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Quei corsi (di nascosto) a casa del giudice per preparare il concorso da magistrato

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NOTA L'articolo qui sotto è stato oggetto di Rettifica. Per leggerla potete consultare il seguente link «Ho provato a chiedere una ricevuta alla fine del corso per prepararmi al concorso in magistratura, ma non c'è stato verso. Peccato, perchè lo studio legale dove lavoro mi avrebbe rimborsato metà della spesa». Francesco è romano, ha 30 anni e vuole indossare la toga. Il suo insegnante è un magistrato, che dà lezioni tra le mura di casa sua da almeno di 5 anni. A partecipare sono una quarantina di ragazzi per volta. Pagano 800 euro per un corso da settembre a dicembre. Per uno analogo, regolare, si spendono dai 500 ai 2500 euro. Questo significa che il professore si mette in tasca 8000 euro al mese «puliti» per il corso degli aspiranti avvocati e altrettanti per quello che fa di preparazione al concorso in magistratura, che dura un altro quadrimestre. Senza contare che, a richiesta, ci sono delle lezioni extra, individuali o a piccoli gruppi alla modica cifra di 20 euro l'ora. «Le facciamo di sabato - racconta Luca, altro ragazzo del corso -, a casa sua, a Roma Nord, dove in un salone svuotato di ogni arredo vengono disposte diverse file di sedie di quelle di plastica pieghevoli e una cattedra dove siede l'insegnante. Ogni lezione dura dalle 2 alle 3 ore. Tutto è molto familiare e ogni tanto, incluso nel prezzo, c'è anche una fetta di ciambellone preparato dalla moglie». A domeniche alterne ci sono le prove pratiche: «Allora ci si divide in due gruppi - racconta Lucia, che al corso ha partecipato qualche anno fa -, uno va a casa della madre e l'altro rimane da lui. Questo perché la stanza viene trasformata da aula per le lezioni in una per le esercitazioni e all'interno vengono disposti dei banchi su cui poter scrivere che occupano molto più spazio. Le prove durano 4 ore e l'insegnante dopo aver dato le tracce spesso si cambia e va a correre. Quando torna, si fa una doccia e poi è pronto a raccogliere gli esercizi e riscuotere i soldi». Raccontano diversi ragazzi che per mesi hanno fatto lezione che il pagamento avviene ogni ultimo weekend del mese. Tutto rigorosamente in nero. Le modalità della transazione sono abbastanza singolari: «Di solito - spiega Luca - ci fa infilare i soldi in una specie di insalatiera, che tira fuori per l'occasione e segna ogni cosa scrupolosamente su un piccolo taccuino». Tutto questo è avvolto da un alone di mistero e non è facile avere informazioni sui corsi. Vige il passaparola e la procedura è semplice ma rigida, per controllare eventuali fughe di notizie: «Si chiama direttamente lui sul cellulare - racconta Francesco - e viene subito chiesto il nome di chi ha fornito il contatto. Solo allora si va avanti con le informazioni». La cautela è d'obbligo, perché l'attività di insegnamento è vietata alle toghe, salvo autorizzazioni del Consiglio superiore della magistratura. Qui, poi, si tratta di corsi di preparazione ad esami e concorsi nelle cui commissioni siedono dei magistrati. E tra di essi spesso c'è proprio l'organizzatore dei corsi romani, che magari si trova di fronte come candidato un suo discepolo. «Quando mi informavo all'inizio - assicura Luca - diceva apertamente di aver fatto parte della commissione di esame diverse volte. Ad alcuni di noi, in effetti, è capitato di averlo come esaminatore». Che quest'attività sia assolutamente incompatibile con la funzione giudiziaria lo hanno ribadito giusto a dicembre le Sezioni Unite della Cassazione. Facendo riferimento alla circolare del 1987 del Consiglio superiore della magistratura sugli incarichi extragiudiziari, ha confermato la sanzione disciplinare ad un magistrato, censurato dall'organo di auotogoverno delle toghe perché organizzava e gestiva una scuola per aspiranti magistrati ad Ercolano: Francesco Paolo