la grande bugia

Intelligenza artificiale e quelli che la vogliono frenare. Ma solo qui, mica in Cina…

Alessandro Greco

Il 9 settembre 2026 un account X quasi muto ha fatto quello che di solito non fanno né un premio Nobel né un amministratore delegato: ha spostato in poche ore laboratori, giornali e Congresso. Jacob Coxon, 27 anni, matematico di Cambridge, tre anni di pretraining tra OpenAI e Anthropic, si era unito ad Anthropic a maggio. L’8-9 settembre si è dimesso. Su X ha scritto che i lab "corrono verso la superintelligenza auto-migliorante e giocano con le nostre vite". Il post ha superato i 160 milioni di visualizzazioni in un lampo. L’account, aperto a gennaio, non aveva una storia pubblica. Elon Musk ha detto che non gli risultava un precedente del genere e ha parlato di "psy-op". Il dettaglio che insospettisce non è il tono apocalittico. È il tempismo. Il Wall Street Journal ha pubblicato l’esclusiva sull’uscita pochi minuti prima del thread. Coxon ha parlato con il giornale, poi ha postato. Ha ammesso di aver scritto il testo con un amico e di aver chiesto a una decina di persone - tra cui il fondatore del gruppo advocacy Encode - di rilanciare. "Proviamo a farlo un po’ virale", ha detto alla CNN. La viralità non è caduta dal cielo. È stata innescata.

 

 

Dentro Anthropic la conferma è arrivata in giornata. Evan Hubinger, responsabile dell’alignment e ancora in azienda, ha scritto che Coxon aveva ragione e che lui personalmente stima sopra il 10 per cento la probabilità che l’IA uccida tutti gli esseri umani entro dieci anni. Nel giro di alcune ore almeno 22 eletti americani hanno quotato lo stesso messaggio: due governatori, sette senatori, tredici deputati, più candidati e due parlamentari britannici. 19 su 22 Democratici. Bernie Sanders: "Mr. Coxon ha ragione. Per questo presto introdurrò una legge per vietare la superintelligenza e mettere in pausa lo sviluppo". La legge, il Ban Artificial Superintelligence Act con il deputato Greg Casar, era già stata annunciata il 3 settembre, una settimana prima. Il pretesto pubblico era l’incursione estiva di agenti OpenAI su Hugging Face, Coxon ha fornito un'occasione migliore. Il 12 settembre, tre giorni dopo, il ceo di Anthropic, Dario Amodei, ha pubblicato il saggio "We Must Pace the Frontier". Non chiede lo stop. Chiede di rallentare il ritmo con cui si alzano le capacità dei modelli, per dare tempo alla safety. Anthropic si impegna per prima ad aprire i sistemi a valutatori terzi con accesso da dipendenti.

 

 

Ricapitoliamo. Un ricercatore, un’intervista concordata, un account vergine, una rete che amplifica, una legge già in vetrina, uno stormo di uffici politici che copia-incolla, un ceo che arriva con la versione soft. Non è la prova di un copione unico scritto a tavolino. È la prova che il messaggio era pronto e che il sistema - lab, nonprofit, stampa, Congresso - sapeva come farlo arrivare ovunque. Ma c’è un problema più grosso del coordinamento tra chi chiede di frenare. La Cina non frena. Pechino non firmerà una pausa perché un ricercatore di San Francisco è diventato virale. I lab cinesi sono stimati pochi mesi dietro gli americani. Un rallentamento unilaterale di Stati Uniti, Europa e alleati sarebbe solo il mondo aperto che si ferma. Lo stesso Amodei, nel saggio in cui chiede di rallentare, avverte che se l’Occidente frena più del vantaggio che ha sulla Cina, Pechino passa avanti, ma ha chiesto comunque di pigiare il freno. Coxon non è un fantasma. Ha lavorato sul pretraining, ha contribuito a GPT-4o. Le paure da estinzione nei lab circolano da anni. Hinton, Leike, lettere interne, Hubinger stesso. Quello che è nuovo non è il contenuto, è la compressione del tempo: dal laboratorio al Titolo I del dibattito pubblico in una notte, e dal dibattito pubblico alla proposta di "rallentare" del principale interessato in settantadue ore. Si può credere che l’IA stia davvero correndo troppo. Si può credere che Anthropic stia facendo marketing della paura in vista di una quotazione da mille miliardi. Le due cose non si escludono. La stranezza, qui, non è che qualcuno abbia urlato. È che tutti fossero già in piedi quando ha urlato. E che l’unico che non si alza sia quello che, se gli altri si fermano, vince.