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Dossier sbianchettati. Ecco le (prime) prove

A Londra abbiamo letto il rapporto Mitrokhin originale. Cancellati alcuni file trasmessi in Italia. Chi è stato?

Qualcuno cancellò delle parti del dossier Mitrokhin? Ecco, in esclusiva, per la prima volta in Italia, alcuni documenti originali vergati dall’ex ufficiale del Kgb, l’archivista del Primo Direttorato Centrale, Vasilij Mitrokhin, che poi "defezionò" con la compiacenza dell’intelligence inglese. Gli inediti manoscritti provengono dal Churchill Archives Center di Cambridge che da pochi giorni ha reso disponibile il prezioso archivio. Ora è possibile paragonare la versione del Dossier Mitrokhin inviato in Italia a partire dal settembre 1999 con le fonti originali. Come vedremo, sin dalla prima lettura dei primissimi documenti resi noti, vi sono dei passaggi che allora non sono stati presi in considerazione.
DOMANDE DEL MISTERO

Perché alcune parti vennero cancellate? Chi si adoperò per eliminare delle significative righe? È importante sottolineare che quanto fino ad oggi è stato diffuso in Italia è una selezione di documenti scritti da Mitrokhin poi tradotti dalla intelligence inglese ed inviati all’intelligence italiana (all’ex Sismi). Il cosiddetto "dossier Mitrokhin" è giunto in Italia a puntate in lingua inglese, quindi è stato a sua volta tradotto in italiano. La versione originale in cirillico in nostro possesso prima d’ora non è mai stata visionata in Italia. Il confronto tra i documenti originali e quanto ad oggi diffuso. Fra i primi manoscritti visionati da Il Tempo , quelli su Giorgio Conforto, la più grande spia «italiana» del Kgb, ex dipendente della Farnesina, medaglia dell’Ordine della Stella Rossa: sono quattro pagine. Il numero 142 del rapporto Impedian (quello giunto in Italia a partire dal settembre 1999) attribuiva al nome in codice "Dario" la persona di Giorgio Conforto un giornalista reclutato dal Kgb. «Nel marzo 1975, al compimento dei quaranta anni di collaborazione con lo spionaggio sovietico, Conforto e sua moglie furono insigniti dell'Ordine della Stella Rossa». Il senatore del Pd Miguel Gotor autore di importanti saggi riguardanti l’eversione e il terrorismo ha descritto Giorgio Conforto come «la più importante spia del Kgb in Italia».

Il punto tre del rapporto Impedian narra della espulsione dal Partito Socialista di Dario Conforto. Così la versione fino ad oggi nota: «La residentura di Roma del Kgb fece in modo che l’accusa contro Conforto fosse ritirata e che lui potesse rientrare nel partito». Così invece la traduzione letterale del documento che abbiamo trovato nell’archivio inglese: «La sede romana (sottinteso del Kgb, ndt ) si è messa d’accordo con Togliatti per togliere a Dario l’accusa ed è stato riassegnato nelle fila del Partito Socialista». Nella versione fino ad oggi nota manca un passaggio fondamentale: fu Togliatti per conto del Kgb a far rientrare Dario Conforto nel Partito Socialista. Dunque, è verosimile che Palmiro Togliatti sapesse che Dario Conforto era una spia del Kgb e che il suo interessamento ha permesso alla più importante spia del Kgb di continuare la sua attività. Chi ha tolto il passaggio relativo all’interessamento di Togliatti? I documenti originali, di cui una parte manoscritta, confermano la versione dell’arresto della figlia Giuliana Conforto «alla fine di maggio 1979 insieme a due terroristi di spicco delle Brigate Rosse, Morucci e Faranda». Effettivamente Valerio Morucci e Adriana Faranda, grazie ai buoni uffici di Franco Piperno, trovarono ospitalità nell’abitazione romana di Viale Giulio Cesare dove abitava l’ex militante di Potere operaio Giuliana Conforto, vennero arrestati il 29 maggio 1979. Quello del caso Conforto è solo un esempio, si riferisce a poche pagine vergate in cirillico. Ma quante pagine del dossier Mitrokhin riguardanti l’Italia sono state manipolate? Chi il censore? E per ordine di chi vennero cancellate delle parti?

