False perizie, 30 anni alla cupola

Più di trentanni di reclusione: questa la richiesta avanzata in sede di requisitoria dai sostituti procuratori Ilaria Calò e Carlo Lasperanza nei confronti dei sette imputati coinvolti a vario titolo nella falsificazione di perizie mediche che servivano per favorire regimi detentivi attenuati per alcuni boss della mala romana. La pena più alta è stata avanzata nei confronti dell’avvocato Marco Cavaliere che, di questa storiaccia di presunti favoritismi ai boss che potevano pagare, sarebbe il dominus indiscusso. Mano pesante dei pm anche nei confronti di Valerio Di Tullio e Alfonso Sestito (entrambi iscritti all’albo dei periti del tribunale di Roma) per i quali sono stati avanzati, rispettivamente, 3,6 e 2,8 anni di reclusione. Nei confronti di Arcangelo Italiano, medico impiegato nel centro di igiene mentale della Asl Roma C, la Procura ha avanzato invece una richiesta di 4 ani e 6 mesi di reclusione. Richieste di condanna sono state inoltre presentate nei confronti di Mario Di Gregorio e Carmine Bongiorno (accusati di essere trafficanti di droga) per i quali i pm hanno chiesto, rispettivamente, 4,6 e 5 anni di carcere, e per Edmund Voli, il cittadino albanese condannato in primo grado a 23 anni per omicidio, per cui la Procura ha richiesto cinque anni di reclusione. Ora la parola passa alla difesa che nelle prossime settimane tenterà di smontare il quadro accusatorio ipotizzato dall’ufficio di Procura. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Cavaliere avrebbe scelto i clienti maggiormente facoltosi che potessero garantire il pagamento di somme di denaro senza particolari problemi; poi, hanno sostenuto i magistrati durante la lunga requisitoria di ieri, lo stesso Cavaliere avrebbe contattato i periti nominati dal Tribunale cui suggeriva la redazione di perizie che certificassero patologie tali da consentire il ricovero del detenuto presso la clinica Sant’Alessandro, sulla Nomentana. Una storiaccia che, nell’ipotesi d’accusa, è aggravata dal fatto che gli imputati avrebbero agito per favorire i rispettivi clan di riferimento e che fa il paio – anche se gli imputati sono diversi – con le perizie "allegre" che sarebbero state alla base dei numerosi ricoveri in clinica di gente del calibro di Michele ’o pazzo Senese, da poco condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giuseppe Carlino. L’indagine è partita nel marzo 2012, con le segnalazioni del Nucleo investigativo della polizia penitenziaria, il Nic. E soprattutto con le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Sebastiano Cassia. Parla di notizie apprese sull’intervento dell’avvocato Cavaliere per la scarcerazione di Michele Senese. Riferisce un analogo sistema per Gennaro Garofalo. E ancora, di Giuseppe Restuccia, dentro per associazione a delinquere di stampo mafioso. E poi di personaggi come Carmine Fasciani, di Ostia.