La parabola del falco Pellegrino «Guai a chi tocca la colomba bianca Soprattutto quella di Papa Francesco»

Esiste un luogo, che non è il centrodestra, dove falchi e colombe non si odiano, anzi. Un posto dove le colombe non vanno sfiorate neanche con un becco. E se un gabbiano ci prova, "zacchete", arriva la vendetta del falco. Non un falco qualunque, badate bene. Ma un falco Pellegrino, al quale non è proprio andata giù quella volgare picchiata nei cieli di piazza San Pietro, alla ricerca di un facile boccone domenicale, sotto gli occhi di Papa Francesco e di migliaia di fedeli. In questo luogo stupendo chiamato Natura, dove spazi e confini sono dettati solo da regole umane, le colombe chiamano e i falchi rispondono. Così, ieri, un falco abruzzese che ama cacciare dalle parti del porto di Pescara, ha atteso pazientemente in volo l’ora della vendetta. Prima del tramonto ha aguzzato la vista e ha puntato la preda. Ha abbassato la testa, ha stretto le ali al corpo e si è lanciato in picchiata fendendo l’aria. 130,140,150,160 chilometri orari. L’impatto è stato violentissimo. Gli artigli hanno agganciato il dorso del gabbiano. Il corpo bianco ha ruotato sul suo asse di 45 gradi sotto la spinta del falco. Il gabbiano ha sgranato gli occhi, lui che è abituato ad essere cacciatore, mai preda. Il Pellegrino ha aperto le ali per evitare l’impatto col suolo tenendo ben stretti gli artigli sul gabbiano ormai in stallo. Una doppia capriola per terra e giustizia è fatta. La colomba bianca è stata vendicata. Uno spettacolo che probabilmente non piacerà a tutti, ma che nella sua crudezza ha qualcosa da insegnare. Prima di tutto a non rompere la Pace, sotto ogni forma essa si materializzi, anche se bianca e pennuta. E a non prendersela mai con i più piccoli. Da qualche parte c’è sempre un falco pronto a far rispettare le buone maniere.