IL DOSSIER IN ITALIA

La diffusione dell’attività estera del Kgb ha fatto tremare non solo ciò che rimaneva del servizio di sicurezza della ex Unione Sovietica dopo la caduta del Muro e dopo la caduta del regime comunista, ma anche i paesi dove per decenni il temuto servizio segreto ha agito. In Italia sono state inviate tramite il servizio di sicurezza britannico 261 schede: una lista di presunti agenti o simpatizzanti al servizio di Mosca. Tra questi anche imprenditori e famosi giornalisti. La diffusione dell’insieme dei documenti (denominati dai servizi d’Oltremanica "Dossier Impedian")ha creato imbarazzi, mal di pancia ed ha innescato da parte dell'allora sinistra ancora molto ancorata al passato una lunga e violenta battaglia. Probabilmente nella storia della Repubblica italiana è stata la più violenta offensiva mossa da una parte politica contro documenti, testimonianze e fatti storici. Non bisogna dimenticare che l'oggetto del contendere erano (e sono) documenti datati, infatti Mitrokhin terminò il suo servizio di copiatura nel 1984. A metà settembre del 1999 in Inghilterra viene pubblicato il libro The Mitrokhin Archive scritto dallo storico Chirstopher Andrew in collaborazione con l’archivista defezionista. Il primo è un noto studioso che aveva già pubblicato alcuni importanti testi riguardanti la storia del servizio segreto sovietico. In Italia l’eco della pubblicazione portò l’11 ottobre dello stesso anno a consegnare al Parlamento ed alla stampa copia del dossier. Qualche anno dopo (7 maggio 2002) viene istituita una «Commissione parlamentare d’inchiesta concernente il "Dossier Mitrokhin" e l’attività d’intelligence italiana». Presidente della Commissione il senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti, Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Le sinistra, compatta, l’istituzione della commissione parlamentare d’inchiesta non la digerì, il boccone poteva essere molto amaro.

IL RAPPORTO

Il tomo composto da 645 pagine comprende 261 schede. Ogni scheda è dedicata ad un personaggio od ad una operazione condotta dal Kgb in Italia. Abbiamo visto come con il numero 142 il dossier attribuiva al nome in codice "Dario", Giorgio Conforto. Gli appunti di Mitrokhin ci dicono che Armando Cossutta «era un contatto confidenziale della Residentura del Kgb di Roma». Poi spiccano nomi di giornalisti de L’Espresso e di Repubblica . Poi l’archivista informava circa la presenza di infedeli funzionari pubblici, di professori universitari, di imprenditori che avevano passato informazioni al Kgb. Certamente la sinistra italiana, quel tanto che rimaneva del Pci e la nota stampa sostenitrice delle cause perse della sinistra, tutti insieme, uscivano malconci dalla diffusione dei documenti custoditi dall’ex archivista.

D’ALEMA E MITROKHIN

Il fatto divenne politico: la sinistra italiana colpita dai documenti della storia reagì male. Probabilmente l’acuto si è avuto quando l’11 ottobre del 1999 il noto vignettista Giorgio Forattini sulla prima pagina di Repubblica disegnò l’allora Presidente del Consiglio Massimo D’Alema seduto alla scrivania intento a cancellare con il bianchetto parti del dossier Mitrokhin. L’allora leader dei Democratici di Sinistra non gradì quel tipo di satira e chiese al vignettista (e non alla testata) come risarcimento danni tre miliardi di lire (allora c’erano ancora le lire). Il noto vignettista non sentendosi sufficientemente protetto da Repubblica , cambiò testata ed incominciò una lunga collaborazione con il quotidiano la Stampa . Un anno e mezzo dopo la violenta e ingiustificata presa di posizione di Massimo D’Alema i due trovarono un accordo extragiudiziale. Ma il fatto rimaneva: la satira era stata duramente colpita proprio da chi si proclamava innanzitutto democratico: i postumi del comunismo si facevano ancora sentire. La sinistra aveva la coscienza sporca: temeva che la diffusione degli appunti dell’ex archivista del Kgb contenessero anche informazioni imbarazzanti ed inconfutabili riguardanti i dollari che per decenni il Pci aveva ricevuto anche da Mosca. L’allora Pci-Pds-Ds non era stato colpito da Tangentopoli e sbandierava la sua diversità. Loro erano estranei, vittime innocenti del sistema corruttivo, vergini e irritati. Non potevano macchiarsi, l’estraneità era il loro cavallo di battaglia politico. Dunque tutto ciò che proveniva ed era riconducibile al dossier Mitrokhin andava demonizzato, la «gioiosa macchina da guerra» che comprendeva anche la nota schiera di scribacchini, quotidiani e settimanali si mise in moto per annientare ogni possibile onda che poteva provenire dall'agitare i documenti sovietici. Sappiamo com’è andata i finire: le armate della sinistra hanno vinto riuscendo a demonizzare tutto ciò che odorava di Mitrokhin. Ma ora con l’invio dei documenti originali dal Churchill Archives Center di Cambridge non si può più continuare a negare ciò che la storia insegna. Forse bisognerebbe ricominciare ad analizzare i documenti originali per scrivere correttamente un pezzo di storia. Forse sarebbe necessario accelerare il processo di desecretazione delle carte della commissione parlamentare d’inchiesta. Sarebbe costruttivo incominciare a scrivere versioni di pezzi di storia contemporanea da tanti negata. Brandelli di storia scomodi, ma non da demonizzare.

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