Anche il grande cinema riabilita Pio XII
La figura di Pio XII continua a suscitare sentimenti contrastanti. Ma con buona pace dei detrattori, la verità storica sull’operato di Papa Pacelli comincia lentamente a farsi largo, dopo anni in cui la macchina del fango è stata in azione senza interruzione. Se ne sta accorgendo anche il mondo del cinema. La regista Liana Marabini si appresta a girare un film-inchiesta, «Shades of Truth» («Sfumature di verità») che sarà presentato al prossimo Festival di Cannes. La tesi alla base della produzione è che Pio XII, accusato a lungo per non avere condannato apertamente il nazismo, è stato in realtà lo «Schindler del Vaticano». Il film potrà contare su un cast di primo livello: da Christopher Lambert a Giancarlo Giannini ma anche Remo Girone, Marie-Christine Barrault, Gedeon Burkhard (uno dei «Bastardi senza gloria» di Tarantino), David Wall. La regista ha spiegato che «non si tratta di un film biografico ma è la storia di un giornalista italoamericano di origine ebraica convinto che Pio XII non fece nulla per impedire l'Olocausto. Incaricato di svolgere un'inchiesta su papa Pacelli dalla sua editrice (la principessa e attrice Maria Pia Ruspoli, ndr), inizia un'indagine giornalistica che lo porta ad incontrare i testimoni sopravvissuti alla Shoah grazie a Pio XII e altri i cui parenti devono la vita alla capacità diplomatica di Papa Pacelli. Un percorso giornalistico e di vita che porterà il protagonista a rivedere le sue idee sul pontefice e la sua stessa vita». Secondo Marabini la capacità diplomatica di Pio XII ha permesso di salvare 800.000 ebrei: «Si può dire che con la sua azione ha avuto la meglio sui nazisti». Una convinzione basata su oltre di 100.000 pagine di documenti e testimonianze poco note o inedite. Oppure «stranamente» dimenticate, come il commento al di sopra di ogni sospetto dell’allora premier israeliana Golda Meir che alla morte di Papa Pacelli affermò «È un giorno triste per Israele, abbiamo perso un amico del popolo ebraico». La pellicola sarà girata tra New York, Berlino, Lisbona, Gerusalemme, il Piemonte e il Vaticano e le riprese dureranno circa due mesi. Liana Marabini, regista e produttrice di importanti pellicole sulla Chiesa e profondamente convinta dell'importanza della funzione di evangelizzazione del cinema, rivela che questo film ha qualcosa di particolare: «È come se ci fosse una volontà superiore che apre tutte le porte - racconta - Ogni inconveniente viene superato agevolmente, ogni attore ha accettato di partecipare immediatamente, non appena gli ho raccontato la storia. Per me è un segno». Chissà se è un segno anche per l’auspicata beatificazione di un grande Papa ingiustamente vittima di malafede e luoghi comuni.