l'intervista
La promessa di Tiziano Ferro: "Pronto per Sanremo e nel futuro un film"
A Lignano il debutto di un tour che lo porterà anche il 6 e 7 giugno a San Siro e il 27 e 28 giugno all’Olimpico di Roma. Sul palco con Tiziano Ferro balli hip hop e tanti amici tra cui Lazza, Ditonellapiaga, Shiva, Giorgia e Ariete. Tutti quelli che hanno duettato nei brani di «Sono un grande - Deluxe».
Tiziano Ferro, sul palco con lei ci sarà anche un corpo di ballo. Com’è nata l’idea?
«Sono stato il primo artista italiano che ha ballato in un videoclip. Il mio corpo di ballo sarà un gruppo hip hop. Quando ero in Inghilterra ho studiato tanto questo stile e sto rispolverando cose che già erano nella mia vita. Non farò nulla di acrobatico, a me piacciono i movimenti secchi. Il palco è bellissimo ma al centro ci sarà sempre la musica e io che canto come un dannato dall’inizio alla fine per più di due ore. Dopo le difficoltà dell’ultimo tour stavolta sto da Dio e avrò una logopedista e una psicologa che mi seguiranno».
Sui social c’è poco rispetto per voi artisti. Come si spiega questi comportamenti?
«Ai social ci si dovrebbe iscrivere con un documento di identità. Qualcuno mi dice che se ai social togliamo la cultura del litigio li uccidiamo perché è la pasta che li tiene in vita. Ma la maggior parte delle persone che scrivono sui social sono molto giovani o disoccupati frustrati che giustamente sfogano la rabbia nei confronti della società. In ogni caso si abusa dei social network che sono diventati un vero e proprio mestiere. Non lo trovo dignitoso. I social dovrebbero essere un’estensione del proprio mestiere, dovrebbero servire a veicolare un messaggio. Invece sono diventati il mestiere del nulla. Il messaggio che passa è che si può rinunciare alla cultura e al sapere per una foto e una didascalia».
Nella nuova edizione di «Sono un grande - Deluxe» ci sono tante collaborazioni. Come sono nate e che rapporto avranno con i live?
«Senza questi artisti i brani non sarebbero proprio esistiti. Lazza è venuto in studio di registrazione a Los Angeles e mi ha diretto. Mi ha detto come cantare sul beat anche se Xdono è una canzone che canto da 25 anni. Ho imparato tanto da questi ragazzi. Per me è stato un privilegio. Con Shiva è successa la stessa cosa e quello che ho cantato è stato in parte scritto anche da lui. Non sono collaborazioni fatte coi trasferelli e buttate lì. Sono featuring nel Dna delle canzoni. In tour questi brani non li canto finché non ci saranno loro sul palco con me. Il 6 giugno a San Siro verrà Lazza, il 7 giugno Ditonellapiaga e Shiva. A Roma, invece, ci saranno Giorgia e Ariete».
La scaletta inizierà con «Sono un grande» e finirà con «Xdono». Qual è il significato di questo percorso musicale?
«Il 21 giugno compirò 25 anni di carriera e il 70% della scaletta andrà a ritroso nel tempo. Il racconto andrà a finire proprio lì. È una sorta di timeline. A me piacciono i viaggi e vorrei costruire una macchina del tempo. Inizio con Sono un grande perché è il mondo in cui viviamo oggi: possiamo chiamarci grandi, nessuno può negarci il fatto di concederci un complimento e nessuno può dissarci se non di nascosto sui social».
Alcuni si sono lamentati per la scaletta troppo simile tra un tour e l’altro. Cosa risponde?
«Ma perché? A volte dal vivo capita che Beyoncé, Rihanna o Madonna non cantino neanche i loro singoli e stanno tutti zitti. Non capisco perché tutta questa pazienza per gli stranieri e non per gli italiani che si spendono da morire. Cosa volete che canti dal vivo? Canzoni sconosciute? Quando vado al concerto di qualcuno voglio ridere e stare bene. Sono un veicolatore di emozioni. Per me la musica è anche una missione. Da quando sono diventato padre, il live è diventato il momento in cui riesco a togliermi i vestiti sbavati e creare un momento di onestà intima, nuda e cruda con le persone attorno a me. Quell’onestà che non troverei neanche in un club. Anche se in Italia adesso ho qualche difficoltà con la presenza sul palco».
A Sanremo ci andrebbe?
«Il Festival era un po’ dormiente ma Amadeus l’ha riattivato. Ora di fronte alla canzone giusta ci andrei eccome. Finora non mi è ancora capitata tra le mani. Quando Conti mi ha invitato all’Ariston avevo un disco in uscita. Ora, invece, non lo escludo affatto. Anzi mi piacerebbe. Sono più sereno e non mi importerebbe nulla della competizione. Giorgia ci ha insegnato che non essere in top 5 non ha alcun valore. E io non ci starei in top 5 perché non ho i ragazzini che mi votano. L’importante è andare sicuri e col sorriso nel cuore».
Dopo la tournée quale sarà il prossimo capitolo della sua carriera?
«Stiamo producendo il film tratto dal mio romanzo "La felicità in principio". Abbiamo appena finito di scrivere la sceneggiatura ed entreremo in produzione dall’anno prossimo. Il regista sarà Francesco Amato e ora inizieremo a lavorare anche alla scelta del cast. Mi piacerebbe molto poter contare su Riccardo Scamarcio. È un attore credibile, potente e tosto ed è anche un batterista. E nella storia c’è proprio un musicista consumato. Un altro attore che mi piacerebbe avere è Alessandro Borghi».