quarto grado

Pamela Genini, un'immagine satellitare riapre il caso? Scontro tra il sindaco e gli operatori funebri

Ignazio Riccio

Un dettaglio tecnico, quasi marginale, rischia di riscrivere la cronologia della profanazione della tomba di Pamela Genini. È quanto emerge dal servizio mandato in onda da "Quarto Grado", che ha riportato all'attenzione un'immagine satellitare, mai depositata agli atti, che mostrerebbe una bara bianca sul prato del cimitero di Strozza già il 25 ottobre, giorno successivo al funerale. Una data che si scontra con la ricostruzione della Procura di Bergamo, secondo cui la sottrazione della testa sarebbe avvenuta tra il 27 ottobre e il 2 novembre. Proprio il 25 ottobre, secondo quanto dichiarato dai suoi legali, l'unico indagato per il caso, Francesco Dolci, sostiene di trovarsi altrove. "Io, in quell'orario, ero dal veterinario per l'ultima visita di Bianca, la cagnolina di Pamela", avrebbe riferito l'uomo, che resta presunto innocente.

 

 

Al centro della ricostruzione c'è un intervento avvenuto il 27 ottobre, quando due operatori dell'agenzia funebre tornano al cimitero su richiesta del patrigno di Pamela per fissare meglio la lapide provvisoria in plastica, che si muoveva. Sentiti una prima volta dagli inquirenti, i due ne avrebbero parlato solo "genericamente"; è soltanto lo scorso 28 aprile, in un nuovo verbale, che avrebbero aggiunto un particolare rimasto fino ad allora inedito. Uno dei due operatori avrebbe messo a verbale: "C'erano due piccole fessure tra il tappo in cemento e il profilo del loculo […] ho avvisato il sindaco di Strozza che casualmente era proprio al cimitero. Lo stesso mi procurava la schiuma di poliuretano espanso e provvedevamo a chiudere le fessure". Una versione, riporta la trasmissione, confermata "con le stesse identiche parole" dal collega presente quel giorno. Interpellato da "Quarto Grado", lo stesso operatore avrebbe però precisato: "Quando ho tolto il provvisorio ad ottobre c'era quello che doveva esserci, cioè il tappo di cemento sigillato con la schiuma […] non c'era il silicone, c'era la schiuma". Un elemento che, secondo la difesa di Dolci, aprirebbe a un'ipotesi alternativa sulla tempistica della manomissione; la Procura, va ricordato, non ha finora modificato la propria ricostruzione.

 

 

Di segno opposto la versione fornita alla trasmissione dal sindaco di Strozza, Riccardo Cornali, che al momento, sottolinea il servizio, non risulta essere mai stato sentito dagli inquirenti. Interrogato sul punto, il primo cittadino avrebbe categoricamente smentito la ricostruzione degli operatori: "Neanche pochi giorni dopo il funerale sono tornato lì. Non ho fornito schiume. Chi dice queste cose dice balle. Se l’hanno fatto, l'hanno fatto abusivamente, senza chiedere niente". Una netta contraddizione tra le due versioni che, al momento, resta priva di riscontro definitivo e che "Quarto Grado" si è limitata a documentare, senza sciogliere il nodo. Resta dunque aperto - al netto delle verifiche che la Procura di Bergamo dovrà eventualmente disporre - l'interrogativo centrale: se le fessure notate il 27 ottobre fossero già il segno di una prima manomissione del loculo, come ipotizza la difesa di Dolci, o se si sia trattato, come suggerito da uno degli operatori, di una sigillatura "non completata bene bene" in fase di tumulazione. Un tassello che si aggiunge, senza per ora risolverlo, al mistero che dallo scorso marzo circonda la profanazione della tomba della 29enne bergamasca.