pop romano
Ultimo annuncia il nuovo album: così lancia il concerto dei record
Ultimo svela il nuovo album. Il cantautore ha postato sui social la copertina col simbolo dell’infinito accompagnata da una didascalia che svela titolo e data di uscita: «Il giorno che aspettavo, il mio nuovo album fuori il 19 giugno». Dopo i singoli «Acquario» e «Questa insensata voglia di te» ci saranno anche «Il giorno che aspettavo», «Qualcosa di bello», «Romantica» «Quando dorme la città», «Io non so», «Cuore di plastica» «Avevamo cent’anni» e «Ci siamo detti tutto». Così l’artista romano scalda l’attesa per «Ultimo 2026 - La favola per sempre», il concerto dei record in programma il 4 luglio a Tor Vergata. Quello che è stato definito «Il Raduno degli Ultimi» è già un capitolo della storia della musica: ha registrato il tutto esaurito con 250 mila biglietti venduti in appena 3 ore, proiettandosi a diventare il live più grande mai tenuto da un singolo artista in Italia. La scelta della data non è casuale ma un richiamo al suo primo stadio Olimpico, «La Favola», tenutosi il 4 luglio 2019. Il mega-evento dell’estate segue il trionfo del tour «Ultimo stadi 2025 - La Favola continua...» che ha registrato il tutto esaurito per 9 date con 7 mesi di anticipo. Un tour che ha permesso all’artista di raggiungere un traguardo storico: con lo spettacolo del 13 luglio 2025 all’Olimpico, è diventato il più giovane di sempre a calcare per 10 volte il palco del tempio della musica romana.
Il suo viaggio parte da lontano. C’è stato un momento preciso in cui la musica italiana ha smesso di vergognarsi dei sentimenti urlati a squarciagola. Quel momento coincide più o meno con l’arrivo dell’album «Pianeti» nel 2017, con i palazzetti riempiti da ragazzini in lacrime e con un ragazzo di San Basilio che, sul palco, sembrava avere sempre mezzo litigio aperto col mondo. Quel ragazzo era Ultimo, all’anagrafe Niccolò Moriconi: faccia da eterno studente, felpa d’ordinanza, pianoforte come arma impropria e un talento naturale nel trasformare il disagio generazionale in cori da stadio.
È partito dalla periferia romana, quella vera. San Basilio non è il set patinato delle fiction alla Suburra: è cemento, autobus persi e la sensazione costante di dover correre il doppio per essere ascoltati. Ultimo cresce lì, studia al Conservatorio Santa Cecilia e, nel frattempo, scrive canzoni che sembrano pagine di diario lasciate aperte sul banco. Non c’è una costruzione da popstar, nessun personaggio glamour. Anzi: più lui appare ruvido, quasi infastidito dalla macchina dello show business, più il pubblico si riconosce in lui.
Quando nel 2018 vince la categoria Nuove Proposte al Festival di Sanremo con «Il ballo delle incertezze», molti pensano di trovarsi solo davanti all’ennesimo bravo cantautore da festival. Due anni dopo, però, i numeri raccontano altro: stadi sold-out, classifiche monopolizzate, milioni di streaming e fan che conoscono ogni parola come fosse una formula sacra. La discografia italiana, che, fino a quel momento, inseguiva solo trap, featuring e tormentoni tropicali, si trova improvvisamente trascinata da uno che sale sul palco al pianoforte e canta la malinconia.
Il punto è proprio questo: Ultimo ha inventato un nuovo modo di essere cantautore popolare. Prima di lui il cantautorato sembrava diviso tra élite da teatro e pop da classifica. Lui ha fuso le due cose. Nei suoi brani convivono Vasco Rossi e la Gen Z, Lucio Dalla e i social, gli stadi rock e le chat digitali. E poi c’è il carattere. Nella musica italiana, spesso addomesticata da uffici stampa e sorrisi fotocopia, Ultimo è arrivato come chi si presenta alla cena elegante in tuta dicendo esattamente quello che pensa. Perché Ultimo funziona anche così: prende le emozioni, evita il filtro diplomatico e le lancia dritte addosso al pubblico.
I fan lo amano per questo. Ai concerti non si assiste a un semplice show: sembra una gigantesca seduta collettiva dove migliaia di persone cantano i propri fallimenti sentimentali come fossero inni calcistici. E lui, dal palco, alimenta il rito col talento. «La musica non salva la vita, ma salva le giornate», ha detto una volta. Forse è il riassunto perfetto del fenomeno Ultimo[TESTO-BASE]. Accanto ai suoi numeri. A soli 30 anni, il suo palmarès vanta 42 stadi all’attivo, per un totale di biglietti venduti di oltre 2 milioni. La sua discografia, composta finora da 6 album inediti e 2 album live, ha collezionato 85 dischi di platino, 19 dischi d’oro, per un totale di oltre 7 milioni di copie vendute con oltre 3 miliardi e mezzo di streaming su Spotify. In un’epoca musicale costruita sull’ironia, lui ha riportato il melodramma. In un mercato ossessionato dalle hit usa-e-getta, lui ha rimesso al centro il pianoforte e le parole. E mentre tutti cercavano il prossimo trend, dalla periferia di Roma arrivava un ragazzo che si faceva chiamare Ultimo e che, ironia della sorte, è finito davanti a tutti.