compleanno
Liza Minnelli, 80 anni da superstar
Life is a cabaret. Scoppiettante, colorata, trascinante come un musical di Broadway. Pura polvere di stelle. Indimenticabile Sally Bowles nel film di Bob Fosse per il quale vinse l’Oscar come miglior attrice. Interprete di «New York, New York» nell’omonima pellicola di Martin Scorsese che divenne icona e inno incontrastato della «città che non dorme mai». D’altronde per la figlia di Judy Garland e Vincente Minnelli (padrino fu Ira Gershwin) il destino era scritto nel Dna.
Poche artiste hanno incarnato l’idea di spettacolo come Liza Minnelli. Non è solo una star: è una categoria a parte, un sistema solare fatto di luci della ribalta, orchestre e applausi che sembrano non finire mai. Liza nasce praticamente sotto i riflettori. Aveva appena 3 anni quando comparve sul set del musical «In the good old summertime» del 1949. Non parlava ancora bene ma aveva già capito dove stava la macchina da presa. Il talento, però, non si eredita come un gioiello di famiglia: bisogna dimostrarlo sul palco. E Liza lo fece subito. A 19 anni conquistò Broadway con il musical «Flora the Red Menace», vincendo il Tony Award come miglior attrice protagonista. Non male come debutto: molti passano una carriera intera inseguendo quel premio, lei lo portò a casa prima di compiere 20 anni.
Ma il vero terremoto arrivò nel 1972 con il film «Cabaret». La sua Sally Bowles diventò immediatamente iconica. Liza trasformò «Life is a cabaret, old chum» in un manifesto di vita. Il regista Bob Fosse era maniacale: provavano i numeri musicali per ore. Minnelli, però, non si lamentava. «Se non sudo, non sto facendo spettacolo», diceva. Quella frase racconta bene la sua filosofia. Sul palco non si risparmia. Chiunque abbia assistito a un suo concerto racconta la stessa cosa: energia pura, quasi elettrica. Piccola di statura ma gigantesca in presenza scenica: sale sul palco e in sala cambia la temperatura.
Uno dei suoi marchi di fabbrica è la passione con cui interpreta le canzoni. Non si limita a cantarle: le vive. Brani come «Maybe this time», «New York, New York» o «Liza with a Z» diventano piccoli monologhi emotivi. In un’intervista disse: «Una canzone è una storia di 3 minuti. Se il pubblico non ci crede, hai perso». Il suo rapporto con i fan è sempre stato diretto, quasi complice. Durante i concerti parla, scherza, racconta aneddoti. Una volta, durante uno show a Las Vegas, si accorse che un riflettore le stava sparando luce negli occhi. Senza perdere il ritmo della canzone disse: «Chi ha acceso il sole?». Il pubblico scoppiò a ridere e lo spettacolo continuò come se fosse tutto scritto nel copione.
La sua carriera attraversa cinema, teatro e musica con la stessa naturalezza ma Broadway resta la sua casa spirituale. Gli addetti ai lavori raccontano che dietro le quinte sia sempre stata una professionista disciplinata: arriva presto, prova tutto e saluta ogni tecnico prima dello spettacolo. Una vecchia regola non scritta dello showbiz dice che lo spettacolo lo fanno soprattutto quelli che non sono sul palco. Liza lo ha sempre saputo.
La sua vita, però, non è stata solo luci e applausi. Ha attraversato momenti difficili, dipendenze da alcol e droghe, problemi di salute e periodi lontani dalle scene. Negli anni ’70 il suo uso di droghe ricreative fu notato perfino da Andy Warhol che, in un diario del 1978, raccontò che Minnelli arrivò a casa di un amico comune e implorò l’ospite di «darle tutte le droghe che aveva». Ma ogni ritorno sul palco ha avuto sempre qualcosa di teatrale, quasi da gran finale: il pubblico si alza in piedi ancor prima della prima nota. Frank Sinatra la chiamava «la migliore entertainer del mondo». E quando Sinatra fa un complimento così, di solito non è per gentilezza.
Oggi compie 80 anni e si è appena raccontata nell’autobiografia intitolata «Io, Liza» in cui rivela luci e ombre della celebrità. Non ha mai separato la vita dallo spettacolo e non l’ha fermata neppure il periodo in cui fu costretta sulla sedia a rotelle. Quando al termine di uno show arriva il momento degli applausi, spesso resta sul palco qualche secondo in più, quasi sorpresa da tanto affetto. Poi sorride, allarga le braccia e sembra dire senza parole che sì, la vita può essere davvero un cabaret. Finché c’è una luce accesa e qualcuno disposto ad ascoltarla. Lo spettacolo continua.