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La Lazio batte la Samp e ora pensa al Bayern

Un gol di Luis Alberto rilancia le ambizioni Champions della banda Inzaghi

Luigi Salomone
Luigi Salomone

Giornalista per passione, Lazio, pollo arrosto con tante patate al forno, tradizione Roma Nord Ponte Milvio, Gesù e Maria al Fleming

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Sofferta ma pesante e meritata. Ecco la vittoria casalinga contro la Sampdoria, la sesta di seguito in un Olimpico vuoto che mitiga la delusione per il passo falso di San Siro. Decide una magia di Luis Alberto al 24’ di un primo tempo dominato in lungo e largo dai biancocelesti senza però riuscire a trovare il raddoppio. Nella ripresa, tanta sofferenza, non occasioni solari concesse alla squadra di Ranieri per merito della difesa laziale ma troppi palloni gestiti male e qualche contropiede non sfruttato fanno chiudere la sfida in affanno. Esulta Inzaghi (100 vittorie in A) che, nonostante le tante defezioni e contro un avversario fastidioso riesce a portare la nave in porto a tre giorni dalla magica notte di Champions. Martedì sera alle 21 la Lazio si giocherà l’andata degli ottavi contro il Bayern, campione di tutto, d’Europa e del mondo, e lo farà con un rassicurante successo che consentirà di preparare col sorriso una missione che, sulla carta, appare impossibile.
Come accade ormai dall’inizio della stagione anche la Samp si è presentata all’Olimpico con le motivazioni al massimo e con tutti gli effettivi a disposizione. Addirittura, Ranieri ha provato a mandare fuorigiri la Lazio presentando per la prima volta una difesa a tre, una clamorosa e inattesa deroga al classico 4-4-2 da sempre lo spartito prediletto del tecnico romano. Modulo speculare, dunque, un po’ come aveva fatto il Cagliari due settimane fa, tanto traffico nella zona centrale per mettere in crisi i ricami degli attaccanti biancocelesti. Operazione fallita perchè nel primo tempo il dominio della Lazio è stato totale grazie anche a un Luis Alberto molto ispirato che ha trovato una rete da tre punti sulla rifinitura del solito Milinkovic (settimo sigillo in campionato). 
Nella ripresa Inzaghi ha provato a gestire le energie di un gruppo privo di Luiz Felipe, Radu, Strakosha e Pereira infortunati oltre che degli squalificati Lazzari e Hoedt, prima ha sostituito il Tucu con Akpa Apro (il Mago è avanzato vicino a Immobile che ieri ha festeggiato il trentunesimo compleanno) e Lulic (al rientro da titolare dopo 381 giorni) con Fares finalmente in crescita. La Lazio si è tirata indietro di venti metri e Ranieri ha provato a tornare al passato inserendo Jankto e Bereszynski, Samp rimessa in campo col 4-4-2. Tanti pericoli potenziali, qualche mischia ma poco altro con Reina che non è stato mai impegnato. Nel finale dentro anche la «stellina» Damsgaard (fuori l’indemoniato ma improduttivo Keita, ma che mai gli avrà fatto la Lazio oltre lanciarlo nel grande calcio?), e Torregrossa, mentre Inzaghi si è affidato a Escalante, Muriqi e Caicedo. Il kosovaro, purtroppo, ha fallito il raddoppio in modo clamoroso dopo una rifinitura di Marusic lasciando la partita in bilico. Al minuto 82, dopo un angolo, Quagliarella ha chiesto un rigore per un contrasto al limite di Musacchio, l’arbitro Massa non è stato chiamato dal Var con sospiro di sollievo di Inzaghi: quarto posto virtuale raggiunto con due scontri diretti in programma oggi (Atalanta-Napoli e Milan-Inter) che possono aprire spiragli interessanti in classifica. Ora il Bayern con negli occhi il duello Candreva-Lulic della sfida di ieri, gli eroi del 26 maggio, di quel derby storico. Alla Lazio servirebbe una giornata come quella del 2013 per fare paura al gigante tedesco.
 

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