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Da parco pubblico ad area edificabile. Di Orio e il miracolo di Antrodoco

L'ex rettore dell'Aquila a rischio processo

È riuscito ad acquistare un terreno da 4.400 metri quadrati con affaccio sull’Appennino per 15 mila euro, presentandosi come un povero terremotato senza casa. In cambio ha offerto all’amministrazione comunale di Antrodoco di dislocare alcune strutture dell’Università dell’Aquila nel piccolo paese in provincia di Rieti, distante ben 80 chilometri dal capoluogo abruzzese. Così «magicamente» l’area destinata a verde pubblico, sulla quale erano stati costruiti a spese del Comune impianti sportivi, è stata convertita a uso residenziale-turistico. L’ex rettore dell’Ateneo aquilano Fernando di Orio e il sindaco di Antrodoco Maurizio Faina sono indagati dalla Procura di Rieti per abuso d’ufficio. Il pm Lorenzo Francia ha chiesto il loro rinvio a giudizio e domani il gip del tribunale reatino Francesca Ciranna dovrà decidere se mandarli a processo.


LE TAPPE DELLA VICENDA

Il 6 aprile 2009 il terremoto devasta il capoluogo dell’Abruzzo e il suo hinterland. Il 19 maggio viene stipulato un accordo tra il primo cittadino di Antrodoco Maurizio Faina stipula l’allora rettore dell’Università dell’Aquila Fernando di Orio, la provincia di Rieti e la Comunità montana del Velino per il trasferimento nel borgo reatino, e precisamente nei locali di villa Mentuccia, di alcuni master e corsi di laurea, della Fondazione e della casa editrice dell’Ateneo abruzzese. Questo nonostante, subito dopo il sisma, di Orio si fosse opposto con vigore al decentramento dell’università al di fuori del territorio aquilano. Il 22 maggio, con una delibera consiliare, l’amministrazione di Antrodoco approva un piano di alienazione e valorizzazione di immobili comunali, nel quale viene inserito un terreno di circa 4.400 metri quadrati, in località Rocca di Corno, sul cui erano stati realizzati alcuni impianti sportivi. Il 29 maggio il rettore di Orio propone di acquistare l’area al prezzo di 15 mila euro per costruirvi un prefabbricato abitativo. Motiva la richiesta spiegando di essere rimasto senza casa, causa sisma. Il 4 giugno l’amministrazione delibera la sdemanializzazione e la cessione a di Orio del terreno con futura destinazione urbanistica e passaggio da verde pubblico a zona residenziale. Il 12 giugno il rettore e la moglie stipulano presso un notaio dell’Aquila l’atto di compravendita del terreno. Il 27 giugno il sindaco di Antrodoco autorizza di Orio alla posa in opera sul fondo acquistato di un prefabbricato abitativo. Il 12 gennaio 2010 il Consiglio comunale di Antrodoco, convocato in sessione straordinaria e urgente, dispone il cambio di destinazione d’uso da verde pubblico a turistico-alberghiero, modificando l’originario passaggio da verde pubblico a residenziale.


L’AFFARE E L’IDEA DI GHEDDAFI

Pagando 3,40 euro al metro quadrato, di Orio si aggiudica un «posto al sole» in una zona di particolare pregio paesaggistico sull’Appennino, al confine tra due province e due regioni. L’affare consisterebbe proprio nel fatto che il cambio di destinazione d’uso dell’area ha permesso di moltiplicare esponenzialmente la superficie edificabile, tanto che di Orio aveva cominciato a costruire una struttura alberghiera sul terreno acquistato dal Comune. Poi, a seguito dell’apertura dell’indagine da parte della Procura di Rieti, i lavori sono stati sospesi. Il borgo di Antrodoco, con i suoi 2.800 abitanti, è diventato noto all’opinione pubblica nazionale e internazionale quando Gheddafi, di passaggio di lì l’8 luglio 2009 per partecipare al G8 dell’Aquila, era rimasto affascinato dal paesaggio, al punto da decidere di investire in quel territorio. Il leader libico si era impegnato a costruire un hotel di lusso da 16 milioni di euro nell’ex pastificio Mannetti. Il progetto prevedeva anche la riapertura delle Terme e la realizzazione di uno stabilimento per l’imbottigliamento di acqua minerale nella località Rocca di Corno. La trattativa è però naufragata a causa dell’insorgere di un conflitto politico in Libia.


UNA RSA NELLE TERME

Il 29 gennaio 2010 viene stipulata una convenzione quadro tra l’Università dell’Aquila e la società Antrodoco Terme srl per utilizzare i locali dell’ex don Minozzi (dove doveva essere realizzata la struttura termale) per le esigenze della facoltà di Medicina dell’Ateneo abruzzese. Secondo quanto prospettato dal rettore di Orio al consiglio di amministrazione universitario, la Antrodoco Terme gestiva una Rsa accreditata con il Servizio sanitario nazionale per la riabilitazione motoria, neurologica e cardiologica. In realtà, sulla base di quanto denunciato in esposto alla Procura di Rieti, la società non avrebbe avuto in gestione una Rsa accreditata con il Ssn.


L’ACCUSA DELLA PROCURA

Di Orio e Faina sono accusati in concorso di abuso d’ufficio «per aver violato - si legge nel capo d’imputazione - il principio di imparzialità della pubblica amministrazione, che vieta l’alienazione di beni immobili demaniali di attuale uso pubblico, rilasciando a di Orio l’autorizzazione a installare un prefabbricato a uso abitativo, in assenza del propedeutico permesso a costruire». L’ingiusto profitto per l’ex rettore sarebbe consistito - secondo l’accusa - «nell’aver acquistato all’irrisorio prezzo di 15 mila euro il terreno di 4.400 metri quadrati a Rocca di Corno». Mentre per il sindaco Faina consisterebbe «nell’aver ottenuto sovvenzioni e contributi provinciali per la ristrutturazione e l’adeguamento di Villa Mentuccia, dove dislocare corsi e master universitari, la fondazione e la casa editrice dell’Università». Di Orio non è nuovo alla frequentazione delle aule giudiziarie. È infatti imputato davanti al Tribunale dell’Aquila con l’accusa di abuso d’ufficio aggravato, insieme all’ex direttore amministrativo dell’ateneo Filippo Del Vecchio e all’imprenditore Marcello Gallucci. Avrebbe pagato l’affitto di uno stabile dove trasferire alcune facoltà più del doppio del valore di mercato, affidando i lavori di ristrutturazione senza un confronto concorrenziale e firmando una cauzione tre volte superiore a quella prevista. L’ex rettore, inoltre, è a processo per concussione davanti alla nona sezione del Tribunale di Roma per aver costretto il professore Sergio Tiberti, titolare della cattedra di Igiene e Medicina preventiva presso l’Ateneo dell’Aquila, a corrispondergli dal 2001 al 2009 somme di denaro e utilità pari a 141.737 euro.

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