Alleanza Islamica d'Italia nella «lista del terrore»
Una lista nera di gruppi terroristici stilata dal governo degli Emirati Arabi e in cui appare anche il nome di un’associazione islamica italiana con sede a Milano. Un terremoto ha scosso la comunità musulmana del nostro Paese, che si è detta «scioccata dalla notizia». L’associazione in questione si chiama Alleanza islamica d’Italia, e conta 300 iscritti con altre sedi in Italia. Il governo di Abu Dhabi, però, ha ritenuto l’associazione italiana «a rischio» e il Consiglio dei ministri, «in base alle disposizioni della legge federale numero 7 del 2014 relativa alla lotta contro i reati di terrorismo», ha inserito il suo nome accanto a realtà come l’Isis, Al Qaeda nel Maghreb islamico, Ansar al-Sharia in Libia, Ansar in Libano, Boko Haram in Nigeria, Ansar al-Islam in Iraq e altre organizzazione presenti anche in altri paesi europei. Una lista da far accapponare la pelle, dunque, che sui siti di alcuni media arabi è già presente da alcuni giorni. Scorrendo l’elenco del terrore, però, tra le prime associazioni segnalate c’è proprio l’Alleanza islamica di casa nostra, proprio a fianco di organizzazioni terroristiche come l’Isis, che proprio domenica ha sgozzato il quinto ostaggio occidentale nel giro di tre mesi. La comunità islamica italiana è stata travolta dalla notizia come un fiume in piena, e ora sta cercando di capire come muoversi. Il presidente dell’Alleanza islamica, che fa parte delle 165 associazioni appartenenti all’Ucoii, intercettato da Il Tempo , ha parlato di un «fatto molto grave, perchè nessuno ha il diritto di nominare associazioni islamiche europee come terroristiche senza avere le prove. Dobbiamo ancora accertare se questa notizia è ufficiale. A noi risulta che siano ancora solo indiscrezioni di stampa degli Emirati, ma se fosse vero siamo pronti ad agire per vie legali contro il governo». Sulla vicenda, però, esiste anche un piccolo giallo legato alla traduzione dall’arabo del termine «Rabita» che può significare associazione, ma anche lega e alleanza. La differenza non è di poco conto perchè nel nostro Paese, ad esempio, esiste la Lega islamica mondiale in Italia, in arabo Rabita al-alam al-islami, a cui fa capo anche la Grande moschea di Roma e di cui è stato vicepresidente Mario Scajola, convertito italiano di spicco e ambasciatore in Arabia Saudita. La Lega mondiale, inoltre, rappresenta 22 Stati che tendono all’espansione dell’Islam, dichiarando però espressamente il rifiuto della violenza, il contrasto al terrorismo e la ricerca del dialogo con gli appartenenti ad altre culture. Insomma, un vero impasse diplomatico se la faccenda non venisse al più presto chiarita dal governo degli Emirati Arabi. Dall’Ambasciata di Abu Dhabi a Roma, invece, fanno sapere di non avere alcuna notizia in merito alla black list stilata dal loro governo, ma la questione ha surriscaldato gli animi del mondo islamico italiano che non ha digerito l’accusa di terrorismo proveniente da paesi «amici» del Golfo. Sono noti, infatti, i finanziamenti che dal Qatar, attraverso Fondazioni private, arrivano in Italia per costruire moschee. La lista nera degli Emirati con il nome di un’associazione che opera nel nostro paese, dunque, rappresenta una frattura difficilmente sanabile. Il presidente dell’Ucoii Ezzedin Elzir ha parlato di «lista ambigua» e ha detto di restare «in attesa di spiegazioni. Non credo - ha aggiunto - che gli Emirati siano più informati dei nostri servizi segreti che conoscono questa realtà molto bene. Speriamo - ha concluso Ezzedin Elzir - che si tratti di uno sbaglio».