervento».

 

 

Quindi c’è stata proprio la volontà di non fare nulla contro chi nel frattempo dava alle fiamme la città.
«Esattamente. E anche questa volta a rimetterci sono stati soprattutto i cittadini che la mattina si sono svegliati con auto e negozi distrutti».

 

 

Poteva accadere di peggio?
«Si, ma grazie ai miei colleghi che erano in strada a lavorare, intendo proprio tutte le forze di Polizia, è stato comunque possibile limitare i danni».

 

 

Ma potevate contenerli ancor di più se fosse arrivato il via libera per intervenire e arrestare i violenti.
«Non c’è dubbio».

 

 

Avete ricevuto messaggi di ringraziamento da parte dei vertici delle forze dell’ordine?
«No. Non c’è stata prontezza da parte dei vertici per il lavoro che è stato svolto da chi era in divisa a Milano durante i disordini. E dispiace anche per la prontezza invece con la quale è stato sospeso il collega per un post su Facebook. Nessuno sta dicendo che è stato giusto o sbagliato, ma sicuramente in quel caso c’è stata prontezza nel sospendere il collega».

 

 

Neanche il ministro Angelino Alfano vi ha rivolto parole di ringraziamento?
«No, ma bastava anche un semplice tweet».

 

 

Come spiega il comportamento di chi dava gli ordini?
«L’intenzione era quella di preservare soltanto la zona cosiddetta rossa. C’era un prezzo da pagare e come al solito hanno pagato i cittadini».

 

 

Non c’era quindi volontà di fermare chi lanciava oggetti contro di voi.
«Esatto. Loro avevano moltissime bombe carta piene di pece. Quando esplodono si attacca ai vestiti ed è molto difficile poi spegnere il fuoco».

 

 

Ciò che è accaduto al vostro collega che aveva le gambe tra le fiamme.
«Sì. Fortunatamente non ha riportato lesioni, ma soltanto grazie all’intervento di altri agenti che sono intervenuti con prontezza».

 

 

Potevate dunque evitare molti danni e feriti, ma vi è stato ordinato di stare fermi.
«Ho sentito con le mie orecchie via radio il no secco da parte dei dirigenti».

 

 

Anche se avevate la possibilità di bloccare e arrestare i più facinorosi.
«Sapevamo dove erano, dove si stavano dirigendo e quali intenzione avevano. Ma siamo dovuti rimanere a guardare mentre spaccavano tutto». 

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