Indagati l’armatore e il comandante

Inchieste, polemiche, ritardi. L’incendio sulla Norman Atlantic, i soccorsi giunti dopo ore, i dubbi sul carico della nave e sulla manutenzione della stessa, gettano un luce sinistra su una tragedia che sarebbe potuta essere di proporzioni gigantesche. Le procure di Bari, Lecce e Brindisi, che stanno acquisendo i primi dati tecnici, hanno indagato per omicidio colposo plurimo, naufragio colposo e lesioni colpose l’armatore Carlo Visentini e il comandante del traghetto Argilio Giacomazzi.   LE INCHIESTE Il primo aspetto da valutare sarà quello del malfunzionamento della porta «taglia fuoco», accertato nell’ispezione del 19 dicembre scorso al porto di Petrasso. Su questo punto ieri si è tenuta una conferenza stampa con i ministri della Difesa e dei Trasporti, Roberta Pinotti e Maurizio Lupi, i quali hanno spiegato che i due problemi più gravi riscontrati durante il controllo, erano stati risolti prima della partenza della nave. Si tratta della porta «taglia fuoco», che non si chiudeva perfettamente, ma che non si trovava nell’area dell’incendio, e di un leggera fuoriuscita d’acqua, senza attinenza rispetto all’incidente. Le altre 4 deficienze riscontrate sono definite di lieve entità, e per esse erano state prescritte soluzioni in 14 giorni. Secondo la Confitarma, associazione degli armatori italiani, la Norman Atlantic, che è stata posta sotto sequestro, «era in ottime condizioni sotto il profilo della sicurezza, conforme alle regolamentazioni internazionali». Il secondo punto su cui si concentrerà l’attenzione dei pm riguarda il carico della nave.   PUZZA DI GASOLIO Alcuni camionisti greci che rientravano dalle ferie, hanno infatti raccontato che «la parte alta dei mezzi pesanti faceva attrito col soffitto del garage, i tir erano carichi di olio e schiacciati come sardine, ballavano per le onde alte, facile che una scintilla sia partita da lì». Un’altra superstite ha parlato di una forte «puzza di gasolio» sentita appena salita sulla nave. Altri autotrasportatori hanno raccontato di aver dormito negli abitacoli dei propri mezzi perché sulla nave i letti non erano sufficienti.   SOCCORSI INEFFICIENTI Quello che sembra difficile mettere in dubbio è il ritardo nei soccorsi. Ci sono le parole di Teodora Douli, moglie dell’uomo morto poco dopo lo scoppio dell’incendio: «La gente non sapeva dove andare. Io e mio marito siamo stati più di 4 ore in acqua». La testimonianza di una passeggera turca va nella stessa direzione: «Abbiamo aspettato all’aperto per ore». Alcuni testimoni hanno parlato di difficolta nel calare le scialuppe, mentre un’altra passeggera ha sottolineato la disorganizzazione nei soccorsi, spiegando che sul traghetto c’erano solo tre scialuppe.   ALLARME IN RITARDO Secondo quanto riferito da un secondo camionista greco a bordo del Norman Atlantic, l’allarme anti-incendio è risuonato nella nave tardi. Quando la sirena ha avvisato i passeggeri che la nave era in fiamme, la maggior parte di loro, infatti, era già sul ponte perché allertati dal fumo entrato nelle cabine. Nessun membro dell’equipaggio, secondo la testimonianza dello stesso autotrasportatore istruiva i passeggeri sul da farsi.