Soldi dall’Esercito ai conti personali. Scoperta la cricca

Quasi sei milioni di euro. Usciti dalle casse dell’Esercito italiano e finiti in quelle del presunto maresciallo infedele e dei suoi complici. Un commercialista, un imprenditore e un lavoratore in stato di bisogno che avrebbe trovato la trentina di prestanomi, dal 2010 a oggi. L’accusa: avrebbero fatto transitare i bonifici sui propri conti correnti, restitutendo ai tre denaro in contanti. La grande stangata è finita, stroncata da un’operazione dei carabinieri della Compagnia di Piazza Dante del capitano Ivan Riccio, irrobustita dagli accertamenti patrimoniali eseguiti dai finanzieri del Comando provinciale della Capitale, ai quali sono seguiti i sequestri di vari appartamenti, tutti in Campania. Il maresciallo-cassiere è Salvatore Grauso, 57 anni, di Maddaloni (Caserta), indagato e sospeso dal servizio. Il commercialista è Giuseppe Passante, di 55, Marano (Napoli), in carcere. L’imprenditore si chiama Giuseppe Invito, di 57, Quarto (Napoli). E poi c’è il lavoratore Francesco Mauriello, di 48 (Marano). Entrambi ai domiciliari. In tutta questa storia di romano c’è la sede dove sarebbe partito il peculato militare, ipotesi di reato sostenuta nell’ordinanza del gip del Tribunale di Roma Anna Maria Fattori. Si tratta del Centro amministrativo dell’Esercito italiano (Caei) in via Sforza 17. Stando alle carte del Gip, il 6 agosto scorso il Servizio antifrodi della Poste si accorge di uno strano movimento di bonifici. L’Esercito ha un conto nei loro uffici. A incuriosire gli ispettori delle Pt è l’ordine di pagamento di 4 milioni e 300 mila euro del cassiere del Caei di via Sforza, del maresciallo Grauso. Causale: «Pagamento Irpef». Un bonifico da un milione e mezzo e altri due da un milione e 800 mila e da 940 mila. Il primo finito alla Tesoreria dello Stato, gli altri su conti diversi. E in più un pagamento on line da 1.860.000 euro a favore della Florian Service, di Giuseppe Invito. Tutte somme che hanno la password del colonnello capo dell’ufficio. L’ufficiale chiede spiegazioni a Garauso. I bonifici da 940 mila e 1.860.000 «non erano esatti poiché beneficiari non erano corrispondenti a quelli in atti risultando somme sempre destinate alla Tesoreria dello Stato». Prima il maresciallo spiega che potrebbe trattarsi di errori nel «copia e incolla». Poi dice di «essere stato costretto perché minacciato da due persone armate», rivelando che tutto è cominciato quando ha conosciuto il commercialista Passante che gli ha proposto di «usare i fondi dell’Esercito per effettuare bonifici su coordinate di conti fornite dallo stesso e per il quale poi avrebbe ricevuto un compenso di 150 mila euro». Il presunto raggiro finisce ai carabinieri di Piazza Dante che scoprono i ruoli di commercialista, imprenditore e del procacciatore di teste di legno, e portano a galla il passaggio di denaro. Le indagini continuano. Come mai tra Esercito e Caei nessuno si è mai accorto di niente?