VANNACCI
Futuro Nazionale, aperta indagine sui militari membri del partito
La procura militare di Roma ha disposto l'avvio di "accertamenti preliminari" in relazione alla "posizione di appartenenti alle Forze Armate all'interno della struttura organizzativa Futuro Nazionale", il partito fondato dall'ex generale Roberto Vannacci. La decisione arriva dopo l'esposto presentato ieri dal Sindacato dei Militari e l'atto, si legge nella nota, è finalizzato "a sollecitare l'Autorità Giudiziaria Militare affinché accerti la sussistenza di fattispecie incriminatrici a carico di militari in servizio attivo che avrebbero assunto ruoli di vertice e di propaganda all'interno di un movimento politico, in aperta violazione dei doveri fondamentali di fedeltà, neutralità e imparzialità imposti dall'ordinamento militare".
Ma non solo. Un altro esposto-denuncia è stato depositato dal Sindacato che, si legge sul sito, documenta "una serie di convergenze tra i contenuti programmatici di Futuro Nazionale e caratteristiche proprie del fascismo storico". Tra cui "la retorica della superiorità nazionale, la visione gerarchica e non pluralistica della società, la sacralizzazione della figura del “capo” o “vate” come interprete privilegiato della volontà popolare, e la sistematica delegittimazione delle istituzioni di garanzia". Tali elementi, nel loro insieme, configurano ad avviso del Sindacato quel “nucleo dottrinale” rilevante ai fini dell’applicazione della Legge Scelba.
Il segretario generale del Sindacato dei Militari, Luca Marco Cormellini, ha commentato: "Non tollereremo zone d'ombra né ambiguità istituzionali. Abbiamo denunciato fatti precisi, documentati e gravi, che mettono a rischio il prestigio, la neutralità e la credibilità delle Forze Armate della Repubblica Italiana. La nostra non è una critica sindacale di circostanza: è una richiesta formale e irrevocabile di giustizia. Spetta ora alla Magistratura Militare accertare le responsabilità penali di chi ha scelto di confondere il proprio ruolo istituzionale con la militanza politica attiva, strumentalizzando l'uniforme e il grado per finalità di parte. Chi indossa l'uniforme della Repubblica deve rispondere alle sue leggi, non ai programmi di movimenti politici che riteniamo essere incompatibili con i valori costituzionali. Continueremo a vigilare e a tutelare la legalità con ogni strumento a nostra disposizione".
Non è d'accordo Giorgio Carta, legale dell'ex generale Roberto Vannacci, che ha detto: "Nei fatti descritti non è ravvisabile alcuna fattispecie di reato, né comune né militare. L'eventuale questione potrebbe, al più, essere posta sul piano disciplinare, ma non certamente su quello penale, in assenza di una specifica norma incriminatrice". Secondo l'avvocato "nessuna disposizione di legge vieta espressamente a un militare in servizio di assumere un incarico all'interno di un partito politico". Infatti "tale divieto è stato ricavato in via interpretativa dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 5845 del 2017", decisione che Carta sostiene di non condividere e che "non rappresenta neppure l'unico orientamento espresso dalla giurisprudenza amministrativa". Spiega così: "In senso diverso si erano infatti pronunciati, tra gli altri, il TAR Umbria con la sentenza n. 409 del 2011 e il TAR Piemonte con la sentenza n. 1127 del 2016, successivamente riformata dal Consiglio di Stato. In ogni caso, anche volendo seguire l'interpretazione più restrittiva, la sua eventuale violazione non potrebbe costituire illecito penale senza una precisa fattispecie incriminatrice. Siamo pertanto assolutamente sereni e confidiamo che gli accertamenti si concludano rapidamente con l'archiviazione".