Traffico d’armi attraverso San Marino: sette arresti

Un traffico di armi destinate quasi certamente alla criminalità organizzata andriese e importate in Italia dalla Repubblica di San Marino è stato scoperto e smantellato dalla Polizia. Sono sette le persone, tra cui quattro incensurate, arrestate questa mattina nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla procura di Trani, tra Andria, Bisceglie ed Imola, con le accuse, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata all'introduzione illegale di armi e munizioni sul territorio nazionale con l'aggravante della transnazionalità. L'indagine è partita dal commissariato di Andria in seguito al ritrovamento di alcune armi nell'aprile 2011 ed aveva già portato all'arresto di Luigi Rustico e Vincenzo Coratella, di 42 e 39 anni, il primo imprenditore ortofrutticolo e il secondo gestore di una sala giochi. In realtà, quelle armi erano solo la punta dell'iceberg. Sono in tutto 247 - secondo le successive indagini della Mobile di Bari coordinate dal pm di Trani, Giuseppe Maralfa - le armi importate dall'armeria Gmb di San Marino, Paese in cui basta un semplice porto d'armi per ottenere pistole e fucili comuni. E quelli individuati dalla polizia lo erano. Solo che bastava una piccola modifica per trasformarli in armi da guerra, come poi è avvenuto. In carcere sono finiti oltre a Rustico e Coratella, anche Nicola Fortunato (ragioniere andriese di 39 anni, impiegato in un'azienda di intimo a Trani), Vincenzo Alessandro Catalano (spedizioniere molfettese residente a Bisceglie, di 28 anni), Riccardo Parenza (un altro corriere dell'azienda di spedizioni, 49 anni, originario di Andria), Gaetano Manzoni Borghesi (il titolare dell’armeria di San Marino, 74enne) e Stefano Suzzi (impiegato originario di Rimini, 41 anni). A dare la spinta decisiva alle indagini di Bari è stata la Gendarmeria di San Marino, che aveva notato un eccesso di richieste di armi dall'Italia e alcune stranezze sulle richieste. I nomi sul porto d'armi erano diversi, ma poi si è scoperto che dietro c'erano sempre le stesse persone. In particolare, Rustico aveva utilizzato il suo porto d'armi vero, ma revocato, e aveva fatto sostituire la sua foto con altre. Complici nel traffico anche i trasportatori e il ragioniere di un'azienda tranese di intimo, che ritirava le armi in pacchi con la dicitura «articoli sportivi».