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Minori contesi e guerra di perizie. Il divorzio diventa un ring, coi piccoli al centro

Le testimonianze di genitori finiti in un incubo. Mordeglia: «Più adozioni se il governo investirà in politiche familiari». Brambilla: «Famiglie pronte all’accoglienza ma frenate dalla crisi»

Minori contesi e guerra di perizie. Sul campo del divorzio a pagare le conseguenze sono i figli. Carlo non pronuncia più la parola «mamma». Laura è stata cacciata di casa dall’ex marito che ha tenuto con sé il figlio, convincendolo a schierarsi dalla sua parte. Carlo rifiuta la madre, la vede due volte al mese con i servizi sociali, così come disposto dal Tribunale Civile di Roma in seguito ad una denuncia, strumentale, di maltrattamenti sul figlio. Nando Sandovalli non abbraccia Gabriele dal 2005 pur abitando nella stessa città. Le toghe gli hanno tolto la patria potestà a seguito di una denuncia di minaccia morte sporta dall’ex coniuge. Nando è stato condannato in primo e secondo grado, senza prove. Anzi, un ispettore di polizia municipale, testimone, ha dichiarato di non aver sentito nessuna minaccia; solo la Cassazione lo riconosce innocente. Nonostante ciò i giudici continuano a lasciarlo senza potestà e il figlio alla madre.

«Riporta Alexander dov’è nato! Troppi suoi parenti sono morti senza che li conoscesse». Sono le dolorose parole di Stefano Liberato nella lettera aperta indirizzata alla ex, rea di aver allontanato nel 2006 il piccolo dall’Italia. Anche Stefano è vittima di una giustizia miope resasi complice del rapimento del figlio da parte della madre, ora in Romania. Sono solo alcune delle storie raccolte nel libro di Massimo Rosselli del Turco, rappresentante parlamentare del Coordinamento Inter-associativo Colibrì e Presidente dell'associazione Aiutiamo le Famiglie. Realtà simili a quelle di centinaia di altri genitori che si logorano in trincea contro una certa giustizia e i suoi farraginosi cavilli. Si chiama PAS: alienazione genitoriale ed è una nuova guerra invisibile ma non meno insidiosa di altre minacce. Ogni anno, secondo i dati forniti da Adiantum (Associazione per la Tutela del Minore), «si stima che nell’85% dei casi di divorzio in cui compaiono denunce di maltrattamenti o pedofilia sul figlio/a, le accuse si rivelano false. A noi – dice Alessio Cardinale, portavoce di Adiantum- chiedono aiuto genitori realmente vittime di accuse infondate (la cui verifica è immediata). Il rimanente 15% rappresenta veri abusi».

Il figlio colpito da PAS vede il genitore alienato come totalmente negativo e non riesce ad esprimere sentimenti positivi verso di lui: lo respinge. Questo perché instaura una relazione molto forte, quasi esclusiva, con il genitore alienante, facendosi manipolare dalle fantasie «paranoiche» nei confronti dell’altro genitore. I minori affetti da PAS crescono con problemi alimentari e comportamentali. La colpa è da ascrivere a servizi sociali mal funzionanti e al business che ruota attorno al divorzio: perizie contrastanti fra loro, commistione fra consulenti di parte e d’ufficio, burocrazia lenta e avvocati spregiudicati che inducono i bambini a dichiarare il falso. «Una pesante riserva- dice Cardinale - va posta sulla normativa che consente ai servizi sociali, di incidere sul destino delle famiglie con l'esercizio di un potere inopportuno, simile a quello di un giudice».

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