Panariello. Eppure, pare che in tutta Italia di corsi irregolari del genere ne ce siano veramente tanti. Quello del nostro magistrato romano con l'insalatiera colma di soldi neri è solo uno di questi. Ma controlli e iniziative disciplinari, evidentemente, non fanno paura a questo tipo di toghe. DIRITTO DI REPLICA La difesa: "Corretti i corsi per avvocato e magistrato tenuti da Panariello" «In data 17 febbraio 2014, sul sito Web www.iltempo.it, nella versione on-line del quotidiano, è stato pubblicato l'articolo «Quei corsi (di nascosto) a casa del giudice per preparare il concorso da magistrato». Il medesimo articolo è stato pubblicato pure sulla versione cartacea del quotidiano. Nel predetto articolo si riferisce di un magistrato romano che organizza in modo clandestino corsi di preparazione per il concorso il magistratura e per l'esame di avvocato nella propria abitazione. Nel medesimo articolo si denuncia il comportamento di quello stesso magistrato, che percepisce dai suoi discenti compensi che non dichiara e, quindi, sottratti all'imposizione fiscale. Rilevato che nella parte finale dell'articolo è ricordata la recente sentenza della Corte di Cassazione, che ha confermato la sanzione disciplinare adottata dal Csm a carico del dott. Panariello per l'attività extragiudiziaria di docenza svolta in Ercolano; questo accostamento induce i lettori a ritenere che pure il dott. Panariello abbia svolto corsi di preparazione all'esame di avvocato e per il concorso in magistratura, in modo clandestino e sottraendo i compensi all'imposizione fiscale. Fino ai primi mesi dell'anno 2011 il dott. Francescopaolo Panariello ha svolto lezioni monografiche, di taglio seminariale, con cadenza di quattro al mese (una a settimana), presso la propria dimora in Ercolano, volte ad approfondimenti monografici di argomenti di carattere giuridico. I discenti erano del tutto liberi di seguire uno o più mesi di lezioni e di sfruttare nel modo ritenuto più opportuno gli studi seminariali in tal modo svolti. I compensi erano corrisposti a cadenza mensile, con rilascio di quietanza e puntualmente dichiarati nei modelli "Unico persone fisiche" annualmente presentati dal dott. Panariello ai fini dell'Imposizione fiscale. Questa attività era stata regolarmente comunicata al Presidente della Corte d'Appello di Napoli (dott. Numeroso), presso cui il dott. Panariello prestava all'epoca servizio. Nel luglio 2007 la circolare sugli incarichi extragiudiziari è parzialmente cambiata e solo in conseguenza di questo mutamento (poi perfezionato con altra modifica della medesima circolare di agosto) ha riguardato soltanto il periodo dal 2007 al 2011. La sanzione è stata adottata unicamente per la ritenuta incompatibilità dell'Attività didattica - liberamente svolta dal dott. Panariello, senza vincoli con terzi soggetti e senza aver ricevuto alcun incarico da altri, quindi in modo totalmente indipendente e autonomo - con la nuova versione della ricordata circolare, in vigore dall'estate 2007, la cui portata proibitiva, peraltro, dava luogo a non pochi dubbi interpretativi, tanto che il Csm ha avvertito la necessità di fugarli con ulteriore modifica della medesima circolare intervenuta ad agosto 2011 proprio sul punto specifico. Dunque, l'attività a suo tempo svolta dal dott. Panariello si connotava per: assenza di specifica destinazione all'esame di avvocato o al concorso in magistratura; assenza di clandestinità, regolare sottoposizione dei compensi percepiti ad imposizione fiscale, ossia per caratteri del tutto diversi, anzi opposti rispetto a quelli riferiti, nell'articolo giornalistico di cui sopra, ad un non meglio identificato magistrato romano. Ne deriva il carattere chiaramente diffamatorio del predetto vostro articolo nei confronti ed in danno del dott. Panariello, maliziosamente, oltre che infondatamente, accomunato al predetto magistrato». avvocato Francesca Giglio

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