INNOVAZIONE
Tornano a camminare dopo la paralisi. La tecnica nata in Italia dà speranza a quattro giovani
Affetti da una paralisi per una lesione completa e cronica del midollo spinale, che ha pregiudicato qualsiasi controllo delle gambe, quattro giovani sono tornati ad alzarsi e a camminare con aiuto di deambulatore grazie a una nuova tecnica tutta italiana descritta sulla rivista Med (Cell Press). Questa non richiede impianti cerebrali, sensori esterni o algoritmi di decodifica, ma uno stimolatore midollare disponibile in commercio che viene attivato da piccoli movimenti volontari del torace. Dopo quattro mesi di esercizi, i soggetti presi in esame sono riusciti a salire per le scale e a stare in piedi a lungo aiutandosi con una sola mano, mentre usavano l'altra per piccole attività quotidiane.
Non stiamo parlando di un recupero della capacità di contrarre volontariamente i muscoli delle gambe: quella capacità è rimasta assente in tutti e quattro i partecipanti - ha detto Pietro Mortini, dell'Irccs ospedale San Raffaele e professore ordinario di Neurochirurgia all'Università Vita-Salute San Raffaele, che ha guidato la ricerca con Silvestro Micera, professore di Bioingegneria alla Scuola Superiore Sant'Anna - Abbiamo invece trovato un modo per utilizzare una funzione volontaria preservata, il movimento del tronco, per controllare gli effetti della stimolazione e consentire alla persona di partecipare attivamente alla costruzione del passo". Micera osserva che "dal punto di vista neuroingegneristico, il dato rilevante è che il corpo stesso diventa parte dell'interfaccia di controllo". E aggiunge: "Non abbiamo bisogno di decodificare un segnale cerebrale o di aggiungere sensori esterni: sfruttiamo l'interazione tra un movimento residuo volontario, la biomeccanica del corpo e la stimolazione del sistema nervoso per generare il comando necessario al passo".
Il tutto è stato reso possibile grazie alla nuova tecnica - sperimentata per la prima volta - messa a punto nel laboratorio di neuroprotesi modulari impiantabili (Mine), nato dalla collaborazione tra Università Vita-Salute San Raffaele di Millano e Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, attivo presso l'Irccs ospedale San Raffaele. I pazienti che hanno preso parte alla sperimentazione sono tre uomini e una donna italiani, tutti con meno 35 anni.