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Suor Candida, 107 anni di gioia

La religiosa più anziana del mondo festeggiata nella curia dei Camilliani «Il segreto della felicità? Vedere in tutto la volontà di Dio e accettarla»

A 107 anni conserva una lucidità sorprendente e una prontezza di spirito invidiabile. Quando le chiedono cosa fa ogni giorno la risposta è pronta: «La vecchia!». Suor Candida Bellotti è la suora più anziana del mondo: ieri è stata festeggiata nella curia generale dell’ordine dei ministri degli infermi, i religiosi di S. Camillo de’ Lellis. E in mattinata ha avuto la possibilità di partecipare alla Messa di Papa Francesco, nella casa di S. Marta, con cui ha potuto scambiare qualche battuta. Per lei, alzarsi presto non è un problema: «Alle 5 è già in chiesa» spiega una consorella. Qualche comprensibile acciacco fisico non le impedisce di avere ricordi nitidi. Qual è il segreto di tanta longevità? «Essere quello che Dio ha voluto che fossi. Dove il Signore mi mette, quello è il mio posto» risponde prontamente. E poi tanti ricordi. «Sono 107 anni di gioia - dice suor Candida - In famiglia eravamo 8 figli». La fede l’ha appresa a Quinzano, (Vr) dove è nata, dai genitori, la mamma casalinga e il papà ciabattino: «Avevamo poche cose ma eravamo tutti felici». A 16 anni il confessore le regala un libro che la fa riflettere: da lì, racconta, «è iniziato un tormento interiore ma gioioso. Quando ho deciso ne ho parlato con i miei genitori, all’inizio erano un po’ perplessi ma poi hanno assecondato la mia decisione». Voleva farsi missionaria comboniana: «Da bambina l’Africa entusiasmava - spiega - ma per entrare in convento c’erano 42 ragazze in attesa e le ultime dovevano aspettare un anno. Io non volevo aspettare...». E così decise di farsi camilliana. Entra in convento nel 1931 e un anno dopo prende i voti. Si diploma come infermiera al S. Spirito «ma poi non ho mai esercitato, ho fatto altre cose». Come formare altre vocazioni.

Nella sua lunga vita ne ha viste tante: Papi, guerre... «Il bene e il male, il sole e la pioggia - spiega - ci sono sempre stati. La cosa che manca oggi è saper dire grazie a Dio per quello che permette, che ci dà giorno per giorno. È Lui l’unico che può farci felici, l’uomo da solo non può farcela».

Il momento più bello della sua vita? «Ne ho avuti tanti, non lo so...» risponde. E dopo un attimo: «Però so quello che mi ha più colmato. Il momento più doloroso e più bello: il distacco dalla famiglia per il convento. Doloroso per il distacco ma mi ha riempito la vita». E il Papa preferito? «Il Papa è il Papa - replica senza tentennamenti - È il vicario di Cristo. Può essere italiano, africano o indiano ma è il Papa». Una consorella la provoca: «Però avevi un debole per Pio XII...». «Perché era italiano, sul piano della simpatia umana... ma il Papa rappresenta Dio». E un consiglio per Papa Francesco? «Non mi passa nemmeno per la testa - risponde - L’importante è vedere in tutto la volontà di Dio».

Per i camilliani è stata anche l’occasione di presentare alcune iniziative di carità nel quarto centenario della morte di S. Camillo, in particolare il piano di sviluppo per l’area di Tenkodogò, nel Burkina Faso. I missionari vogliono realizzare una «filiera» per la produzione e la commercializzazione del riso e alcune scuole per la formazione dei giovani di un Paese che è al 181° posto su 187 nella classifica della ricchezza, con meno di un dollaro al giorno di redditto pro capite.

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