Sit-in davanti all’ambasciata iraniana. Gelmini: «La libertà non si impicca»
«La libertà non si impicca». È questo lo slogan della manifestazione organizzata ieri da «Noi Moderati» fuori l’ambasciata iraniana a Roma per tenere alta la memoria su tutte le persone perseguitate dal regime degli Ayatollah. Fra queste, in particolare, le sorelle Taraneh e Romina Rahimi, che dopo mesi di carcere sono state condannate rispettivamente all’impiccagione e alla pena di 25 anni di carcere.
«Abbiamo fatto questo presidio perché in Iran vengono sistematicamente calpestati i diritti umani e le libertà – ha detto a Il Tempo l’onorevole Mariastella Gelmini – solo nel 2025 sono state giustiziate più di 1.500 persone e nel 2026 le esecuzioni sono già oltre 600». Di qui l’appello al rappresentante ufficiale di Teheran affinché cessino le attività criminose e si permetta «di verificare le condizioni dei prigionieri politici». All’evento hanno preso parte tutti i membri del partito di Maurizio Lupi e anche Marco Lombardo di Azione. Assente invece la sinistra dell’arco costituzionale, che «difende i diritti a corrente alternata» e sui Pasdaran «dimentica le attenzioni nei confronti della parità e di altre battaglie». Ed è al fianco dell’Iran che l’asse delle autocrazie, rappresentato in primis da Russia e Cina, agita l’equilibrio internazionale con l’obiettivo di minarne l’integrità. Scenario, questo, che deve spingere l’Occidente a «non rimanere indifferente, a restare unito e pronto a intervenire».
Una battaglia solo apparentemente lontana dalle mura di casa, ma che invece si combatte nel proprio tessuto sociale permeato da fondamentalismo e propaganda. Come dimostrato dai vessilli di Iran ed Hezbollah, oltre ai cori glorificanti verso Hamas, che di fronte Montecitorio sono stati issati in accompagno al corteo contro il ddl antisemitismo indetto da sigle come Amnesty, Anpi e Avs. Un fatto che ha destato diffusa indignazione. «Trovo gravi e infamanti le manifestazioni di protesta contro il DDL sull’antisemitismo, come quella di oggi a Montecitorio, e la campagna che lo presenta come una minaccia alle libertà democratiche – ha commentato Michaela Biancofiore, presidente del Gruppo Civici d’Italia-UDC-Noi Moderati-MAIE-Centro Popolare al Senato - è piuttosto un inno ai valori occidentali, perché “la libertà dell’Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme”. Il diritto di manifestare è sacrosanto, ma dipingere questo provvedimento come uno strumento di censura è una forzatura inaccettabile».
Il quadro è quindi il segno tangibile che la sinistra, per Gelmini, tanto sull’Iran che per altri dossier soffre di grande «confusione in materia geopolitica». E conclude: «È qualcosa di preoccupante perché non è possibile che si confonda la postura che l'Occidente deve avere a difesa della libertà, della centralità della persona, dei diritti umani con realtà come la Repubblica Islamica Iraniana, ma anche Hezbollah, Hamas e tutti i gruppi terroristici».