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«Corcolle come l’Africa Restituiamo il passaporto»

Prenestina Polense occupata dalle 6 del pomeriggio, una colonna di chilometri di auto bloccate all’ora di punta del rientro a casa dei pendolari, carabinieri e polizia in tenuta antisommossa, funzionari della polizia impegnati nelle trattative. Ma i residenti non retrocedono. E alle 8 di sera la paralisi è totale. «Corcolle trasformata in Africa» gridano, «qui ci vuole il passaporto africano», «diamo indietro il nostro» e «via il campo nomadi».

Rieccola Corcolle che non ne può più, quando inizia a girare voce che «stanotte (quella appena passata ndr.) arriveranno altri pulman con 800 rifugiati», e «chissà quanti qui» è il timore. Ma la tensione era già alle stelle in questa zona di Roma est che non ha ancora archiviato l’assalto a sassate contro un autobus da parte di un gruppo di immigrati ospiti nel centro di accoglienza.

Alla nuova manifestazione spontanea, circa 500 persone, all’ingresso del quartiere hanno dato manforte altre periferie dimenticate che si stanno gemellando: La Storta, Castel Verde, Ponte di Nona, Torre Angela. Nelle stesse ore a Tor Sapienza, mentre divampava un maxi rogo acceso nel campo di via Salviati, il presidio dei cittadini in via Rucellai, «che dormono in strada a turno - spiega Roberto Torre - per evitare un nuovo centro di accoglienza, questa la voce che gira». E oggi dalle 15 il sit-in «a piazza De Cupis».

Il blocco all’ingresso di Corcolle è andato in scena nel giorno in cui si è palesata una sorta di forbice tra alcuni Comitati di quartiere delle periferie est - i vertici hanno annunciato che non prenderanno parte alla prima grande manifestazione delle periferie il 15 novembre lanciata dal Caop di Ponte di Nona - e i cittadini che si sentono un po’ stretti nelle vecchie strutture associative, e vogliono libertà di aggregazione tra zone, alternando protesta di strada e via web.

La distanza si è allungata ieri, quando i comitati di quartiere hanno fatto sapere che mancherà la loro voce all’"urlo delle periferie", così è stata ribattezzata la prima grande manifestazione contro degrado, campi rom e immigrazione fuori controllo lanciata dal Caop di Ponte Nona, il 15 novembre all’Esquilino, cuore della cristianità oggi trasformato in casba. «La manifestazione è organizzata dal Caop e non dal Comitato di quartiere Nuova Ponte di Nona - ha precisato in un comunicato il Cmq Ponte di Nona - i comitati di quartiere Ponte di Nona, Villaggio Prenestino, Giardini di Corcolle non hanno aderito». Oltre a «non essere stati contatattati dal Caop - si legge ancora - non crediamo sia opportuno, come Comitato che si reputa apartitico, partecipare ad una delle tante manifestazioni che si organizzano a Roma a chiaro stampo politico e di parte. Il ruolo del Comitato di quartiere è un altro - si conclude - e non può essere accostato a movimenti politici di estrema destra o estrema sinistra a seconda del caso». La distanza tra aggregazioni spontanee e comitati di quartiere ufficiali emerge dalla replica del presidente del Caop Franco Pirina che in queste ore sta ricevendo piogge di mail e sms ad andare avanti. «Il quotidiano Il Tempo non ha nulla da smentire - precisa Pirina - perché questi signori - dice riferendosi ai vertici dei Cmq ufficiali - non sanno che un comitato è un Gruppo di persone che ne fa parte, ma è della gente che ne fa parte, non è di proprietà di tre o quattro persone che pensano di rappresentare con le loro decisioni, pareri e iniziative i cittadini che ne fanno parte. Il riferimento ai Comitati che hanno aderito già alla nostra manifestazione che presto pubblicheremo - conclude Pirina -, è dunque ai Comitati della gente, non certo a quelli che altri ancora pensano di rappresentare nella maniera come lo pensa ancora quello di Nuova Ponte di Nona».

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