SERIE A
La Lazio respira aria di Champions
Spunta Vecino a un quarto d’ora dalla fine e riporta la Lazio a tre punti dalla zona Champions. A Udine finisce 1-2, la banda di Sarri chiude a quota trenta un girone d’andata funestato da sette sconfitte sanguinose, soprattutto quelle contro Lecce, Genoa e Salernitana. Ora il derby di Coppa Italia che vale un posto in semifinale con tanti infortunati e dopo aver sbattuto contro una squadra, l’Udinese, che ha dato tanti calcioni in una partita poco spettacolare. Il blitz in Friuli vale la terza vittoria consecutiva grazie al primo gol di Luca Pellegrini (ultima rete di un difensore su punizione risaliva al 2005 con Oddo nello stesso stadio per uno strano scherzo del destino) e alla prodezza dell’uruguaiano, ancora una volta talismano di un gruppo che sta risalendo la corrente. Anche stavolta la Lazio non ha rubato l’occhio, si è presa la partita con una prova solida senza mai farsi mettere sotto dalla fisicità dei dirimpettai. Un’altra vittoria sporca, sofferta, dopo una battaglia senza esclusione di colpi dove si sono esaltati tutti (solo Kamada è sembrato un pesce fuor d’acqua). A cominciare dai due centrali Patric e Gila sempre pronti nelle chiusure, bene anche Marusic, ottimo Pellegrini, di cui i mille tifosi presenti hanno potuto apprezzare tecnica ma anche voglia di lottare per una maglia amata sin da bambino. Guendouzi ci ha sempre messo il piede, Rovella è in crescita esponenziale, davanti Isaksen pungente fin quando non è stato azzoppato.
Nella lotta, anche Castellanos ha dato tutto entrando nella rete decisiva, così come Vecino, Felipe, Pedro, Lazzari e Romagnoli (al rientro dopo due mesi nei minuti finali) sono stati fondamentali per portare a casa tre punti preziosi.
La sfida si è messa subito bene grazie alla punizione chirurgica di Pellegrini, poi solo mischie in un primo tempo senza pericoli per Provedel. Come spesso accade la Lazio è rientrata male dagli spogliatoi, Pereyra ha ingranato la quarta, Ebosele ha sfondato dal lato sinistro biancoceleste dove Zaccagni per un problema fisico non è riuscito ad aiutare i compagni nelle scalate difensive. Quasi per inerzia è arrivato il fortunoso colpa di tacco in mischia di Walace che ha riportato in quota la squadra di Cioffi. Poi, a un quarto dalla fine, l’azione meno sarriana ma decisiva: lancione di Patric, sponda del Taty, rifinitura da campione di Felipe e stoccata di Vecino per il delirio del settore ospiti. Il tecnico di casa ci ha provato con tutti gli attaccanti a disposizione ma la banda di Sarri ha retto senza soffrire troppo fino al 96’. Ora è tempo di derby e poi il Lecce domenica per vendicare quel passo falso di agosto che ha creato problemi anche al tecnico toscano. Ieri bravo ad adattare le sue idee ai nuovi arrivati: sta nascendo una Lazio diversa, meno bella, ma più pronta a superare le avversità grazie agli innesti estivi che, finalmente, si stanno mostrando funzionali. Anche se mercoledì tutto questo conterà zero: contro la Roma serve solo testa e cuore.